L’amicizia, il rispetto e la libertà di scegliere: il ricordo di Domenico del suo amico e amministratore di sostegno

Domenico

Il 25 agosto 2026 Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, ha avuto accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. È il terzo caso in Lombardia e il primo in cui l’intero percorso è stato gestito dal Servizio sanitario regionale: dalla verifica delle condizioni fino all’organizzazione e all’assistenza nella fase attuativa. Un percorso durato mesi, accompagnato dall’Associazione Luca Coscioni e dal collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, e nel quale ha avuto un ruolo importante anche Stefano, amico di Domenico da quarant’anni e, dal luglio 2024, suo amministratore di sostegno.

Una figura che spesso rimane sullo sfondo, ma che può diventare fondamentale quando una persona fragile deve affrontare non soltanto le conseguenze della propria condizione, ma anche una complessa macchina amministrativa. Stefano è stato a fianco di Domenico fino all’ultimo istante: “Voleva che la sua storia potesse essere utile ad altri”.

Stefano, partiamo dal suo ruolo. Che cosa significa essere amministratore di sostegno?

Essere amministratore di sostegno significa, prima di tutto, accompagnare una persona nell’affrontare una serie di necessità concrete che, in condizioni di particolare fragilità, possono diventare molto difficili da gestire autonomamente. Nel caso di Domenico tutto è cominciato quando le sue condizioni di vita sono cambiate. Dopo una crisi è stato ricoverato e sono riuscito a trovare per lui una sistemazione. È stato l’assistente sociale a suggerirmi di diventare amministratore di sostegno. L’11 luglio 2024 ho prestato giuramento davanti alla giudice tutelare. Da lì è iniziata un’altra parte dell’avventura: quella con la burocrazia.

Una burocrazia che può rivelarsi particolarmente difficile per una persona nelle condizioni di Domenico.

Sì. E credo che questo sia un tema sul quale sarebbe importante riflettere. Si parla tanto di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, poi scopri la realtà quando devi seguire pratiche, richieste, documenti, l’ISEE sociosanitario, rendicontazioni da presentare al giudice tutelare senza la possibilità di usare la PEC. Un amministratore di sostegno deve, in qualche modo, “cavalcare” questa burocrazia. E ci sono situazioni molto semplici che diventano complicate: un contratto, un abbonamento telefonico, una richiesta di supporto al Comune, un rapporto con la banca. Sarebbe utile prevedere percorsi più semplici,corsie preferenziali e condizioni di favore garantite per persone che si trovano in condizioni di particolare fragilità.

Stefano, cosa le rimane più impresso di questo percorso?

Le persone. In una situazione così complessa e delicata ci si aspetta di dover affrontare soprattutto procedure e aspetti amministrativi. Invece abbiamo incontrato un’équipe straordinaria che ha accompagnato Domenico nella procedura di MMA. I professionisti che hanno seguito Domenico sono stati eccezionali per competenza, preparazione e professionalità, ma soprattutto per la loro umanità e delicatezza. Hanno saputo accompagnarlo con rispetto in ogni fase del percorso, spiegando ogni passaggio e facendoci sentire sempre ascoltati. In momenti così difficili la qualità umana fa la differenza, e noi abbiamo incontrato persone che, oltre a svolgere il proprio lavoro in modo impeccabile, hanno saputo prendersi cura di Domenico con autentica sensibilità. 

Anche la struttura dove Domenico viveva ha avuto un ruolo importante.

Assolutamente sì. Il team della RSD che lo ha accolto e accompagnato negli ultimi anni gli è stato vicino con un affetto sincero e con grande rispetto della sua volontà. Tutti hanno custodito con discrezione e riservatezza ogni fase di questo percorso. Eppure negli sguardi di chi si prendeva cura di lui ogni giorno si leggeva anche la fatica umana del distacco. Domenico era molto amato e questo affetto reciproco era evidente. Credo che abbia trovato un luogo capace di farlo sentire accolto, rispettato e compreso fino all’ultimo.

Che ruolo hanno avuto gli amici?

Quello che hanno sempre avuto nella sua vita: essergli accanto. Domenico non è mai stato solo. Negli anni gli amici gli sono rimasti vicini condividendo momenti semplici ma preziosi: un pranzo, una chiacchierata, un ricordo, una risata. Nonostante la sofferenza che la malattia comportava, riusciva ancora a regalarci momenti di serenità. Se è vero che noi abbiamo cercato di donargli amicizia e vicinanza, è altrettanto vero che abbiamo ricevuto molto da lui. La sua forza, la sua ironia e la sua capacità di guardare gli altri con generosità ci hanno accompagnati fino alla fine.

Arriviamo alla fase più delicata, la richiesta di accesso alla morte volontaria. Come l’avete affrontata?

Domenico aveva espresso con chiarezza la sua volontà. Per me la scelta era semplice nel senso più profondo: chi sono io per dire di no a una persona che, dopo anni di sofferenza e davanti a dolori enormi, mi chiede di aiutarla a portare avanti la propria decisione? Io sono stato un amministratore di sostegno un po’ anomalo, forse, visto che normalmente sono avvocati nominati da un giudice, ma ho cercato semplicemente di stare accanto a Domenico. Il percorso è stato lungo e abbiamo dovuto rivolgerci all’Associazione Luca Coscioni che ci ha aiutato con l’assistenza di Filomena Gallo e del suo team legale. Ma alla fine il 31 luglio è arrivato il parere favorevole avviando un periodo di “serena sofferenza” per chi gli era vicino. 

Domenico ha scelto di mantenere il massimo riserbo sulla sua decisione.

Era una scelta a cui teneva molto. Chiese che non venisse reso noto il luogo in cui viveva, soprattutto per non turbare gli altri ospiti della struttura. Allo stesso modo volle mantenere riservati il parere favorevole ricevuto, la data che aveva scelto e il luogo in cui avrebbe concluso il suo percorso. Tutto questo è stato rispettato con la massima attenzione. La sua volontà era che la notizia diventasse pubblica soltanto dopo la sua morte. Non per parlare di sé, ma perché sperava che la sua esperienza potesse essere utile ad altre persone che vivevano condizioni simili alla sua. Anche l’ultima decisione che ha preso racconta molto di chi fosse Domenico: ha scelto di donare il proprio corpo alla scienza. Un gesto di grande generosità, coerente con il desiderio di lasciare qualcosa agli altri anche dopo la sua scomparsa. 

Come desidera ricordarlo?

Prima di tutto come un amico. Abbiamo condiviso oltre quarant’anni di vita, di ricordi, di avventure e di affetto reciproco. Negli ultimi giorni Domenico era sereno, in pace con la scelta che aveva maturato. Il ricordo più forte che porto dentro è il suo sorriso. Ci ha lasciato circondato dall’affetto degli amici, dalla vicinanza degli operatori che si sono presi cura di lui con straordinaria sensibilità e dalla professionalità delle persone che lo hanno accompagnato in questo percorso. Fino all’ultimo ha pensato agli altri. Credo che il modo più bello per ricordarlo sia proprio questo: un uomo che ha affrontato la sofferenza con dignità, che ha scelto nel rispetto dei propri valori e che, anche nel momento finale della sua vita, ha cercato di lasciare una strada aperta a chi verrà dopo di lui… c’è molto ancora da fare!

Ci ha lasciato sereno. E con un sorriso.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.