Comunicato Stampa del 20-02-2012
Primo anniversario.
Mentre le indagini sugli esposti di cittadini ammalatisi dopo bagni in mare continuano la politica riminese resta a guardare e non attua le indicazioni della legge 116/2008 in materia di balneazione e partecipazione.
Dal febbraio 2011 è stato richiesto con convegno pubblico (promosso dalla Associazione Luca Coscioni nucleo Rimini e con la partecipazione Associazione Medici per l’Ambiente) l’attivazione di un tavolo partecipato che prevede che siano coinvolti cittadini e associazioni, accanto alle istituzioni, nelle decisioni riguardanti la balneazione e la salute. Due anni sono passati dal primo esposto alla procura che il nostro servizio di Soccorso Civile ha inoltrato nel 2010; oggi sono numerose le rivendicazioni seguite da altri cittadini che si dichiarano vittime dell’inquinamento del mare. L’appello alle istituzioni riminese ” Acque di balneazione, salute, informazione, azioni” oggi compie il primo compleanno.
L’appello ha ricevuto la disponibilità dall’Usl nelle vesti del dot. Toni e da Arpa nelle vesti del dott. Stambazzi che hanno risposto con lettera congiunta e controfirmata. Abbiamo incontrato l’assessore provinciale Sabba e gli assessori comunali Visintin e Sadegholvaad. Tutti ci hanno dichiarato disponibilità e urgenza sulla questione e sulla istituzione del tavolo. Abbiamo poi continuato a stimolare successivamente le istituzioni con continue richieste di incontri e azioni. Ma da parte della provincia e del comune non vi è stata azione che abbia dato seguito alla istituzione di questo tavolo partecipato più volte sollecitato e da più parti richiesto.
L’impressione che si ricava al primo anniversario della iniziativa “Balneazione a rischio salute” è che non vi sia comunione di intenti fra le istituzioni politiche e quelle sanitarie e tecniche. Le prime hanno un atteggiamento attendista e rimandatario, mentre le seconde hanno ormai maturato una piena coscienza delle emergenza salute e ambientale in cui vive il nostro mare e le persone che in esso vi si bagnano.
Rinnoviamo pubblicamente le necessità di istituire questo tavolo con le istituzioni comunali, sanitari e di controllo e con le associazioni e cittadini promotori dell’appello Salute e Balneazione del febbraio 2011.
Mancando questa possibilità di interlocuzione ci dovremmo rassegnare ad avere come unico strumento quello giudiziario, supplente alla politica, a cui forzatamente dovremo rivolgere le nostre istanze per ottenere quanto di diritto spetta alla cittadinanza. La politica del nostro comune e provincia su questo tema sembra incapace di ascoltare e garantire la collettività. Il nostro servizio di Soccorso Civile continuerà nella sua iniziativa di dialogo con le istituzione e di assistenza a quanti hanno bisogno di rivendicare il loro diritto alla salute oggi negato nella nostra città.
Dott. Ivan Innocenti
Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni
Rassegna Stampa








Corriere Romagna
INCHIESTA SUGLI SCARICHI A MARE
Sono le schede cliniche di piccoli pazienti passati dal pronto soccorso pediatrico tra maggio e agosto dello scorso anno
Fogne, 56 ricoveri di bambini sotto la lente
La Finanza ha effettuato il sequestro di cartelle cliniche all’ospedale Infermi
di Patrizia M. Lancellotti
RIMINI. Sono 56 i ricoveri in osservazione al pronto soccorso pediatrico che potrebbero essere riconducibili a infezioni da colibatteri dovute agli scarichi fognari a mare.
Ieri gli uomini del Roar, il reparto operativo aeronavale della guardia di finanza, hanno sequestrato 56 cartelle cliniche presso il pronto soccorso pediatrico dell’Infermi dove i piccoli pazienti sono stati visitati per diverse patologie infettive e success i v a m e n t e mon itor ati per almeno 24 ore.
Il sequestro nasce proprio dalla relazione che il dottor Francesco Toni (direttore del Dipartimento di salute pubblica dell’Ausl riminese), incaricato dalla procura, ha effettuato sul caso nato da un esposto del padre di una bambina di un anno e mezzo, ricoverata per una patologia alle vie respiratorie dopo avere fatto il bagno nel tratto di mare antistante lo sfioratore Turchetta, a Viserba, il 9 luglio dello scorso anno. Il dottor Toni ha evidenziato una compatibilità tra la malattia della piccola e i germi provenienti dallo scarico fognario, aperto proprio in quei giorni, a causa di eccessiva pioggia.
Il giorno dopo il bagno in mare la bambina, in preda a una febbre convulsiva, venne soccorsa in ambulanza e portata d’urgenza in ospedale: durante il trasporto ebbe addirittura una momentanea perdita di coscienza. Poi, fortunatamente, una volta ricoverata e sottoposta alle terapie del caso, la piccina si riprese nel giro di qualche giorno. Un caso che ha fatto nascere la necessità di verificare se, durante i giorni di apertura degli sfioratori a mare da maggio ad agosto scorsi, altri bambini possano essere stati infettati. Si è partiti analizzando 300 casi, arrivando ai 56 la c u i d o c um e n t az i o n e è s t a t a s eq u e s t r a t a , t e n e n d o conto innanzitutto dei giorni di effettivo sversamento in mare delle fogne (fino a 3-4 giorni dopo la chiusura della paratia) e del tipo di patologie subite dai bambini. Da una prima sommaria analisi si è già notato come ci siano diversi casi di ricoveri in pronto soccorso a maggio, nei giorni di apertura degli scarichi.
U n a v o l t a accertata la po ss ibi li tà che i sintomi dei bambini siano compatibili con quelli da infezione da colibatteri, i finanzieri dovranno contattare uno ad uno le famiglie per verificare se in quei giorni abbiamo fatto il bagno in mare e a che altezza. Un’indagine lunga e non semplice per accertare eventuali responsabilità di lesioni personali colpose, epidemia colposa (bastano 3 casi accertati), e delitti contro la salute pubblica.