Ci sono anche buone notizie. Una bellissima apre il cuore alla speranza. Ora si sa molto di più sulla SLA, la terribile malattia che ha colpito Borgonovo e negli anni molti altri calciatori. Ma una prima cosa si può dire con ragionevole certezza: la SIA non è una malattia del calcio. Non è il calcio che la causa, che la provoca. Quando non è familiare, i fattori ambientali, come i traumi o il doping, come alcune attività lavorative o lo stesso calcio probabilmente ne anticipano i tempi, l’aiutano a farsi strada. Ma non ne sono la causa diretta. Insomma, per chi gioca al calcio c’è qualche rischio in più, come, per esempio, per i fabbri, i soldati in guerra, i veterinari o chi è a contatto con pesticidi e solventi. Seconda certezza che si delinea ormai in modo chiaro: è una malattia di origine genetica. Questo è il risultato di grande importanza ottenuto dalla Commissione Scientifica che, nel 2007, il presidente Abete ha creato in federcalcio, dopo l’allarme, giustificato e forte, diffusosi tra i calciatori. La Commissione Scientifica è composta dal prof. Chio, che per primo aveva segnalato i rischi per i calciatori; dal prof. Sabatelli, coordinatore del Gruppo di studio sulla SIA in Italia; dal prof. Melazzini, studioso in rappresentanza dei malati; dal prof. Volpi, dell’AIC; dal prof. Paolo Zeppilli, cardiologo di fama, che ha il ruolo di coordinatore. Stabilire che l’origine della malattia è di natura genetica è stato un passo fondamentale, la scoperta ora apre nuove strade di ricerca e promette ulteriori progressi. Il prof. Zeppilli spiega come si è arrivati. .All’inizio non si è mai pensato ad una causa genetica, quanto piuttosto a quella ambientale. Si supponeva che in certe condizioni, alcune cellule si ammalassero, come è successo, per esempio, per molti soldati in guerra. Il prof. Chiò ha avuto il merito di segnalare come, pur rimanendo rara, la SLA sia più frequente tra i calciatori Chi gioca al calcio corre sei volte di più il rischio di ammalarsi,. NON E’ LA CAUSA – La Commissione della Figc è nata proprio per studiare questo legame stretto e allarmante tra il calcio e la SLA. Sono stati stanziati 450mila euro per finanziare la ricerca. ‘Siamo partiti da alcune considerazioni. Su un milione di calciatori, per fortuna, solo pochissimi si sono ammalati E il prof. Sabatelli ha verificato che su 1250 pazienti di cui si è occupato, solo 50 sono risultati atleti, 10 calciatori Dunque, il calcio probabilmente accelera certi processi, ma non è la causa. Le ricerche che abbiamo finanziato hanno accertato infatti che in presenza di geni di "suscettibilità", diciamo difettosi, si è predisposti per questa malattia. Il prof Traynor, uno dei maggiori studiosi al mondo, ha poi scoperto, grazie ad una ricerca commissionata dalla nostra Commissione Scientifica, il gene C90RF72, che causa il settanta per cento dei casi di SLA familiare e oltre un terzo di quella sporadica, tanto che non vi è più distinzione tra le due forme. SPERIMENTAZIONE – Questa scoperta porta a prospettive incoraggianti..Ora si può partire con la sperimentazione su animali Si possono cioè fabbricare" animali con questo difetto genetico, per poi studiare i meccanismi, le cause che portano alla degenerazione dei motoneuroni. Questa sperimentazione partir() subito su topi e vermi.. Che tempi si prospettano, dopo questa scoperta decisiva? Sarà possibile sconfiggere la SLA? Il prof. Zeppilli è cauto, ma ottimista. “La professoressa Bendotti e il prof. Garattini hanno giù presentato un progetto per realizzare un topo con il gene malato C9ORF72, è la premessa per poi trovare farmaci o terapie che rallentino o blocchino la malattia. Penso che entro cinque anni saremo in grado di contrastare la SLA”
NUOVA COMMISSIONE – Intanto la Federcalcio ha creato un’altra commissione che dovrà studiare forme di prevenzione ancora più efficaci, dopo la morte di Piermario Morosini (sembra per una miocardite non risultata ai controlli). Zeppilli ribadisce: “Ho detto più volte che in Italia la medicina dello sport e la cardiologia sportiva sono all’avanguardia. I controlli ci sono e sui calciatori professionisti sono ancora più stringenti Però vogliamo fare di più. Alcune patologie come la cardiopatia ipertrofica, la cardiopatia aritmogena e le malattie elettriche del cuore, sono conosciute e i medici sportivi le rilevano da un semplice elettrocardiogramma. Ma purtroppo ci sono altre malattie cardiache subdole, di difficile esplorazione: la miocardite, una infiammazione del cuore dovuta ad infezione virale, anche ad una banale influenza; l’origine anomala delle arterie coronarie, tipica degli atleti più giovani; infine, l’aterosclerosi coronarica precoce. Queste tre patologie non hanno sintomi e purtroppo provocano aritmie mortali”.