Adele e gli embrioni “contesi”

Il Gazzettino

Roma- Nessuna possibilità di essere né distrutti, né usati per la ricerca, né ovviamente impiantati.
Il destino degli embrioni abbandonati nelle cliniche per la fecondazione assistita in Italia è in un "limbo", da cui non possono essere tolti neanche quando è la stessa persona che li ha voluti creare a deciderlo. L’ultimo esempio di questa condizione è nella storia di Adele Parrillo, la vedova del regista Stefano Rolla rimasto ucciso nell’attentato di Nassiriya del 2003, che alla richiesta di poter donare alla scienza gli embrioni prodotti per poter avere un figlio con il compagno, si è vista opporre un rifiuto dettato dalla legge 40. Adele Parrillo, essendo la compagna e non la moglie di Rolla, già in passato aveva denunciato le istituzioni che non le avevano riconosciuto il suo status, dal punto di vista economico e sociale, di "vedova di guerra". Ora la sua vicenda torna a far parlare. “Prima della legge 40 gli embrioni giudicati non idonei all’impianto venivano donati alla scienza con il consenso dei genitori e una procedura molto rigorosa – spiega l’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni – Adele Parrillo ha tutto il diritto di chiedere la restituzione dei propri embrioni congelati, perché può vantare su di essi un diritto di proprietà, essendo morto il compagno”.
Nel nostro paese sono 2700 gli embrioni abbandonati nelle cliniche. Quelli che Parrillo voleva donare sono cinque. “Non è certo possibile, per i centri Pma, consegnare embrioni direttamente ai genitori, così come non è possibile per nessuno richiedere direttamente una sacca del proprio sangue donato o un campione di cellule e tessuti – per esempio le cornee – per disporne personalmente. Questa, evidentemente, è una garanzia che evita impropri utilizzi commerciali”, spiega Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute.