Alla (bella) mostra sulla pittura inglese del XVIII secolo (“British Painting and the Rise of Modernity”) allestita fino a pochi giorni fa al Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra, era naturalmente presente, con Reynolds, Turner, Constable, Gainsborough e alcuni mirabili acquarellisti, il grande Hogarth. Accanto ad altre sue opere, si potevano ammirare quattro incisioni, dal caratteristico taglio grottesco-satirico, che rappresentano altrettanti momenti di una competizione elettorale. Siamo nel pieno della campagna del 1754 per l`elezione di un membro del Parlamento nell’Oxfordshire. Le stesse identiche scene le ritroviamo anche in quattro dipinti dello stesso artista (su due piedi non saprei dire se le incisioni precedono o seguono i quadri, ma ai fini del mio discorso la cosa non ha importanza). Nella prima incisione (“An Election Entertainment”), una piccola folla gavazza allegramente attorno al candidato, seduto a un grande tavolo imbandito, con musicanti e birra a volontà; nella seconda (“Canvassing for Votes”) il candidato, per strada, si dà un gran daffare per convincere presenti e passhti a votare per lui; nella terza (“The Polling”) siamo al seggio elettorale; nella quarta (“Chairing the Member”) è messa a fuoco la gioia della vittoria, con l’eletto (un Tory) portato a spalla, su una specie di palanchino, dai suoi supporter. Le figurine che popolano le incisioni sono per lo più malvestite, con volti popolareschi, mescolate con storpi, mendicanti, bestie e, forse, puttane. Dietro, nello sfondo, si intravede gente che tracanna birra… Insomma, un ambiente un po’ torbido che probabilmente è però unico nel panomara sociopolitico europeo dell`epoca: immagino che in nessun altro paese del continente fosse dato assistere a un`analoga saga elettorale, diretta, immediata, vissuta fin dal popolino minuto, con partecipazione di ceti sociali diversi. Probabilmente, in quelle elezioni c`era poco di “democratico” (e Hogarth fa appunto il moralista, il critico sociale…) come oggi lo intendiamo, erano inquinate da spicciola o grande corruzione, tutto un do ut des, un voto di scambio malandrino e straccione. Allora, prima della grande riforma elettorale del 1832, non c`era il voto segreto, l’illegalità era palese e persino sfacciata. E tuttavia fa impressione avvertire come quei candidati e i loro elettori fossero vicini fino al contatto fisico, con una comunicazione tra di loro diretta, spontanea, irresistibile. Se non vado errato (non sono uno specialista…) era già quello che viene definito il sistema elettorale “uninominale secco all`inglese”. Questo contatto “fisico”, segnò buona parte dello sviluppo dei sistemi elettorali così come si sono gradatamente diffusi nelle democrazie occidentali. Nel tempo, sicuramente, sono stati escogitati sistemi e meccanismi elettorali più garantiti, controllati, trasparenti, meno inquinati e corrotti. Ma quello che importava, che rendeva e che ha reso a lungo ineguagliato il meccanismo inglese e ogni altro che rispettasse certe condizioni minime è stata la diretta partecipazione popolare e il contatto tra elettore ed eletto. La “constituency” inglese, la circoscrizione, venne man mano meglio individuata come l`ambito adeguato a che il candidato potesse essere conosciuto direttamente dal suo elettorato. Prendeva corpo, diventava fisicamente percepibile il concetto stesso di “rappresentanza”: l`elettore diventava quasi familiare con il suo eletto, ne conosceva pregi e difetti e quegli cercava di soddisfaré le sue richieste ed esigenze. Così, accanto alle tradizionali élite di potere, quelle che si coagulavano per casta, per censo, per rappresentatività sociale, si formava una fetta di élite che trovava la sua legittimità da questa “simbiosi” con le masse popolari, venutesi gradatamente allargandosi, con l`ampliamento della base elettorale fino al voto universale. Era una élite molto spesso all`opposizione, comunque sempre “alternative alle altre, in un bilanciamento di poteri e di valori essenziale per definire il concetto stesso di democrazia (anche nella dialettica, poi sviluppatasi, tra la democrazia e il liberalismo “tocquevilliano”, più o meno socialmente conservatore). Cosa resta di questi meccanismi originari di ogni ben concepita democrazia? Cosa