Suicidio assistito, Mario Riccio: “La condizione dei trattamenti di sostegno vitale è illogica”

Mario Riccio

Parla il Responsabile di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Casalmaggiore e Consigliere generale che staccò la spina a Piergiorgio Welby e ha seguito la parte medica nel primo suicidio assistito in Italia, ottenuto da Federico Carboni

Discriminare le persone che chiedono il suicidio medicalmente assistito sulla base della condizione dei sostegni vitali è irragionevole senza fondamento giuridico e scientifico – dichiara Mario Riccio – dato che questa condizione non viene richiesta invece nella tecnica della sedazione profonda. Ad accrescere l’illogicità vi è anche il fatto che depositando un testamento biologico è già possibile chiedere l’interruzione delle terapie in corso e dei sostegni vitali. La sentenza Cappato/Dj Fabo sicuramente risponde ad un caso specifico, quello appunto di Fabiano Antoniani su cui la Corte era chiamata ad esprimersi, ma oggi limita inutilmente la richiesta stessa del suicidio assistito. Condizione peraltro non prevista in nessuna legge nei paesi che hanno normato la morte medicalmente assistita”.

“Quindi anche in questo caso vien da chiedere: perché se indipendenti da sostegni è possibile morire lentamente, dopo diversi giorni sospendendo alimentazione artificiale e disidratazione, come è stato costretto Fabio Ridolfi, e non in pochi minuti, se in possesso delle altre condizioni, come consapevolezza, sofferenza e irreversibilità della patologia?”