DICHIARAZIONE DI MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI, DEPUTATA RADICALE, CO-PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, componente della commissione Affari Sociali e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha rilasciato la seguente dichiarazione: “E’ una storia che viene da lontano: una atroce beffa ai danni dei pazienti malati e disabili.
La sottosegretaria con delega alla disabilità Francesca Martini ha risposto oggi a una mia interrogazione che risale “solo” al febbraio scorso con la quale ponevo ancora una volta, l’accento sul grave disagio vissuto da decine e decine di pazienti cui il servizio sanitario nazionale non corrisponde, o corrisponde solo in minima parte, il rimborso per le attrezzature di cui hanno necessità, perché non è ancora entrato in vigore il Nuovo Nomenclatore. La sottosegretaria si è limitata a spiegare cosa prefigura la nuova versione dell’assistenza protesica prevista nello schema del DPCM sui nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza ) ma nessuna parola di quando entrerà in vigore il nuovo Nomenclatore se non che " l’effettiva realizzazione degli interventi correttivi in programma è condizionata dall’approvazione del DPCM stesso, che è tutt’ora al vaglio delle autorità di governo, centrali e regionali, per gli aspetti di natura economico-finanziaria…" Di chi è la responsabilità per questo colpevole stato di cose? Se la nuova versione dell’Assistenza protesica era pronta da ottobre, che cosa impedisce la sua entrata in vigore? E’ l’inerzia del ministero della Salute e delle Politiche sociali? E’ il combinato disposto di un’inerzia e una indifferenza da parte sia dell’esecutivo che delle Regioni? E’ la Ragioneria dello Stato che blocca provvedimenti e stanziamenti per questioni di carattere burocratico che misteriosamente non si riescono a risolvere? Come sia, le vittime di questa assurda situazione sono i malati e i disabili: che, sempre più sfiduciati si rassegnano ad acquistare, pagandole di tasca loro, le attrezzature di cui hanno diritto. E’ questo l’inconfessabile disegno che persegue il ministero della Salute e delle Politiche sociali ? Nel frattempo ricordo i termini della questione: il governo Prodi predispone i protocolli per gli aggiornamenti del nomenclatore; il provvedimento viene bloccato dal governo Berlusconi, con la promessa del ministro Sacconi di realizzare in tempi brevi una revisione migliorativa. Promessa finora rimasta tale. A suo tempo il governo Prodi aveva stanziato dieci milioni di euro per gli ausili per la comunicazione; che fine ha fatto quel denaro? Come è stato utilizzato, e per cosa? E’ un mistero (non buffo), atroce e odioso quanto basta, consumato ai danni di persone particolarmente indifese e che dovrebbero essere particolarmente tutelate e garantite”.
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Di seguito l’interrogazione e la risposta del Ministro:
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00958 presentata da MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI mercoledì 4 febbraio 2009, seduta n.126
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, ZAMPARUTTI, BERNARDINI e MECACCI. – Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
– Per sapere – premesso che:
da un circostanziato articolo pubblicato sul quotidiano Il Messaggero nell’edizione del 25 gennaio 2009, firmato dal giornalista Claudio Marincola, si apprende che «un cuscino ortopedico acquistato a Udine, stesso codice, stesso prodotto, costa il triplo che a Biella. Un materasso antidecubito acquistato dalla Asl di Milano può costare anche il 30 per cento in più di quanto lo ha pagato la Asl di Varese …e una carrozzina pieghevole ad autospinta stabilizzante per adulti (cod. 12.21.06.039, decreto ministeriale n. 322 del 1999) pagata cash
136 euro a Roma, può essere fatturata alla Asl 473,38 euro + Iva (4 per cento)»;
nel citato articolo si pubblica l’eloquente affermazione di un imprenditore romano costretto a chiudere il suo negozio di articoli
sanitari: «Se avessi avuto soldi da investire oggi sarei ricco, mi sarei convenzionato con le Asl, avrei comprato a 100 per ricavare 500.
Perché gli affari li fa chi può rimanere anche 2 o 3 anni senza incassare un euro per poi realizzare grandi utili. Soldi sicuri, perché le regioni pagano tardi. Ma pagano e con gli interessi. E se alla fine ti fai i conti è meglio che giocare in Borsa»;
secondo quanto avrebbe affermato la presidente del Centro Studi e ricerche della Confindustria, dottoressa Maria Teresa Agati, «Il sistema dell’assistenza protesica è fuori controllo, non ci sono più regole. Le Asl non sanno cosa comprano. Non controllano la qualità.
