La vita va difesa «dal concepimento alla morte naturale». Benedetto XVI ha rimesso in primo piano la lotta della Chiesa all’aborto, argomento che sta caratterizzando la fase finale della campagna elettorale perle regionali dopo l’appello (in parte smorzato) della Cei a sostegno dei candidati che mettono la difesa della vita in primo piano. Naturalmente il messaggio del Papa travalica i confini dell’Italia, male sue parole comunque suonano chiare a sostegno («con tutto il cuore» ha riaffermato) di «coloro che intraprendono diverse iniziative a favore del rispetto per la vita e per la promozione della nuova sensibilità sociale» .
Parole scandite all’udienza generale durante i saluti in lingua polacca, ma che hanno raggiunto subito il circuito mediatico politico italiano. «Il mistero dell’incarnazione svela il particolare valore e la dignità della persona umana. Dio ci ha dato questo dono e lo ha santificato, quando il figlio si è fatto uomo ed è nato da Maria. Bisogna salvaguardare questo dono-ha proseguito – dal concepimento fino alla morte naturale». Ma ieri era evidentemente il momento per rimettere in fila i valori non negoziabili, a cui appartiene anche la famiglia: Ratzinger (nel giorno in cui la Consulta ha rinviato ogni decisione sulle "nozze gay" a dopo Pasqua) ha esortato «a scoprire la grandezza e la bellezza del matrimonio nel quale la relazione tra l’uomo e la donna riflette l’amore divino in maniera del tutto speciale».
Intanto prosegue il lavoro del consiglio Cei, da dove è scaturito il dibattito bioetico pre-elettorale: lunedì il presidente, cardinale Angelo Bagnasco, aveva detto che la difesa della vita viene prima dei temi sociali, mentre il giorno successivo aveva rimodulato le posizioni, segnalando tra l’altro possibili frizioni con la Santa Sede, sempre molto cauta sui temi che possono influire sulla politica italiana. Qualche piccola scintilla si è registrata in un’editoriale di Avvenire dal titolo «La fede non si misura con il bilancino della sociologia» dove ha criticato un po’ la scelta di martedì dell’Osservatore Romano di ripubblicare in prima pagina l’editoriale di Galli della Loggia (apparso domenica sul Corriere della Sera) con il titolo «Quando l’illuminismo diventa chiacchiera da bar». Punzecchiature raffinate che, tuttavia, segnalano come dopo un’azione decisa ora prevalga la prudenza. E forse è dettato dalla cautela il quasi certo spostamento da domani a martedì prossimo della conferenza stampa del segretario generale Cei, Mariano Crociata, sui lavori del consiglio permanente: nuove dichiarazioni alla vigilia del voto avrebbero potuto innescare rinnovate polemiche.
Nell’arena politica non mane ano comunque nuove prese di posizione: il leader della Lega, Umberto Bossi, intervistato da SkyTg24 ha detto che Emma Bonino – indicata come uno dei bersagli di Bagnasco – «è un’estremista abortista, e quindi è normale che la Cei sia preoccupata». Ma la Bonino non si scandalizza e dichiara di non sapere se l’intervento della Cei alla fine potrà darle un beneficio ma sulla legge 194 «la mia posizione è la stessa della Polverini, che non ha cambiato idea: ha detto che questa è una legge di libertà e civiltà». Pierluigi Bersani, segretario Pd, ha poi affermato che gli interventi della Chiesa alla vigilia delle regionali non sono invasione di campo: il primo intervento di Bagnasco tuttavia «è stato un po’ squilibrato».
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