Il 21 febbraio e la fecondazione assistita. Le Associazioni non si arrendono alla legge 40.

Associazione Sos Infertilità Onlus
Le forze associative che erano scese in campo per promuovere i 4 sì durante la campagna per il referendum sulla procreazione medicalmente assistita si sono ritrovate in questa serata dedicata dai promotori Sos Infertilità Onlus e Associazione Mammeonline all’Associazione Luca Coscioni e alla memoria di Luca che, pur non infertile, si è battuto anche per il diritto dei sofferenti di infertilità ad essere curati nel migliore dei modi possibile. Idealmente presenti, anche le altre associazioni italiane di pazienti infertili.

Si sono ritrovati pazienti, medici, persone umanamente vicine al problema per riparlare, da vari punti di vista, dell’infertilità e delle sue cure, prima e dopo la legge 40 e per rilanciare, tutti insieme, la volontà di cambiare questa anacronistica e ipocrita legge, che permette ad una coppia italiana di cercare un figlio a Lugano ma non a Milano, in Grecia ma non a Roma.

“Ci sono casi, e non pochi, di infertilità femminile, di donne in età potenzialmente fertile ma con ovaie che non possono più subire stimolazioni ormonali o diventate precocemente improduttive, risolvibili ormai solo andando fuori Italia ed avvalendosi di una tecnica tanto scientificamente utile quanto ormai proibita nel nostro paese”, afferma la D.ssa Giuliana Di Nola, Responsabile Centro PMA del Policlinico S. Matteo di Pavia dopo un illuminante excursus sul possibile trattamento delle più diffuse cause di infertilità femminile, quali l’endometriosi, il fattore tubarico e altri e sul “concorso” dei fattori femminili al fallimento dei cicli di pma anche in casi di infertilità maschile.

Si inserisce a questo punto la moderatrice, Rossella Bartolucci, Presidente di Sos Infertilità Onlus, dicendo che “la tecnica di cui parla la D.ssa si chiama ovodonazione, donazione di ovociti da parte di una donna fertile ad una che non lo è, la cosiddetta eterologa insomma: lo dico io in quanto un medico, con questa legge, può anche aver timore di esser considerato un istigatore parlandone apertamente, anche se qui non siamo in un ambulatorio.”

Ecco a questo punto Federica Monti, portavoce dell’Associazione Mammeonline e co-autrice del libro di immininente pubblicazione “Mamma, raccontami come sono nato”, ed. mammeonline, nonché mamma grazie alla donazione di seme, che racconta la sua scelta d’amore, sua e del marito, privo di spermatozoi ma non di voglia di crescere dei figli, di ricorrere ad un donatore, che i figli, una volta maggiorenni, se vorranno potranno conoscere. “Io, per motivi di lavoro, vivo in Francia e i miei figli frequentano là la Scuola Materna. Noi, usando favole e filastrocche, gli stiamo già parlando del loro speciale concepimento, avvenuto grazie ai semini che un uomo generoso ha donato al loro papà che ne è privo. Io mi sono posta il problema di informare della situazione la Maestra del mio primogenito, casomai lui ne parlasse a scuola. Lei mi ha guardata molto stupita e ha detto – ma scusi, dove sta il problema? In Francia la donazione di seme è una cosa legale, se suo figlio ne parlerà, sicuramente coglieremo l’occasione per raccontare la fecondazione assistita alla classe. Ma…non mi dica che in Italia questa tecnica è proibita, non ci posso credere! – Ecco, io mi sono sentita piccola piccola e mi sono quasi vergognata di essere italiana” conclude eloquentemente Federica.