resta nei sistemi che si sono via via succeduti accantonando il sistema anglosassone, da quelli proporzionalisti con i loro candidati messi in lista dai grandi partiti di massa e solo indirettamente vicini al corpo elettorale grazie alle preferenze fino agli attuali parlamenti dei cosiddetti “nominati”, inseriti in blocchi indicati dalle burocrazie di partiti (già loro stesse elettoralmente distanti dal corpo elettorale) e immodificabili, senza la possibilità, per l`elettore, di dare una indicazione qualsiasi? A queste elezioni ci si presenta selezionati dagli incontrollati filtri dei mass media, in particolare della tv. L’elettore, in questi sistemi, è un passivo spettatore. Cosa resta dell`antico contatto tra elettore e candidato, anche nella parodia degli streaming, dei blog, dei social network, partecipati da una minima parte del corpo elettorale, sia pure la più dinamica e combattiva (o solamente protestataria). Cosa resterà dell`antica visione di Hogarth nel Senato che sta uscendo dai conciliabili e do ut des tra partiti, coalizioni, convenzioni (sempre “ad excludendum”) come Senato, addirittura, di non-eletti, ma nominati di secondo grado, secondo parametri e “ratio” mai chiariti, mai discussi seriamente in grandi dibattiti pubblici? Il distacco dal corpo elettorale pone le sue barriere in ogni snodo del sistema. Già i referendum radicali, molti dei quali ponevanmo questioni ancor oggi urgenti, vennero vanificati da colpi di mano parlamentari che li hanno negati, svuotati, annichiliti (pensiamo al referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, ma non solo a quello). Adesso, serpeggiano tra le proposte di riforma istituzionale, prospettive ancor più grigie. Le agenzie di stampa dicono che tra le norme poste in discussione vi è quella di aumentare il numero delle firme necessarie per presentare al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. La proposta sarebbe stata ragionevole se si fosse previsto allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione parlamentare. Da quanto riportato dalle agenzie di stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250 mila), ma tempi e modi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, ed è prevedibile cosa questi stabiliranno, a garanzia dei cittadini. Al macero finiranno sicuramente le 29 proposte di legge di iniziativa popolare già in attesa di essere discusse, tra le quali quella per la legalizzazione dell`eutanasia, depositata dalla Associazione Coscioni lo scorso 13 settembre. Questa irrefrenabile tendenza al distacco sempre più netto e irreversibile tra corpo elettorale e candidato viene mascherata con l`osservazione che attualmente il contatto, lo scambio, la reciproca conoscenza`viene garantita dai media – la tv o i giornali da una parte, dall`altra i social network. Ma non sono pochi quelli che denunciano, in queste “mediazioni” tecnologiche il peso della manipolazione ideologica o del potere, la cristallizzazione delle rappresentanze (sempre viste come “corpi intermedi”, mai come insieme, aggregato di individui di idee e opinioni convergenti su questo o quell`item del ventaglio delle proposte in gioco). Per quel che se ne può capire, quello che va in crisi è la stessa formazione di una élite politica consapevole delle proprie responsabilità, compatta, al di là delle necessarie differenziazioni, nella propria identità: di essere élite essenzialmente e orgogliosamente politica (e solo per questo meritevole delle cosiddette immunità). Quattro quadri dal taglio grottesco-satirico: un ambiente un po` torbido che è però unico nel panorama sociopolitico dell`epoca Un contatto quasi fisico tra elettore ed eletto, che è stato sostituito dalla mediazione di tv e giornali e ora dai social network . Gli altri tre quadri che compongono II ciclo “Humours of en Election”. “Canvassing for Votes”, “The Polling”, Chairing the Member”. Le Incisioni corrispondenti sono state esposte alla mostra sulla pittura Inglese del XVIII secolo che si è conclusa pochi giorni fa al Museo Fondazione Roma William Hogarth, “An Election Entertalnment”, primo quadro della serie “Humours of an Election”. I dipinti, del 1755, sono conservati nel Sir John Soane’s Museum di Londra.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.