Marco Cappato su RT Lombardia: “Con dati disaggregati a disposizione, ogni ricercatore avrebbe colto l’errore”

Marco Cappato CONSIGLIO GENERALE 12 giugno 2018

Errore nel calcolo del RT Lombardia, Cappato al mondo sanitario e istituzionale: “Inviate a Covidleaks i dati che tengono nascosti”

Sulla piattaforma sono già disponibili in formato aperto sui morti in Lombardia ed i contagi in Toscana.

“Il pasticcio dati Covid-19 è conseguenza della scelta di tenere segreti i dati disaggregati, altrimenti qualsiasi ricercatore avrebbe potuto accorgersi dell’errore. La responsabilità è dunque sia del Governo che di Regione Lombardia. Chi ha i dati, li mandi a Covidleaks“. Interviene così Marco Cappato, attivista politico che sul tema del Diritto alla Salute e alla Scienza è attivo a livello internazionale con l’Associazione Luca Coscioni, di cui è Tesoriere, a proposito dell’errore nel calcolo del RT della Regione Lombardia.

CovidLeaks è la piattaforma di whistleblowing promossa dall’Associazione Luca Coscioni che invita chiunque ne sia in possesso (personale sanitario, delle istituzioni…) alla condivisione anonima dei dati disaggregati e aperti sulla pandemia tenuti finora nascosti.  Questi vengono poi pubblicati online, a disposizione della comunità scientifica, data journalists, ricercatori e chiunque voglia utilizzarli per analisi indipendenti, ad esempio per cercare correlazioni incrociando alcune caratteristiche (come età, sesso, residenza, comorbilità) delle persone con altri fattori demografici e ambientali. Compito al momento impossibile.

Sul tema dei dati l’Associazione Luca Coscioni  è impegnata su tutti i livelli sin dall’inizio della pandemia. In questi mesi l’associazione ha sollevato interrogazioni parlamentari, proposto insieme a scienziati e due ex presidenti dell’Istat il ricorso a test tampone a campione sulla popolazione così da conoscere il dato del numero complessivo di contagi (con una percentuale di errore che non supera il 5%). Ha attivato tutte le leve a sua disposizione per chiedere chiarezza intorno a questi numeri su cui si basano le chiusure e i DPCM e per conoscere l’effettivo stato della pandemia nel nostro Paese, senza ricevere però risposte.

“È evidente – conclude Cappato – che per avere dati disaggregati e in formato aperto su scala nazionale e consentire agli scienziati di effettuare sistematicamente ricerche indipendenti servirebbero i dati aggiornati in tempo reale e certificati dalle Agenzie di Tutela della Salute, dalle Regioni, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Governo”.

L’Associazione Luca Coscioni precisa che i file pubblicati sono copie dei file segnalati anonimamente a Covidleaks (i riferimenti che avrebbero potuto far risalire a identità personali sono stati eliminati). Trattandosi di file anonimi, non è possibile garantire l’integrità dei dati. Per questo occorre che siano le istituzioni liberare tutti i dati.

I mittenti whistleblower affermano che si tratta di alcuni dati sulla diffusione del virus in Lombardia e in alcune zone della Toscana, allegando alcune comunicazioni interne alle autorità sanitarie finalizzate a comprovarne l’origine.

In particolare, le tabelle sulla Lombardia si riferiscono ai dati di giugno sulle prime 16.318 morti nella regione e riportano al massimo grado di dettaglio possibile – cioè a livello individuale – informazioni sulle persone decedute: per ciascuna è specificato sesso, età, comune di residenza, comorbilità per tipologie di malattia e presenza o meno di altre patologie oncologiche.

Le tabelle sulla Toscana, invece, riportano per ciascuna delle 1007 persone sottoposte a tampone in una Usl: sesso, età, residenza, unità sanitaria di provenienza e di analisi, eventuale convivenza o familiarità, date precise di presa in accettazione e di validazione. Tutti questi dati – insieme ad altri già noti – sono stati segnalati in formato aperto, e dunque potenzialmente utilizzabili dalla comunità scientifica.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.