Sì unanime della Camera dei Deputati al testo che garantisce e regola l’accesso alle cure palliative e alla terapia anti-dolore per i malati terminali. Ieri mattina Montecitorio ha dato via libera al disegno di legge bipartisan che, stralciato dal testamento biologico, ha avuto un iter molto più breve e semplice oltre che condiviso.
Adesso il testo passa all’esame del Senato. Soddisfatte, una volta tanto, maggioranza e opposizione. Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio garantisce l’«omogeneità» delle strutture su tutto il territorio (oggi dei circa 120 hospice esistenti, la maggior parte è situata al Centro-Nord Italia) e lo stanziamento delle risorse avvenuto già a luglio: 50 milioni di euro subito disponibili e 100 all’anno per il futuro. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella sottolinea la «sensibilità del governo». Nel Pd, canta vittoria Livia Turco, in prima linea sul ddl: «E un testo a cui ci siamo dedicati intensamente e abbiamo conquistato risultati importanti. Una volta tanto su una legge di iniziativa parlamentare il governo non si è messo di mezzo. Speriamo sia un buon viatico per la discussione sul biotestamento». Mentre Paola Binetti nota che la legge «non fa cenno a possibili forme di eutanasia». In Italia sono circa 250mila i malati in fase terminale, di cui 160mila per neoplasie. Il nuovo testo istituisce una rete nazionale di servizi e semplifica l’accesso ai farmaci come oppiacei e cannabinoidi che non saranno più inseriti in un ricettario speciale. Prevede il commissariamento delle regioni inadempienti. Viene disciplinata anche la formazione e l’aggiornamento del personale sanitario specializzato, con specifici percorsi universitari e l’istituzione di master. Infine la legge istituisce uno specifico Osservatorio nazionale permanente, incaricato di redigere un rapporto annuale sull’andamento delle prescrizioni.