Dicono, «no» alle linee guida tracciate dalla Regione sull’uso della Ru-486. Così hanno protestato ieri, davanti alla sede della giunta regionale, le associazioni "Vita di donna" e "Luca Coscioni". E sull’aborto farmacologico esplode il dibattito politico: «La Regione è in contraddizione – ha detto Rocco Berardo, consigliere regionale della lista Bonino-Pannella – da una parte taglia i posti letto e dall’altra obbliga ad avere ricoveri ordinari per la somministrazione della Ru-486».
«Ci impegniamo come gruppo del Pd alla Regione – ha spiegato il consigliere Enzo Foschi – affinché in assestamento di bilancio ci sia il sostegno alla maternità e alla prevenzione». «Polverini deve cambiare le linee guida – dice Giulia Rodano (Idv) – nel Lazio c’è un vero boicottaggio nell’erogazione della pillola». Secondo Ivano Peduzzi (Fds), «le politiche integraliste della Regione portano un attacco ai diritti della donna». Per Monica Cirinnà presidente della commissione delle Elette del Comune, «il blocco della somministrazione della pillola Ru-486 è una decisione irresponsabile». La presi- dente di Vita Donna onlus Elisabetta Canitano dice: «Sono centinaia le donne che nel Lazio aspettano la Ru-486. La Polverini sta costringendo queste donne a emigrare o a sottoporsi a aborti chirurgici, più pericolosi».
«Quanto messo in atto dalla presidente Polverini – dice Olimpia Tarzia, consigliere regionale della Lista Polverini – non è altro che l’attuazione di indicazioni nazionali riguardo all’uso e alla distribuzione dell’aborto chimico». Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige (Movimento Italiano Genitori), sostiene; «Le interruzioni di gravidanza con la somministrazione della Ru486 hanno lo stesso grado di difficoltà dell’aborto chirurgico». «Queste polemiche appaiono pretestuose e ideologizzate», afferma Isabella Rauti, membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Per Roberto Buonasorte, consigliere regionale de "La Destra del Lazio". «le proteste della sinistra erano prevedibili e scontate».
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