Il governo persiste nella strategia di far fallire la vaccinazione

Silvio Viale

Noto che il governo persiste nella strategia di far fallire la vaccinazione. Perché? Perché non da i dati reali sulla percentuale di positività all’H1N1? Perché continua a minimizzare?E’ giusto non creare allarmismi, ma la verità non crea panico, le balle sì. Perché si è aspettato due mesi per organizzare la vaccinazione delle donne incinta?”   

Silvio Viale, il ginecologo del’Ospedale S.Anna di Torino ed esponente radicale, torna anche oggi a manifestare la propria preoccupazione per le dichiarazioni del viceministro Fazio il cui obiettivo è evidentemente “quello di fra fallire la vaccinazione”.
 Silvio Viale ha dichiarato: “A inizio settembre avevo chiesto per tempo di dare priorità alle donne in gravidanza. In due mesi si poteva organizzarlo con calma e, invece, si è favorita la diserzione tra i dipendenti della sanità e gli operatori dei servizi essenziali. Invece di dare l’esempio il viceministro Fazio si affrettò a dire che non si sarebbe vaccinato. Ieri ho dovuto diffondere la nota 14 del Gruppo Strategico di Esperti dell’OMS (SAGE) del 30 ottobre per convincere qualche giornalista, che ringrazio, a citare la mia denuncia. Oggi vedo che il ministro fa l’elenco dei morti degli altri Paesi europei (non è quindi l’Italia il paese con più H1N1 come aveva detto erroneamente pochi giorni fa) ma continua a dare un dato rassicurante, 0,062 per 100.000 abitanti, che non viene preso in considerazione da nessun suo collega europeo. Il vero dato che deve dare è quello della mortalità in relazione ai casi positivi, che a livello mondiale è di 1,2 per cento. Certo,bisogna dire che si tratta di un dato per eccesso, poiché solo una parte dei casi giunge agli ospedali, ma questo è il dato di riferimento. Mi chiedo perché mai in Italia si sia deciso di far fallire la vaccinazione scaricando la responsabilità sui cittadini? Forse, un sospetto, perché mancano i vaccini? Attendo risposte alla solita conferenza stampa di domani, sperando che nello scrupolo professionale di qualche giornalista in più ”