Incidente centro pma, Gallo: al fianco dei cittadini contro i responsabili. La Rocella vaneggia

Tutti quelli che si dichiarano indignati per la faccenda, dove sono quando migliaia di coppie si vedono infranto il desiderio di genitorialità perché in Italia non tutti possono accedere a fecondazione assistita anche se ne hanno bisogno, perché non tutti i centri pubblici applicano tutte le tecniche per cui sono autorizzati, perché l’indagine clinico-diagnostica sull’embrione non è ancora applicata nelle strutture pubbliche nonostante si stato chiarito che è legalmente applicabile, perché è vietata la fecondazione eterologa?

Ciò che è accaduto è gravissimo: ma non bisogna approfittarne per strumentalizzare i concetti come ha fatto in modo davvero assurdo l’on. Eugenia Roccella, per cui si potrebbe profilare il reato di procurato aborto. Dove c’è gravidanza senza impianto nel grembo materno e senza certezza che vada a buon fine la fecondazione? Come sempre la Roccella sbaglia i termini e sfrutta questa delicatissima situazione per fare propaganda fide. Non è più accettabile avere in Parlamento una certa politica che vaneggia e che pensa a condurre battaglie personali senza mettersi al servizio dei cittadini.

Ciò che va invece tutelato è la possibilità di accedere a queste tecniche in assoluta sicurezza e garanzia affinché nei centri siano conservati gameti ed embrioni nel rispetto della legge e dei diritti delle coppie.
L’embrione non ha lo stesso status di cui gode la persona e su questo il codice civile e le leggi italiani sono chiare. Infatti nella stessa legge 40 non è previsto tale reato per la distruzione di embrioni: si prevedono, invece, ai commi 5, 6 e 7 dell’art. 14, la reclusione fino a tre anni, una multa da 50.000 a 150000 euro e la sospensione fino ad un anno dell’esercizio professionale nei confronti del medico. Tutte pene e sanzioni non riconducibili affatto al reato di omicidio colposo.

Ciò non vuol dire che bisogna sgravare di responsabilità, quando la magistratura le accerterà nel dettaglio, la Regione Lazio, il San Filippo Neri e la società Air Liquide.
Intanto la senatrice radicale Donatella Poretti e i consiglieri regionali radicali, Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita, hanno presentato due interrogazioni per chiedere come mai la Regione Lazio, unica tra tutte le Regioni, non abbia mai messo in pratica quanto previsto dalla legge 40, ovvero predisporre delle ispezioni nei centri di procreazione medicalmente assistita.

Noi come Associazione Coscioni siamo pronti ad intraprendere tutte le azioni necessarie nei confronti di Regione e Centro di PMA e ad assistere le coppie che vorranno procedere per richiedere un risarcimento contro il S. Filippo Neri sia sulla base dell’art. 10 della legge 40 per le responsabilità della Regione Lazio e sia per il danno che hanno riportato da fatto illecito nelle sue varie configurazioni e per danno di interessi costituzionalmente rilevanti e protetti, con conseguente risarcibilità anche dei danni morali possono proporre un’azione civile, cui conseguirebbe automaticamente anche il danno non patrimoniale.