di test. Si tratta di colloqui con gli psicologi, e non sono banali: li passano, di norma, solo il 40% dei richiedenti. Sorpassato l`esame, l`aspirante suicida può fissare un appuntamento. E dopo due giorni trascorsi a stretto contatto con lo staff, si procede con l`operazione. «La cosa essenziale è che il paziente abbia una malattia irreversibile e clinicamente accertata», ha spiegato Emilio Coveri di Exit Italia, associazione a favore dell`eutanasia a cui anche Pietro D`Amico era iscritto, dal 2007. «Una persona con una depressione irreversibile, così come un malato terminale di cancro, hanno il diritto di porre fine alla propria esistenza in modo dignitoso» continua Coveri, che con la sua associazione, unitamente ai Radicali e all`Unione atei agnostici razionalisti, ha raccolto circa 6 mila firme per introdurre in Italia l`eutanasia e il suicidio assistito. «A D`Amico abbiamo fornito le informazioni necessarie sulle pratiche e le offerte delle associazioni svizzere, e questo nonostante l`avversione e l`ostilità dei familiari», ha concluso. Non c`è solo la SviZzera, beninteso. Il suicidio assistito è legale in Colombia e negli Stati americani dell`Oregon, di Washington e del Montana. E, per stare in Europa, anche in Belgio, Lussemburgo e Olanda. Ma solo le cliniche della Confederazione offrono il servizio anche a cittadini stranieri. La Svizzera, d`altronde, ha un tasso altissimo di suicidi (in media 1.400 all`anno, il 2,2% del totale dei decessi), il più alto al mondo con arma da fuoco. Morire, si può dire con un po` di cinismo, è una specialità, come gli orologi e il cioccolato. Eppure le cliniche svizzere lavorano soprattutto con gli stranieri. Su un totale di 1.138 persone assistite negli anni alla Dignitas di Forch, vicino a Zurigo, 118 venivano dalla Svizzera, 592 dalla Germania, 102 dalla Francia, 19 dall`Italia, 18 addirittura dagli Stati Uniti. E dire che il servizio, per uno svizzero, costa quasi la metà che per uno straniero. «I residenti non devono sostenere costi burocratici, di viaggio e di pernottamento», ha concesso Jean-Emmanuel Strasser, medico di Exit-Suisse romande. Per avere un servizio a domicilio i residenti devono versare una quota annuale di 40 euro destinata alle associazioni che gestiscono le cliniche. In questo caso, il personale medico si limita a fornire i farmaci che condurranno al sonno eterno: un composto chimico con un barbiturico e un potentissimo sonnifero. In 5 minuti, senza dolore, arriva l`arresto cardiaco. Nella migliore tradizione svizzera le associazionie e le cliniche garantiscono agli iscritti la massima segretezza. Anche la dottoressa Erika Preisig rispetta la prassi, come richiesto da D`Amico: «Gli ho promesso che non avrei parlato con i giornalisti, ma solo con i suoi familiari, una volta conclusa l`operazione». Ma una cosa da dire, il medico, ce l`ha e suona un po` come un messaggio promozionale: «Dove non ci sono altri mezzi per migliorare le condizioni di vita del paziente, meglio il suicidio assistito, nel modo più tempestivo possibile».
Come si muore, e volentieri, a pagamento, nelle cliniche svizzere

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.