Cuffia, tablet e interfaccia Vd pc realizza i nostri pensieri

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Aprire la porta senza alzarsi dalla sedia, accendere la televisione senza schiacciare il tasto del telecomando, esprimere desideri e sensazioni del momento – ho caldo, ho freddo, ho fame – senza parlare. Il tutto grazie a un computer in grado di tradurre il pensiero in azioni.

La "macchina delle meraviglie" si chiama Brindisys e al momento è ancora un prototipo. Frutto del lavoro lungo 15 anni del team di ricerca della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, su finanziamento della Fondazione AriSLA e col contributo dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), rappresenta una speranza di libertà per il futuro, per quanti sono colpiti da una malattia gravemente invalidante come la Sla.

A differenza di altri modelli, Brindisys ha infatti il vantaggio di essere di poco ingombro, facile da usare e soprattutto non invasivo. Qualità fondamentali che permettono anche ai pazienti "locked in", ossia in uno stato avanzato di disabilità in cui non si è in grado di muovere neppure gli occhi, di utilizzarlo per comunicare e agire col pensiero, riconquistando così importanti spazi di autonomia.

Come funziona. Il sistema tutto italiano Brindisys è un insieme hardware e software composto da un tablet, una cuffia con degli elettrodi assolutamente non pericolosi, come quelli per rilevare il battito cardiaco per intenderci, e da un’interfaccia cervello-computer. Il paziente indossa la cuffia con gli elettrodi, a sua volta collegati al computer. Gli elettrodi rilevano i segnali elettrici emessi dal cervello e questi vengono letti e tradotti dal computer in comandi. "Il malato guarda l’interfaccia del computer che si presenta con delle icone e dei pallini", ci spiega Febo Cincotti, coordinatore del progetto, "si concentra sul pallino corrispondente all’icona che rappresenta l’azione voluta e, allora, il sistema rileva il segnale e conferma, potremmo dire ‘clicca’, su quell’icona, dando il via all’esecuzione dell’ordine"

Non è un procedimento immediato né tantomeno rapido. Al momento, infatti, per tradurre il pensiero in azione, occorrono circa dieci secondi per ogni comando. Nonostante tutto, però, i vantaggi sono evidenti, e si riesce a far riprodurre al computer una frase pre-impostata, comporre frasi nuove selezionando lettera per lettera, eseguire delle azioni come aprire la porta, spegnere la luce o anche attivare un sistema di allarme se succede qualcosa e si è soli in casa.

"Il sistema è del tutto non invasivo", dice Cincotti: "Il cuore è il tablet, che associa una semantica al segnale inviato dall’interfaccia e produce dei comandi, mentre la cuffia non ha vibrazioni o altro; al massimo potrà fare un po’ caldo d’estate ma serve a tenere fermi gli elettrodi, ossia i rilevatori di segnali". A livello tecnologico, l’innovazione prodotta dal team di Cincotti e dai suoi partner, tra i quali l’Università La Sapienza di Roma e l’Università Magna Grecia di Catanzaro, è stata riuscire ad introdurre gli algoritmi direttamente su un dispositivo hardware, le reti di transistor che possono essere gestite con una velocità superiore a quelle dei normali processori. "Dettagli tecnici a parte", dice Cincotti, "il nostro scopo è creare un hardware utilizzabile dai malati nelle vita di tutti i giorni".
 

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