E’ il mio sostegno al disegno di legge per il differimento del termine per l’esercizio della delega con cui dovrebbero essere istituiti gli ordini e gli albi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione (legge 43/2006).
Credo che l’approvazione di questo testo sia opportuna per due motivi.
1. collegare la regolamentazione del settore all’interno della annunciata e piu’ ampia riforma di tutti gli ordini professionali;
2. prender tempo per meglio valutare proprio questa legge.
Credo sia giunto il momento di rivalutare l’opportunita’ di abolire gli ordini professionali –figli delle corporazioni fasciste e di una concezione statalista dell’economia- e sostituirli con libere associazioni di liberi professionisti, in una societa’ di liberi contratti, di liberi lavori e con liberi valori.
La rigidita’ organizzativa degli ordini, in particolar modo in ambito sanitario, insieme alle pessime leggi di ispirazione vaticana che caratterizzano questo ambito e non solo, hanno contribuito a far si’ che il nostro Paese si collocasse ai margini della ricerca scientifica e medica europea ed internazionale. Rigidita’ e leggi che hanno anche contribuito alla fuga di cervelli verso altri Paesi in cui la liberta’ professionale individuale, e leggi non confessionali, sono incentivo e non limite.
Questione su cui si e’ espressa l’Antitrust nel dicembre 2004, poco dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri di quel disegno di legge che poi e’ diventato la legge 43/2006. L’allora presidente Giuseppe Tesauro –inascoltato dal legislatore- rilevo’ “che la costituzione di nuovi ordini professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi operatori … Non sembrano sussistere asimmetrie informative tali da giustificare una limitazione della concorrenza attraverso l’imposizione di barriere all’accesso nel relativo mercato”.
E quindi, abbiamo proprio bisogno di nuovi ordini professionali? Siamo sicuri che l’organizzazione delle professioni in questo modo e’ cio’ che serva alla crescita della nostra economia? Ed e’ cio’ che serva per garantire professionalita’, qualita’, economicita’, accessibilita’, cioe’ concorrenza?
Sarebbe bene che questa legislatura non si allineasse a quanto accaduto nella precedente, dove erano 13 le proposte di legge per istituire nuovi ordini e 57 quelle per nuovi albi. Questa legislatura, invece, potrebbe essere caratterizzata come quella abrogazionista, a partire dall’ordine dei giornalisti, la cui proposta a prima firma Daniele Capezzone ho firmato con molti altri deputati di schieramenti anche contrapposti.
Per non creare nuove difficolta’, e’ bene che si proceda a questo differimento previsto dal disegno di legge del ministro Livia Turco. E’ necessario un maggior confronto, una maggiore analisi, una maggiore conoscenza dei guasti e dei limiti che le professioni organizzate in ordini corporativi apportano alla nostra economia e alla nostra societa’.
Qui il testo integrale dell’intervento:
http://www.donatellaporetti.it/inta.php?id=344