In Veneto da qualche tempo sono aumentate le segnalazioni riguardanti donne, quasi tutte giovani o immigrate, che si recano in reparti di ginecologia e pronto soccorso degli ospedali in preda a forti emorragie dovute ad aborti clandestini. E’ sicuro che le interruzioni di gravidanze siano prodotte da un farmaco utilizzato per problemi gastrici, venduto con regolare ricetta e che gode di una “buona pubblicita’” anche su alcuni siti Internet che ne spiegano il suo utilizzo per fini abortivi. La vicenda e’ stata denunciata e il ministero della Salute e l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) hanno risposto “prontamente” negando per il farmaco in questione la ricetta ripetibile: la farmacia e’ cosi’ obbligata a trattenere e conservare la prescrizione per sei mesi, consentendo all’apparenza il controllo della vendite.
L’ennesima non soluzione per controllare un fenomeno che sono sicura non e’ diffuso solo in Veneto e che mette a rischio la salute di molte donne!
Questa situazione del Veneto e’ conseguenza di una quadrupla difficolta’:
– la legge sull’aborto che consente l’interruzione di gravidanza solo con certificato medico e nelle strutture pubbliche;
– la scarsa informazione delle donne immigrate e clandestine che non sanno che possono abortire senza pericolo rivolgendosi alle strutture pubbliche e senza rischio di essere espulse dal nostro Paese;
– la inesistente pubblicita’ all’esistenza della pillola del giorno dopo come farmaco anticoncezionale d’emergenza;
– l’accesso a questa pillola, che in Italia puo’ essere acquistata solo in farmacia e dietro presentazione di ricetta medica.
Una situazione che riguarda anche le giovani donne italiane. Per la pillola del giorno dopo, inchieste giornalistiche (1) hanno denunciato che e’ frequente la difficolta’ di reperire la ricetta medica negli ospedali pubblici che dovrebbero garantire questo servizio. Non solo, ma la Finanziaria 2007 ha stabilito il pagamento del ticket sanitario di 23 euro (2).
Sicuramente in questa legislatura non sara’ possibile modificare la legge sull’aborto abolendo l’obbligo di ricetta medica e consentendo gli interventi anche in strutture private. Ma sulle altre tre difficolta’ si potrebbe intervenire, perche’ si tratta di iniziative che il ministero della Sanita’ puo’ prendere da solo: far conoscere di piu’ come funziona il ricorso all’aborto non significa incentivarne l’uso, ma impedire che la salute delle donne –immigrate e no- non sia esposta a pericolo solo per un deficit di informazione. Deficit che vale anche per la pillola del giorno dopo, per la quale sarebbe necessario abolire l’obbligo di ricetta (3), rendendola acquistabile anche nei supermercati oltre che in farmacia, come qualunque altro farmaco da banco.
Solo in questo modo si potranno avere i risultati che ognuno auspica: la diminuzione degli aborti, in particolare quelli clandestini.
(1) http://www.donatellaporetti.it/comu.php?id=285
(2) introdotto per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso ospedaliero non seguite da ricovero, la cui condizione e’ stata individuata come codice bianco.
(3) una mia interpellanza in merito: http://www.donatellaporetti.it/intp.php?id=27