Cellule staminali, più privati e meno burocrazia

Edoardo Narduzzi

cellule staminaliQuello delle cellule staminali è un nuovo episodio di come la burocrazia faccia di tutto per rallentare l`innovazione in Italia Certo la materia è dibattuta, ma il resto d’Europa si muove quasi all`unisono mentre da noi i divieti la fanno da padrone. Perché? Per capirlo occorre risalire alle origini. Le cellule staminali sono state inizialmente utilizzate per terapie nell`ambito dell`ematologia (in Francia nel 1988) e quindi la materia si è sviluppata ed è stata affidata agli ematologi

Successivamente, però, le applicazioni terapeutiche si sono allargate a numerose altre patologie, dando il via a un nuovo filone di «medicina rigenerativa», nell`ambito del quale il ruolo dell`ematologia è solo uno dei possibili utilizzi Parallelamente, con un provvedimento del Ministro Sirchia (un ematologa), nel 2003 in Italia si è istituito il divieto della istituzione di banche private per la conservazione delle cellule staminali ed è stato introdotto un monopolio a favore delle biobanche pubbliche perla conservazione dei campioni dedicati alla donazione (eterologhi) mentre la conservazione di quelli autologhi è stata sottoposta a una procedura ministeriale autorizzativa a dir poco burocratica, finalizzata soprattutto a limitare il fenomeno. Perché solo le banche pubbliche, con le note inefficienze, e non anche soggetti privati regolamentati e controllati dal Ministero? Nel frattempo, dato lo sviluppo di ulteriori applicazioni terapeutiche delle cellule staminali, si è mossa l` Europa Nel 2004 viene emanata la direttiva 2004/23/Ce, che sottrae le cellule staminali dalla normativa sul sangue per inserirle in quella delle cellule e tessuti In Italia, però, la direttiva europea è recepita stravolgendone il contenuto, inserendo la materia ancora una volta nella normativa sul sangue (legge n219/2005). Oggi la situazione antimercato pare sfuggita di mano. Nel mondo ci sono circa 120 banche pubbliche, delle quali ben 20 in Italia Ogni banca pubblica che cede un campione ottenuto gratuitamente per terapie ottiene un rimborso spese di circa 17.500 euro, quando le imprese private che offrono ai clienti nazionali questo servizio dall`estero fanno pagare importi compresi tra 2 mila e 3 mila euro. I consumatori così pagano due volte: con le tasse e con un servizio non adeguato. In Italia ci sono cura 550.000 parti annui La capacità di gestione delle banche pubbliche per coprire il fabbisogno dell`intera popolazione nazionale è pari all`incirca a 60 mila ulteriori campioni da conservare. Vi è un problema di fondi pubblici per la sanità e la ricerca ed è quindi impensabile ipotizzare di allocare un budget di spesa crescente alle biobanche pubbliche. Cosa fare con tutti i campioni eccedenti la capacità di stoccaggio delle banche pubbliche? I privati regolamentati potrebbero essere una giusta risposta Da ultimo, una considerazione di buon senso. Si è costantemente alla ricerca di risparmi nella sanità pubblica e si pongono ticket ed altri metodi di razionamento della prestazione. In questa situazione, se un privato decide di fare a proprie spese una cosa (la conservazione delle cellule sterminali del proprio bambino) che potrà poi, eventualmente, avvantaggiare anche la sanità pubblica con la successiva possibilità di utilizzo terapeutico, è disincentivato e ostacolato. Un governo a matrice liberale come quello Berlusconi non può riservare alla gestione di un monopolio pubblico poco efficiente una tematica tanto innovativa perle possibili cure del futuro.

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