Legge sul parto. Tre cose essenziali: epidurale, conservazione autologa del cordone e sostegno agli asili

Firenze 12 febbraio 2007

Intervento dell’on Donatella Poretti della Rosa nel Pugno, segretario della Commissione Affari Sociali, Consigliere Generale As. Coscioni

Intervenendo questa mattina al seminario “Liberta’ Della Persona: Nascere, Curarsi, Morire Nuove Conoscenze e Privacy”, organizzato dalla Cgil a Roma, ho ribadito che, per una legge sul parto, tre le questioni essenziali: anestesia epidurale, conservazione autologa delle cellule staminali del cordone ombelicale, conciliare il lavoro con la genitorialita’.

Si tratta in particolare di inserire tra i Lea (livelli essenziali delle prestazioni a carico del Sistema Sanitario Nazionale) l’anestesia epidurale.
Prima di tutto questo permetterebbe di diminuire il tasso dei parti cesarei, a cui spesso si fa ricorso quale unica alternativa al parto naturale e doloroso. L’Italia e’ infatti il Paese con il piu’ alto numero di parti con taglio cesareo dell’Unione Europea (pari al 35,2%, oltre il doppio della quota massima del 15-20% raccomandata nel 1985 dall’OMS).

Ricordo anche che, nel 2001, il Comitato Nazionale di Bioetica ha sostenuto che “il diritto della partoriente di scegliere un’anestesia efficace dovrebbe essere incluso tra quelli garantiti a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza”. A distanza di 6 anni il documento e le sue raccomandazioni non si sono ancora tradotte in realta’. Ne consegue che, se in Gran Bretagna e Francia questa anestesia viene utilizzata dal 70% delle partorienti, dal 90% negli Usa, in Italia solo il 3,7% delle donne hanno ottenuto l’epidurale (Istat, aprile 2001).

Un’altra scelta di liberta’ che oggi viene negata in sala parto e’ la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale: o le doni oppure vengono buttate. Staminali salvavita, preziose cellule capaci di curare malattie del sangue, leucemie e speriamo in futuro anche altro, oggi ricevono questo assurdo trattamento. Nell’Italia in cui neppure il 10% dei cordoni viene conservato e donato alle banche pubbliche, si impedisce al restante 90% la possibilita’ di una conservazione autologa. Anche questa possibilita’ dovrebbe trovare spazio nella legge sul parto.
Infine, ho ricordato che una civile politica sulla maternita’ non puo’ prescindere dal sostegno alle famiglie. La maternita’ e’ infatti la causa principale dell’abbandono del lavoro da parte delle donne. Diventare madri e’ il fattore primario che determina lo scivolamento verso l’inattivita’ o il sommerso femminile, ed e’ la principale fonte di discriminazione sui luoghi di lavoro. Promuovere politiche per le famiglie e per le pari opportunita’ vuol dire investire in servizi e strutture per riuscire a conciliare il lavoro con la genitorialita’.

Gli asili nido, i micro-nidi, anche aziendali, devono poter essere una scelta per i genitori che lavorano, si’ da avere i propri figli vicini durante la giornata.
Sebbene gli accordi comunitari di Lisbona ci chiedono di arrivare nel 2010 con una copertura territoriale di asili nido pari al 33%, di questo passo falliremo di molto l’obiettivo. Oggi siamo a neppure il 10%. Occorrerebbero 9 miliardi di euro, mentre l’attuale finanziaria ha stanziato solo 300 milioni.

Qui il testo completo dell’intervento: http://www.donatellaporetti.it/intv.php?id=345