Chi è Domenico
Domenico, 59enne milanese, è affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva (SMSP) dal 2009.
Negli anni la patologia è peggiorata a tal punto che Domenico riesce a stento a muovere soltanto la mano sinistra, avvertendo inoltre dolori insopportabili in tutto il corpo.
Domenico è assistito quotidianamente dai suoi caregiver per l’espletamento di ogni attività quotidiana. Senza la loro assistenza non potrebbe provvedere ai suoi bisogni, e morirebbe di stenti, in preda ad atroci sofferenze. Assume farmaci per la stipsi e viene sottoposto a clisteri e manovre di evacuazione manuale, nonché una copiosa terapia antalgica e farmaci antitrombotici al fine di prevenire la recidiva di una trombosi polmonare, che l’aveva già colpito in passato.
Sembra quindi possedere tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia.
A seguito del continuo e veloce progredire della sua malattia, nel novembre 2025 ha fatto richiesta alla propria azienda sanitaria, per la verifica delle condizioni previste dalla “sentenza Cappato/Antoniani” per poter accedere al suicidio medicalmente assistito.
La procedura di verifica nelle sue condizioni
Dopo la richiesta, Domenico viene sottoposto a numerose visite e colloqui con la Commissione multidisciplinare incaricata della verifica.
Nonostante ciò, per mesi non riceve una risposta conclusiva.
Il 18 maggio 2026 la Commissione multidisciplinare conclude positivamente la propria valutazione, riconoscendo la sussistenza dei requisiti previsti dalla Corte costituzionale e individuando anche farmaco, dosaggio e modalità di autosomministrazione. La relazione viene trasmessa il 20 maggio al Comitato Etico Territoriale ma non a Domenico.
Nel frattempo, il 13 maggio 2026, Regione Lombardia adotta le “Indicazioni procedurali del Sistema Sanitario Regionale in materia di Morte Medicalmente Assistita (MMA)”, che prevedono un termine massimo complessivo di 145 giorni dalla ricezione della richiesta. Nel caso di Domenico tale termine viene ampiamente superato.
La diffida alla ASST
Domenico si rivolge all’Associazione Luca Coscioni e, a seguito di consulto con il collegio legale di studio e difesa dell’Associazione, conferisce mandato per procedere legalmente nei confronti dell’ASST Ovest Milanese.
Il 30 marzo 2026 viene quindi inviata una lettera di messa in mora e diffida ad adempiere, con la quale si chiede l’urgente conclusione della procedura di verifica. Alla diffida seguono numerosi e ripetuti solleciti, ma l’Azienda sanitaria continua a fare riferimento ad approfondimenti in corso senza indicare un termine certo per la conclusione.
Alla diffida seguono numerosi e ripetuti solleciti, ma l’Azienda sanitaria continua a fare riferimento ad approfondimenti in corso senza indicare un termine certo per la conclusione e senza inviare la relazione medica che la Commissione ha inviato al Comitato Etico.
Parallelamente, l’amministratore di sostegno di Domenico, Stefano Galli, che lo affianca nelle questioni amministrative e organizzative, si rivolge anche all’Ufficio di Pubblica Tutela dell’ASST Ovest Milanese, segnalando i ritardi e mantenendo informato il Giudice tutelare.
Il ricorso d’urgenza
Il 21 maggio 2026 Domenico, con i suoi legali, presenta un ricorso d’urgenza davanti al Tribunale di Busto Arsizio.
Con il ricorso chiede non soltanto l’immediata conclusione del procedimento di verifica, ma anche la definizione della fase attuativa del suicidio medicalmente assistito: modalità operative, personale sanitario disponibile, farmaco e strumentazione necessari.
Durante il procedimento giudiziario l’azienda deposita la relazione medica che non è mai stata inviata a Domenico ma solo al Comitato etico, emergono progressivamente ulteriori attività sanitarie e organizzative. In prossimità delle udienze vengono comunicati nuovi approfondimenti, verifiche e attività in corso che non erano stati precedentemente portati compiutamente a conoscenza di Domenico. Le udienze vengono quindi rinviate per consentire il completamento di tali attività.
Il ricorso pone al centro anche il tema del tempo: per una persona affetta da una patologia irreversibile e progressiva, un ritardo può comportare non soltanto il protrarsi di sofferenze intollerabili, ma anche la perdita della possibilità materiale di esercitare la propria scelta.
Dalla verifica alla concreta attuazione
Una volta verificata positivamente la sussistenza dei requisiti, resta da rendere concretamente praticabile la scelta di Domenico. Il 3 agosto 2026 il personale sanitario effettua le prove necessarie a individuare una modalità di autosomministrazione compatibile con le sue residue capacità motorie.
Il Servizio sanitario regionale della Lombardia prende quindi in carico anche la fase attuativa della procedura: individua il personale sanitario disponibile, la modalità di autosomministrazione, il farmaco e la strumentazione, l’assistenza necessaria e il luogo nel quale procedere.
Domenico esprime infatti la volontà di non effettuare la procedura nella struttura residenziale nella quale vive. Anche un luogo diverso viene quindi individuato e organizzato all’interno del Servizio sanitario regionale.
Il suo percorso mostra così concretamente che il compito del Servizio sanitario non termina con la verifica dei requisiti, ma comprende anche quanto necessario per rendere effettivamente esercitabile la scelta della persona.
La donazione del corpo alla ricerca scientifica
Domenico esprime anche la volontà di donare il proprio corpo alla ricerca scientifica.
L’istanza viene inserita nel sistema ministeriale e i Centri di riferimento vengono preventivamente informati affinché possano organizzare gli adempimenti necessari dopo il decesso.
È un ulteriore passaggio del percorso voluto da Domenico, nella speranza che ciò che ha ottenuto possa essere utile anche ad altre persone.
La dichiarazione di Domenico
Sono ormai una quindicina di anni che mi è stata diagnosticata una forma di sclerosi multipla; negli anni la malattia è peggiorata a tale punto che riesco a stento a muovere solo la mano sinistra e i dolori sono ovunque e insopportabili.
Da oltre sei mesi aspetto una risposta dalla ASL competente alla mia richiesta di avere una degna morte volontaria, e francamente ho quasi del tutto perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione.
In sintesi sono ormai anni che convivo con dolori non più tollerabili, con la consapevolezza della progressiva e inesorabile aggressione della malattia: non c’è più niente che mi dia stimolo a continuare a vivere, sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono oramai a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza.
25 agosto 2026: Domenico esercita la propria scelta
Il 25 agosto 2026 Domenico accede alla procedura di morte medicalmente assistita e muore dopo avere esercitato personalmente la scelta libera e consapevole che porta avanti da mesi.
L’intera fase attuativa viene realizzata all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, che prende in carico il personale sanitario, il farmaco e la strumentazione, l’assistenza e il luogo necessario alla procedura.
Domenico ottiene così quanto aveva chiesto anche attraverso il ricorso al Tribunale: non soltanto la conclusione della verifica delle condizioni previste dalla Corte costituzionale, ma la possibilità concreta di esercitare la propria scelta nel servizio sanitario pubblico.
Il suo percorso lascia una strada già percorsa per altre persone che si trovino nella stessa situazione: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla concreta presa in carico della fase attuativa da parte del Servizio sanitario regionale.
Domenico aveva sperato che quanto ottenuto potesse essere utile ad altri. Il suo percorso lascia oggi un passo in più per chi verrà dopo.
* Collegio legale di studio e difesa dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, difensora, con gli avvocati Francesca Re, Angioletto Calandrini e Alessia Cicatelli.
— ultimo aggiornamento: 26 agosto 2026 —