Intervento di Matteo Mainardi al X Congresso Coscioni

Matteo Mainardi

E’ la prima volta che intervengo a un Congresso dell’Associazione Luca Coscioni e per di più mi hanno subito messo a fare il segretario di Commissione. Sono emozionato perché siamo nella città di Luca e siamo al decimo Congresso, quindi un congresso importante per questa associazione. Oggi è anche la prima volta che vedo molti di voi, molti volti con cui finora ho solo scambiato telefonate ed e-mail, quindi tra ieri sera e oggi sono riuscito a dare un volto a quelle persone che hanno dato corpo alla campagna Eutanasia Legale. Qui voglio ringraziare Cappato e Filomena Gallo che mi hanno dato l’opportunità di seguire insieme a voi questa raccolta firme.

Entrando nella campagna in sé, quindi nella proposta di legge per il rifiuto dei trattamenti sanitari e la legalizzazione dell’eutanasia, noi abbiamo depositato alla camera il 13 settembre 66 mila firme, che dovremmo un po’ analizzare prima di pensare ai successivi passi. 66 mila firme per una proposta quale quella dell’eutanasia – che l’Eurispes ci dice avere il 64,6% degli italiani favorevoli e quindi 38 milioni di italiani favorevoli – sono un nulla. Se guardiamo il dato assoluto possiamo dire che è stato un fallimento perché non abbiamo innescato in sei mesi quella campagna mediatica che avrebbe potuto dare visibilità alla nostra proposta e avrebbe potuto smuovere l’agenda politica. Però queste 66 mila firme le dobbiamo contestualizzare in sei mesi di silenzio assoluto da parte della stampa e di silenzio assoluto da parte dei Tg. Questo, se guardiamo bene alle varie iniziative politiche autentiche che ci sono in questo paese – che naturalmente non vengono solo dai Radicali -, avviene praticamente sempre: se non si muovono grandi forze come il Partito Democratico, il Popolo della Libertà, i sindacati, il silenziamento è sempre totale. Per noi questa è una conferma della situazione dell’informazione in italia.

Escludendo il giorno successivo all’uscita del video di Piera, la signora che poi è dovuta andare a morire in esilio in Svizzera, in sei mesi mai nessun telegiornale nazionale ha parlato di ciò che stavamo facendo e stessa cosa per quanto riguarda i quotidiani. Il giorno precedente la consegna delle firme – quindi un giorno importante -, abbiamo pensato: “Non hanno mai parlato di noi, magari quando andiamo a depositare le firme ne parlano”. No, il giorno precedente il deposito solo Avvenire ne ha parlato e anche bene, perché cercando di descrivere in poche righe la proposta di legge è riuscito a mettere in risalto l’articolo 4, ossia quello che limita l’eutanasia, che spiega a chi è rivolto il diritto di richiedere un trattamento eutanasico. Quindi bisogna anche fare tanto di cappello ad Avvenire.
Il giorno stesso del deposito nessun quotidiano italiano ne ha parlato. Quindi noi stavamo andando a Montecitorio con quaranta persone che abbiamo avvisato con mailing-list, perché gli italiani non hanno saputo di questo deposito. Il giorno successivo si sperava in qualche notizia e invece ancora niente. A dir la verità il giorno successivo ne hanno parlato 4 quotidiani: Libero, il Secolo XIX, il Fatto quotidiano e l’Unità. Ma come ne hanno parlato? La notizia quel giorno è stata che Marco Pannella aveva definito “maiale” Epifani in un discorso molto più ampio e tutta la proposta di legge è diventata: “Marco Pannella ha dato del maiale a Epifani durante la consegna del deposito delle firme sull’eutanasia”. Possiamo dire che nessuno ne ha parlato mischiando due notizie che potevano essere dedicate ad articoli separati con un minimo di approfondimento sia su ciò che è stato detto da Pannella, sia su quello che stavamo facendo lì, ossia depositando 66 mila firme.
Soprattutto nessun giornalista ha ritenuto di dovere chiedere una battuta a Mina Welby, a Filomena Gallo, a Marco Cappato che sono stati coloro che hanno costruito questa battaglia.
In questo contesto vediamo che le 66 mila firme che sono un nulla se le mettiamo in confronto con i dati dell’Eurispes, diventano dati importanti e anche pesanti. Anche per tutta la militanza che si è attivata in questo periodo.

