di Carlo Troilo*
La strategia del Vaticano e dei politici che ne seguono le direttive é chiara: impedire l’approvazione di una legge “vera” sul testamento biologico facendo apparire come eutanasia la fine della sofferenza di Eluana Englaro, malgrado le meditate ed univoche deliberazioni della Magistratura. Penso che questo sia uno dei problemi principali da affrontare in questa fase: ribadire e spiegare che l’eutanasia é sempre e solo un fatto attivo e che non c’é eutanasia quando un malato incurabile decide semplicemente di lasciarsi morire. Non a caso il codice penale (articoli 579 sullo “omicidio del consenziente” e 580 sul “suicido assistito”) sanziona come reati due comportamenti “attivi”, quello di chi uccide il malato e quello di chi lo aiuta a suicidarsi, mentre non sanziona la scelta di chi si suicida o tenta il suicidio. E’ significativo, in questo senso, il fatto che la Francia, che vieta l’eutanasia, ha però approvato una legge – la “loi Leonetti” – che riconosce il diritto di “lasciar morire”.
Il sito della Associazione Coscioni ha già documentato ampiamente la campagna di falsità e di crudeltà che accompagna la battaglia di Beppino Englaro. Io vorrei evidenziare il fatto che anche personalità della politica e della cultura che sono dalla parte di Eluana e che riconoscono la necessità del testamento biologico finiscono spesso con l’accrescere la confusione e con il rendere più difficile il cammino del testamento biologico perché ripropongono, a proposito di Eluana, il tema della eutanasia. Due soli esempi. Barbara Spinelli, in un dolente articolo su “La Stampa” di ieri, scrive che
”….va ascoltata anche la paura dell’eutanasia, della morte della persona accelerata non per amore, ma in nome di volontà collettive, politiche. È già accaduto nella storia, e se esiste un tabù sull’eutanasia non è senza ragione. Non se ne può parlare leggermente: è talmente incerto il confine con il crimine. Chi decide infatti se una vita debba considerarsi indegna d’esser vissuta? Il malato o la società, la legge? Se decide il collettivo, il rischio è grande che non avremo la bella morte ma la morte utile alla società, alla razza, alla nazione, o alle spese sanitarie. L’eutanasia – conclude la Spinelli – può estendere il bio-potere anziché frenarlo. Può snaturare la missione del medico, che vedrebbe i propri poteri ingigantiti non solo nel bene ma anche nel male”. E’ sconcertante notare l’assonanza di queste affermazioni con quelle di Michela Brambilla, che così scriveva ieri su “Il Giornale”, in un articolo, peraltro, molto rispettoso verso Eluana e suo padre: “Morta Eluana, chi potrà decidere quando è lecito staccare il sondino che alimenta e quando no? Quanti pazienti in coma saranno considerati casi del tutto assimilabili a quello di Eluana? E un anziano malato di Alzheimer, non è anch’egli incosciente? Anch’egli incapace di alimentarsi da solo? Anch’egli nutrito da qualche suora? La morte per fame e per sete di Eluana Englaro sarà la prima di tante altre, e ogni volta, caso per caso, gli scrupoli saranno sempre meno rigorosi, le resistenze sempre più fragili”.
Ho lasciato per ultima la citazione di un editoriale di Luciano Violante apparso il 29 gennaio su “Il Riformista” perché esso merita un commento. Violante si dice favorevole ad una legge sul testamento biologico, ma poi precisa: “C’è la preoccupazione che il testamento biologico sia l’anticipazione dell’eutanasia. Se così fosse, sarei il primo ad essere contrario. Ma l’eutanasia è cosa del tutto diversa e va bandita, a mio avviso, non solo per il valore della vita, ma anche perché alla fine potrebbe riguardare soprattutto i malati più poveri o quelli più soli”. Sembra quasi di leggere un articolo di due anni fa il cui il prof. D’Agostino, presidente dei giuristi cattolici, affermava categoricamente che i disegni di legge sulla eutanasia hanno come fine ultimo quello di “liberarsi dei malati terminali oppure dei malati che costano troppo, come i neonati con spina bifida”. Ma Violante, giudice e giurista, già presidente della Camera e parlamentare di lungo corso, sa benissimo che sia nelle leggi approvate in pochi paesi europei (Olanda, Belgio, Lussemburgo e Svizzera), sia in quelle in preparazione o in discussione in Gran Bretagna, Francia e Spagna, sia infine in tutti i numerosi ddl giacenti da anni nel Parlamento italiano l’eutanasia è prevista sempre e solo per un malato inguaribile che la richieda per sé, nel pieno delle sua capacità mentali, e mai per una terza persona, magari “povera e sola”. E sa anche che in tutti questi ddl è prevista una griglia molto stretta di controlli e di garanzie. Dunque Violante bara al gioco, forse perché ritiene che la sua candidatura alla Corte Costituzionale andrebbe più facilmente in porto con un lavoretto di captatio benevolentiae nei confronti del centro destra. Del resto, Violante non è nuovo a queste operazioni di revisionismo accelerato: già nel 1996, quando aspirava al Quirinale, suscitò clamore la sua richiesta di comprensione nei confronti dei “ragazzi di Salò”. In questo caso, invece, l’affermazione di Violante è passata inosservata. Mi sembra dunque opportuno evidenziarla, perché certo con queste falsificazioni della realtà il già difficilissimo dibattito sulle scelte di fine vita è destinato ad inasprirsi ulteriormente e a non trovare mai uno sbocco equilibrato. Va respinto con forza il tentativo presentare quanti sostengono il testamento biologico – ed anche l’eutanasia – come una setta di assassini intenta ad organizzare una nuova “strage degli innocenti”.
*membro della direzione dell’Associazione Luca Coscioni