Chi fa gli acquisti spesso non è competente e il servizio sanitario nazionale non sa quanto spende»;
il Nomenclatore è un sistema di norme datato 1999 con elenchi che risalgono al 1995, e fissa le tariffe di riferimento per le singole tipologie. La Corte dei conti lo ha sottoposto a revisione, e sotto il ministero dell’onorevole Rosy Bindi, venne posto, come limite di validità, il 31 dicembre del 2000, rilevando «disfunzioni nel corretto funzionamento del mercato»;
successivamente l’Antitrust distinse tra prodotti personalizzati da erogare a tariffa, e prodotti standard da acquistare con procedure pubbliche di gara. Ma attualmente, sempre secondo la denuncia della dottoressa Agati, «siamo all’assurdo che uno stesso articolo può essere pagato il doppio o il triplo da due Asl confinanti. E allora chi ha sbagliato? Chi ha pagato un letto 70 euro in cambio di un prodotto scadente o chi ne ha sborsati 200 scegliendo il migliore?
Senza dire che molte gare sono fatte mettendo insieme decine di tipologie diverse e poche unità di un prodotto civetta»;
il Nomenclatore elenca le tipologie ma non definisce i requisiti essenziali del prodotto, come invece succede in altri paesi europei (Francia, Germania, Paesi scandinavi) che pongono da sempre un’attenzione al riutilizzo; vengono indicati marchi, modelli, caratteristiche, prezzi. In Italia accade invece che a fronte di aziende che rispettano i parametri, curano i particolari, realizzano materiale riciclabile, ma magari non hanno accesso al credito, ve ne siano molte altre più spregiudicate: che costruiscono prodotti fatti su misura per il Nomenclatore che non sono efficaci. Un sistema che doveva finire otto anni fa ma che è già sopravvissuto agli ultimi tre governi; si determina così una situazione di carrozzine e materassi low cost per conoscerne la provenienza, spiega la dottoressa Agati, è sufficiente «guardare le nostre importazioni doganali e il dato diventa ineludibile. Ad una sala espositiva di una Asl del Centro Italia 3/4 dei prodotti erano cinesi»;
una realtà, peraltro documentata anche dal best seller dello scrittore Roberto Saviano «Gomorra», che nell’incipit del suo libro racconta di carrozzine, materassi antidecubito, letti ortopedici, busti, che sbarcano nei porti di Napoli, Taranto o Palermo. I camion scaricano i container con all’interno presidi made in China. Sono destinati a malati gravi, disabili, pazienti affetti da patologie invalidanti. Ma sono pensati per rientrare nei requisiti minimi, conformi alle nostre direttive, fatti per costare poco ai fornitori, molto alle nostre Asl.
Un esempio su tutti un cuscino a disco elastico antidecubito, pagato
78 euro da Milano, è costato 36 euro a Biella ma è fatto con gli scarti dei tappi per le orecchie;
il Nomenclatore elenca vecchie tipologie che non tengono conto delle innovazioni intervenute negli ultimi 10 anni in un settore dove la tecnologia gioca un ruolo determinante -:
se quanto sopra esposto corrisponda a verità;
se risulti al Ministro che i costi di cuscini ortopedici, materassi antidecubito, carrozzine pieghevoli, e altre apparecchiature per malati e cittadini non ausufficienti, disabili e invalidi siano così difformi da Asl ad Asl e se ne conoscano le ragioni;
se non ritenga di dover aggiornare e adeguare il Nomenclatore;
quali iniziative intenda assumere nelle opportune sedi istituzionali – e in particolare in sede di Conferenza Stato-Regioni – per concordare misure di controllo e procedure che consentano la soluzione delle gravissime problematiche ricordato in premessa.(5-00958)
TESTO DELLA RISPOSTA
Il decreto ministeriale 27 agosto 1999, n. 332 definisce i principi generali di erogazione dell’assistenza, demandando alle Regioni ed alle ASL l’individuazione delle procedure specifiche per l’acquisizione e la fornitura delle protesi e degli ausili inclusi nei Livelli essenziali di assistenza, in conformità al vigente riparto delle competenze tra Stato e Regioni.
La maggior parte delle criticità evidenziate dagli On.li deputati attengono alla diretta competenza regionale; in particolare, ricordo che l’articolo 4, comma 12, del DM n. 332/99, attribuisce alle Regioni la facoltà – e non l’obbligo – di «disciplinare modalità di cessione in comodato dei dispositivi per i quali sia possibile il riutilizzo, allo scopo di conseguire economie di gestione».