Riprende qui il filo delle testimonianze mediche la D.ssa Vucetich, Specialista in Infertilità di coppia presso Tecnolab S.r.l., raccontando la sua esperienza con le coppie prima e dopo la legge 40 e commentando così l’esodo verso paesi più clementi con i cittadini infertili di molte coppie italiane: “noi medici specialisti dell’infertilità, ci troviamo, da quando la legge 40 limita il nostro lavoro, a dover aiutare, ancora più di prima, con coerenza e nell’esclusivo interesse del paziente, le nostre coppie a scegliere il percorso più adatto per loro, evitandogli scelte avventate dettate dalla cattiva informazione: li informiamo doverosamente del fatto che ci sono situazioni risolvibili solo all’estero, dove sono consentite tecniche che fino a tre anni fa erano possibili anche da noi ma adesso non più. Ma parliamo anche loro del vero e proprio business che i pazienti italiani sono diventati in molti paesi a noi limitrofi, Spagna, Svizzera, Belgio, sempre grazie alla legge 40 e cerchiamo di spiegargli che in molti casi non è necessario affrontare la fatica e l’impegno di diventare, come si dice, “turisti della provetta”.

Affronta a questo punto l’aspetto politico e sociale della questione Valerio Federico, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni, invitando i convenuti e gli ascoltatori di radio radicale a continuare, a riprendere, la lotta per la libertà di ricerca e cura. “Noi, la nostra associazione, siamo pronti a farci carico della vostra battaglia, che è anche la nostra, ad accogliere e promuovere iniziative di disobbedienza civile, a farci usare per far conoscere ai più, come è successo con Luca Coscioni e di recente con Welby per altre gravi problematiche, il dolore di persone colpite dai divieti della legge 40. Abbiamo ad esempio in corso l’importante iniziativa di invitare le coppie italiane proprietarie di embrioni crioconservati non più impiantabili in utero a donarli, con il nostro tramite , per la ricerca, a importanti Istituti Scientifici esteri. Approfittate quindi di noi!”.

L’intervento finale e molto toccante è quello di Laura Fabris, aspirante mamma e autrice di “L’albero del melograno” ed. mammeonline che, parlando del suo libro, nato dalla sua esperienza, ahimè, non cercata ma piombatale addosso senza preavviso, nei centri infertilità, dice così: “ il mio libro è stato per me come un’autoterapia, che mi ha aiutata ad affrontare, anche con ironia, il pesante percorso della fecondazione assistita, da me vissuto in Italia con l’ handicap della legge 40 e purtroppo non ancora giunto a termine. Vorrei che, allo stesso modo, aiutasse tanti altri nella mia situazione a capire che non sono soli, che vivono una situazione triste ma non irrisolvibile, che si può mantenere salda la coppia nonostante i duri colpi dei fallimenti dei tentativi di fecondazione. Vorrei poi, lo vorrei moltissimo, che a leggere il mio libro non fossero solo gli infertili, ma anche chi non ha mai vissuto questo problema perché finalmente comprenda che dietro ad una coppia che fa fatica a concepire figli ci sono due persone, normalissime come Luca e Alice, i miei protagonisti, che siamo poi io e mio marito, che soffrono, e molto, e affrontano tutto questo nella normalissima speranza di diventare genitori.”

Si accende poi un interessante dibattito, grazie ad un paio di interventi dal pubblico, sul perché i medici del settore si limitino a tentare la fecondazione su soli 3 ovociti, quando la legge parla solo del fatto che non possono essere creati più di 3 embrioni, condizione ottenibile inseminando anche 5 o 6 ovociti, eventualità di sicuro, anche se piccolo, vantaggio per i pazienti.
A questa importante e giusta domanda, i medici, un po’ spiazzati, rispondono che, in via teorica, il quesito è giusto e noi, come associazioni di pazienti, non possiamo che condividere pienamente le motivazioni di chi l’ha posto e auspicarci che se ne parli ancora e in sedi con potere decisionale.

Dopo un’altra utile discussione, tra medici e pazienti, sulle opportunità e sulle probabilità di successo, confrontando Italia e estero, la moderatrice conclude la serata ricordando le finalità dei convenuti di “combattere perchè l’infertilità non sia più vissuta come vergogna e che il dolore che da essa deriva non sia più socialmente non riconosciuto, condizione che porta molte persone ad ammalarsi, a volte anche seriamente, di patologie psicologiche”, impegnandosi, come rappresentante dei pazienti infertili, a fare di tutto per aiutarli, per aiutare “gli altri” a capire e per eliminare le condizioni legali che rendono attualmente gli infertili italiani un lucroso business per i medici del resto d’Europa e non solo.