Può la scienza salvare la democrazia?

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L’Associazione Luca Coscioni, dall’11 al 13 aprile, chiama a raccolta scienziati e ricercatori per garantire il diritto alla scienza e al progresso. Che sono diritti di tutte le persone

A fine gennaio scorso, a oltre 20 anni dalla nascita della pecora Dolly, l’Istituto di neuro-scienze di Shanghai ha reso noto d’aver clonato Zhong Zhong e Hua Hua, le prime scimmie create con la stessa tecnica usata per l’ovino britannico. Secondo il New Scientist i due macachi dovrebbero rendere possibile la creazione di popolazioni di scimmie personalizzabili e geneticamente uniformi per accelerare la ricerca per curare il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e il cancro.

Questa nuova tecnica consentirà agli scienziati di modificare i geni dei primati clonati per monitorare come questi alterano la biologia degli animali e confrontarla poi con esseri geneticamente identici tranne che per le alterazioni.

Nel 2000 erano state clonate altre scimmiette ma con una tecnica che divideva un embrione dopo che questo era stato fertilizzato producendo quindi solo un gemello geneticamente identico. Secondo quanto sviluppato dal dottor Qiang Sun dell’Accademia cinese delle scienze di Shanghai, l’ottimizzazione della tecnica utilizzata per Dolly potrà rendere possibile produrre un numero teoricamente illimitato di cloni.

In caso di limitazioni, o patenti violazioni, dei diritti fondamentali o dello Stato di Diritto internazionale, tanto la ricerca quanto il suo prodotto devono poter esser messe in dubbio, modificate e controllate affinché non creino discriminazioni e disuguaglianze. Non si tratta di proibire arbitrariamente, bensì di governare fenomeni di portata epocale sulla base delle norme codificate dalla Comunità Internazionale dal secondo dopoguerra a oggi.

Negli ultimi 25 anni, la Repubblica popolare cinese ha dedicato ingenti risorse umane e finanziarie affinché i dipartimenti di ricerca scientifica e ingegneria delle proprie università arrivassero a competere con quelli americani ed europei. Nello stesso periodo Pechino, molto spesso grazie proprio alle innovazioni tecnologiche che ha copiato o prodotto in casa propria, ha rafforzato un sistema autoritario che ha limitato fortemente il dissenso, creato un’identità nazionale forte e promosso un nazionalismo e suprematismo razziale anche al proprio interno che controlla chiunque non ne faccia parte geneticamente o culturalmente.

Se all’inizio degli anni Novanta il miglior centro di ricerca cinese era all’altezza di un medio dipartimento in Occidente che studiava le stesse materie, oggi Shanghai e Pechino hanno creato poli di eccellenza che ancora (forse) non attraggono presenze internazionali di rilievo ma che sicuramente offrono prospettive certe per scienziati, ingegneri e fisici cinesi che si son specializzati altrove.

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