Amianto, strategia in quattro fasi

Corriere della Sera
Paolo Marelli

«Non basta parlare di bonifica e smaltimento. Prima ci sono due interrogativi senza risposta da troppi anni: quanto amianto c’è? Ma soprattutto dov’è? In Lombardia non c’è un censimento preciso, non c’è una mappa dettagliata. Eppure quelle polveri velenose non smettono di uccidere». Aggiunge Damiano Di Simine, presidente lombardo di Legambiente, tra le parti civili al processo stamane al via: «Serve una strategia coordinata fra Regione, Province e Comuni». A vent’anni dalla messa al bando dell’amianto in Italia, le Asl hanno conteggiato in Lombardia 55.712 edifici pubblici e privati, nei quali è stata segnalata la presenza di questo materiale tossico. L’Arpa, nell’ambito del Pral (Piano regionale amianto Lombardia), grazie a una serie di fotografie aeree, ha stimato una quantità di 3,5 milioni di tonnellate. «Ma è una cifra al ribasso — osserva Di Simine. — Riguarda solo i tetti. L’amianto è stato usato ovunque — tubature, vani ascensori, treni, caldaie — nelle case e nelle fabbriche». Quanto amianto c’è davvero nella nostra regione? «Ipotizziamo il 100% in più di quei 3,5 milioni di tonnellate. Ma si tratta sempre di stime. Soltanto la provincia di Pavia possiede dei dati comune per comune.

E lì, solo per l’eternit, siamo a 350 mila metri cubi da smaltire», spiega il Giuseppe Villani, consigliere regionale del Pd e primo firmatario di una nuova legge contro le fibre killer, che «dovrebbe essere approvata entro fine 2012». Il provvedimento ha quattro punti principali. Il primo è sanitario: informazione e prevenzione («Vorremmo aprire degli sportelli anti amianto tutte le Asl»), ma soprattutto assistenza ai malati di mesotelioma, il cancro causato dalle polveri che ha già colpito 2.467 lombardi. Il secondo è ambientale. «Se finora si è smaltito appena il 10% del materiale tossico, l’obiettivo è bonificare l’intera regione nei prossimi 10-15 anni», rimarca Villani, che tocca anche un punto nevralgico della futura legge: «La Lombardia dovrà essere autosufficiente nello smaltimento, senza più spedirlo in Germania come avviene adesso. Ma soprattutto dovranno esserlo le province, cioè ognuna dovrà avere la sua discarica per l’amianto. E, in questa partita, gli enti locali dovranno dimostrare una nuova cultura ecologica». «Dobbiamo puntare al federalismo dei rifiuti — incalza Daniele Belotti, assessore regionale al Territorio —. Servono impianti a chilometro zero». Il terzo capitolo è economico. Spiega Villani: «Servono gli incentivi. Per esempio: una defiscalizzazione per i privati che rimuovono l’eternit. Le tariffe per lo smaltimento sono troppo alte: sui 20 euro al metro quadrato. Mentre da Roma devono arrivare i fondi per gli edifici pubblici». L’ultimo punto riguarda i siti più inquinati: «In testa Broni, poi il petrolchimico di Mantova e le aree industriali dismesse di Sesto San Giovanni. Ma anche qui, servono circa 8o milioni di euro. E lo Stato non può lasciarci soli».