Al congresso online dell’Associazione Luca Coscioni interviene il prof. Michele Ainis, costituzionalista ed editorialista della Stampa. Perché in Italia c’è bisogno di un’Associazione per la libertà di ricerca scientifica? Perché l’attività dell’Associazione Coscioni non ottiene risalto sui mass media? Questi i punti affrontati dal professore nel suo intervento in formato audiovideo. Pochi minuti e grande concisione.
Per Ainis è “un’acquisizione ormai ovvia che la ricerca debba essere libera e non disturbata nei suoi percorsi”. Eppure in Italia non sembra affatto scontato. “Il lavoro dell’associazione si consuma in un sottoscala dell’informazione pubblica italiana”, mentre i riflettori di tv e giornali restano puntati su “fatti secondari” della vita politica nazionale. Perché? Secondo il professore, “è un fatto che ci sia un cattivo rapporto tra la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e la scienza”. Insomma, “non serve scomodare Galileo” per rendersi conto che la voce della Chiesa Cattolica “sovrasta tutte le altre”.
Le acquisizioni della scienza non sono buone o cattive. Richiamando l’etimologia greca del termine "farmaco", il professore afferma che “phàrmakon è ciò che salva, ma anche ciò che distrugge”. Dipende dall’uso che se ne fa. Emblematico è l’esempio dell’energia nucleare, che può essere impiegata proficuamente a fini civili, ma può anche generare "distruzioni immani".
Ecco, dunque, che il dibattito sulla libertà di ricerca si riduce a una questione di libertà e responsabilità. “In Italia la libertà della ricerca scientifica resta ostaggio della libertà di religione”; e questa tensione ancora irrisolta è la ragione per cui l’Associazione Luca Coscioni serve al Paese.
rassegna stampa