Ora andremo avanti. Abbiamo raggiunto un primo obiettivo e andremo avanti con quella battaglia che è iniziata grazie a Piergiorgio Welby ed è iniziata, possiamo dire, dall’ordinanza del Tribunale di Roma che nell’aprile del 2006 ha rifiutato la richiesta di trattamento eutanasico da parte di Piergiorgio dichiarandola inammissibile per un vuoto legislativo in materia. Materia in cui c’era un pieno incostituzionale. Perché la nostra Costituzione tutela i diritti inviolabili dell’uomo, vieta le discriminazioni sulla base di condizioni personali, tutela le libertà personali e soprattutto fa del rispetto della persona umana un limite che lo stesso legislatore non può valicare. E’ stata dichiarata nel 2006 inammissibile una richiesta che in verità rientrava nei limiti e anzi nelle tutele della nostra Costituzione. Un’altra volta è stata calpestata quindi la Costituzione, come però si calpesta ormai abitualmente. Lo vediamo anche su altri campi: con la condizione inumana delle carceri – anche in questo momento ci sono 26.000 carcerati in Italia che non hanno avuto ancora una condanna definitva – , con il fatto delle discriminazioni tra le coppie more uxorie e tra le coppie sposate eterosessuali e non. Tutti questi sono esempi per far capire quanto la nostra Costituzione è costantemente violata e non è una cosa che ci raccontiamo sempre e possono ascoltare gli ascoltatori di Radio Radicale. No, quello che ci raccontiamo è quello che succede anche in questo momento in tutta Italia, nelle nostre città, sotto i nostri occhi e molto spesso è la condizione anche di tanti malati terminati, che vivono la stessa situazione che viveva Welby e che ha dato il via a questa campagna.

Credo che il nostro compito ora sia non solo quello di portare a compimento la proposta di legge sulla legalizzazione dell’eutanasia ma anche quello di attivare la Costituzione, cioè far vivere la Costituzione, cercare di difenderla. Partendo da ciò che ho detto finora, ma anche dalla difesa di quell’articolo 71 della Costituzione che prevede l’iniziativa legislativa popolare che finora, in tutta la storia repubblicana, non è stato mai fatta vivere. Le firme portate in parlamento sono sempre rimaste lì.
Noi dovremmo trovare la soluzione per fare questo scatto in più, per riuscire a fare calendarizzare la proposta di legge. Naturalmente continueremo, come già stiamo facendo da due settimane, a chiedere un incontro innanzitutto alla Presidente Boldrini che non ci ha ricevuto alla consegna delle firme. Il suo non è un atto dovuto, non ci deve ricevere, non tocca alla presidenza. Però credo che la nostra richiesta sia importante per avere un primo segnale, e speriamo non unico, da parte della Camera dei Deputati. Poi naturalmente dovremmo attivare i parlamentari e quindi iniziare su di loro una campagna di lobbing per riuscire a fare almeno calendarizzare la nostra proposta di legge. E, ancora più importante e più difficile, dovremo continuare a chiedere a quei malati terminali come Gilberto e Piera che ci hanno fatto conoscere la loro storia, un ultimo sforzo come quello di Piergiorgio Welby, cioè di portare avanti questa campagna e farla propria. Questa naturalmente è la parte forse più difficile, ma tutte le strade sono da provare.

Spero che da parte vostra con il dibattito escano fuori idee che a noi non sono venute, anche perché standoci tutto il giorno sopra e non guardandosi un po’ intorno le idee non vengono. Spero possiate aiutarci e quindi aiutare la campagna per la legalizzazione dell’eutanasia.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.