L’apprezzamento circa la fattibilità e la convenienza della pratica del riutilizzo dei dispositivi spetta agli Enti suddetti, i quali dovranno valutarne sia i costi (recupero, manutenzione, sanificazione e gestione magazzino) sia i benefici derivanti dal riutilizzo.
Sulla base delle informazioni in possesso del Ministero, tale pratica, anche se in maniera disomogenea, risulta praticabile solo per alcune tipologie di ausili, ossia quelli non soggetti a particolari personalizzazioni, non molto deteriorabili e di agevole ripristino dopo l’uso.
Devo precisare che le modalità di conduzione delle procedure pubbliche per l’acquisizione di dispositivi di serie (elenchi 2 e 3 del nomenclatore allegato al DM n. 332/1999) sono di diretta competenza regionale e aziendale e un intervento ministeriale in tale ambito sarebbe certamente lesivo dell’autonomia riconosciuta ai citati livelli di governo del sistema.
Anche per tale settore, ci troviamo di fronte ad una accentuata disomogeneità territoriale, in quanto in alcune Aziende sanitarie i capitolati vengono redatti con precisione e competenza e le commissioni aggiudicatici valutano correttamente, oltre all’offerta economica, anche la qualità dei prodotti forniti, mentre in altre Aziende i timori sullo stato del rispettivo bilancio di spesa possono indurre a privilegiare l’esigenza del risparmio. Resta, in ogni caso, obbligatorio e vincolante per la ASL il parere dello specialista che, in sede di collaudo del dispositivo, deve certificare sotto la propria responsabilità che il dispositivo stesso sia idoneo a rispondere alle necessità dell’assistito (a prescindere dal Paese in cui è stato fabbricato).
Considerato che in alcune aree del nostro Paese le gare pubbliche sono una modalità di acquisto praticamente sconosciuta e molte Aziende sanitarie continuano a rimborsare ai fornitori le tariffe previgenti all’entrata in vigore del DM 332/99, con evidente lesione dei principi della concorrenza e del mercato e con conseguenze negative sui conti pubblici, il Ministero ha ritenuto necessario avviare alcune iniziative:
1) è in via di realizzazione il Repertorio dei dispositivi medici, nel quale saranno censiti e registrati, secondo un sistema di classificazione già sviluppato, tutti i dispositivi in commercio in Italia. Per ciascun insieme di dispositivi omogenei la Commissione Unica per i Dispositivi medici (CUD) dovrà fissare un prezzo di riferimento da assumere come base d’asta per le forniture del Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di omogeneizzare i prezzi di acquisto dei dispositivi ed evitare ingiustificate disparità;
2) lo schema di DPCM sui nuovi LEA, oltre ad introdurre dispositivi tecnologicamente più avanzati e di maggiore efficacia riabilitativa, prefigura due diverse modalità di acquisizione dei dispositivi di serie, distinguendo tra quelli che possono essere agevolmente acquistati a gara (elenco 2 A) e quelli che, per rispondere alle specifiche esigenze dell’utilizzatore, devono essere individuati nominativamente (per marca e modello) all’interno di una tipologia omogenea (elenco 2B). In quest’ultimo caso, la ASL non procederà alla gara ma corrisponderà al fornitore il prezzo preventivamente fissato dalla CUD, con un margine di ulteriore negoziazione;
3) non appena sarà entrato in vigore il nuovo Nomenclatore, l’assistenza protesica entrerà nel Sistema di monitoraggio della spesa sanitaria (articolo 50 del Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269), già attivo presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’assistenza farmaceutica e l’assistenza specialistica. Le informazioni raccolte consentiranno valutazioni approfondite sulle eventuali criticità registrate, relativamente sia alla domanda (inappropriatezza prescrittiva, sprechi, ecc.), sia all’offerta (prezzi di aggiudicazione delle gare, distorsioni nella disponibilità di prodotti, operazioni di marketing presso medici e pazienti, concorrenza sleale, ecc.).
L’effettiva realizzazione degli interventi correttivi in programma è condizionata dall’approvazione del DPCM sui nuovi Livelli essenziali di assistenza che, ormai definito e condiviso in sede tecnica, è tuttora al vaglio delle Autorità di governo, centrali e regionali, per gli aspetti di natura economico-finanziaria da valutare in accordo con i contenuti del nuovo Patto per la salute.