
Andrea Soldi doveva essere tutelato. Andrea Soldi era considerato bisognoso d’aiuto. Andrea Soldi doveva ricevere l’assistenza terapeutica migliore per le sue condizioni. E invece Andrea Soldi è morto. È morto in un pomeriggio di inizio agosto quando tre agenti della polizia municipale di Torino e uno psichiatra della Asl che lo teneva sotto controllo medico, sono andati a prelevarlo di forza dalla panchina di piazza Umbria dove trascorreva buona parte delle sue giornate.
Ad Andrea era destinato un trattamento sanitario obbligatorio che, secondo la legge Basaglia del 1978, sarebbe dovuto consistere in una procedura esclusivamente finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza del paziente, a differenza della normativa precedente del 1904, il ricovero coatto, improntato invece al concetto di pericolosità per sè e per gli altri. Che poi, alla fine, sono stati gli altri ad essere pericolosi per lui e non viceversa.
Andrea Soldi, l’uomo che morì due volte, perse la sua prima vita nel dicembre del 1990, quando la schizofrenia irruppe, senza nemmeno il garbo di un preavviso, nella sua stanza di giovane militare di leva: aveva 19 anni. La schizofrenia non entra in punta di piedi; invade la testa come un pezzo di musica elettronica a tutto volume che non c’è modo di stoppare; occupa i territori cerebrali, privandoli della loro autonomia e destinandoli a colonie del grande impero psicopatologico. Allucinazioni uditive, deliri paranoidi, la schizofrenia (dal greco schizo, diviso, e phren, cervello) separa la mente dalla realtà e impedisce alla persona di riconoscere cosa sia reale e cosa no; le visioni possono essere estremamente minacciose e coesistere con esse vuol dire per il malato reinventarsi faticosamente un modo di stare al mondo.
Andrea la notte se ne stava fuori casa, beveva acqua e fumava sigarette ai tavolini dei bar perché la paura di stare da solo al buio con quei fantasmi che gli abitavano la testa era troppo forte; aspettava le prime luci dell’alba per tornarsene nella sua casetta, dove metteva sempre tutto rigorosamente in ordine, e potersi finalmente addormentare un po’. Non era uno sbandato, un barbone, un tossico, un violento: era semplicemente malato. Ma la malattia mentale è una malattia di serie B, così è percepita dal senso comune, come se fosse una colpa, il frutto di un peccato ereditario, “una cosa che se ce l’hai un po’ te la sei cercata”. L’idea che si possano vedere i propri parenti sotto forma di animali (Andrea raccontò in un momento di lucidità, tra le lacrime, alla sorella Cristina di vederla come una mangusta) senza essersi macchiati di qualche terribile delitto è troppo angosciosa per la collettività: si fa fatica a provare compassione per la variabile folle che rischia di minacciare il nostro ordine precario .
Ed è questa diffidenza a priori che, portata alle estreme conseguenze, rischia di tradursi in un trattamento che è sì obbligatorio, ma che invece di essere sanitario e assistenziale, diventa spesso violento, coercitivo, brutale, se non addirittura letale. L’utilizzo delle forze dell’ordine (non appositamente formate) per l’applicazione del Tso, questione attualmente controversa, sta finendo per suggellare quel deviato sentire comune che percepisce il malato come un pericolo da eliminare: una procedura che dovrebbe difendere i diritti del malato come individuo finisce col trasformarsi in un fermo di polizia.
I “matti” sono clandestini del pianeta terra, ma quello che allarma di più è che, anche dopo averli identificati, non esistono paesi in cui si possa rimandarli indietro. I tre agenti della polizia municipale che hanno stretto il collo di Andrea fino a rischiare di soffocarlo hanno compiuto una sorta di cattura nei confronti di un uomo “colpevole” dei reati di apatia e di scarsa igiene personale. Gli schizofrenici spesso sono convinti che gli altri complottino per far loro del male: la cosa più triste è che troppe volte hanno ragione.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.