Fenice: Tu chiamale se vuoi “percezioni” Dr. Arminio che fine ha fatto il procedimento 527/2009?

Di Maurizio Bolognetti, Segretario radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Onore al merito per il sindaco di Melfi. Ernesto Navazio, infatti, sta facendo tutto il possibile per tutelare i suoi concittadini. Abbiamo, però, la sgradevole sensazione che il Primo cittadino non venga adeguatamente supportato da altre istituzioni regionali, che continuano ad essere silenti e a mantenere il più assoluto riserbo rispetto a quanto abbiamo ripetutamente denunciato in questi giorni. Silenzio sulle incredibili dichiarazioni di Bove(Arpab); silenzio su un inquinamento che è stato comunicato con almeno 13 mesi di ritardo. Da fonte attendibile apprendiamo che nel corso della Conferenza di servizio, tenutasi a Melfi il 7 ottobre u.s., sarebbe emerso che il problema che ha determinato la presenza di sostanze cancerogene in falda, quali la trielina e altri alifati clorurati cancerogeni, è tutt’altro che risolto. Tale situazione sarebbe collegata al forno rotante utilizzato da Fenice per i rifiuti industriali.
Sappiamo anche che il buon sostituto procuratore Renato Arminio, per “senso di responsabilità”, non ha proceduto al sequestro del forno rotante. Da inguaribili ottimisti restiamo in fiduciosa attesa di un qualche provvedimento della Procura della Repubblica di Melfi.  Il perdurante silenzio delle istituzioni continua ad essere accompagnato dalla negazione di conoscenza. Nessuno dei monitoraggi effettuati in questi mesi è stato reso pubblico.  In via Anzio, dopo le clamorose rivelazioni di Bove, che temo non siano state dettate da un’improvvisa crisi di coscienza, non si è ritenuto opportuno chiedere le dimissioni del Direttore dell’Arpab. Scavando nel nostro archivio, abbiamo trovato un gustoso articolo che racconta dell’idilliaco rapporto tra Vincenzo Sigillito(direttore dell’Arpab) e Fenice Spa. Afferma Sigillito il 29 novembre 2008:“L’Arpa Basilicata considera il termovalorizzatore una risorsa estremamente positiva per il territorio lucano a maggior ragione in un momento in cui la regione è costretta a fronteggiare la problematica dello smaltimento rifiuti. Al tempo stesso, però, si riscontra, la percezione negativa che le realtà locali hanno dell’impianto di Melfi.”  Gli fa eco l’amministratore delegato di Fenice, Patrick Lucciconi, il quale dichiara: “So bene che quando si ha a che fare con realtà simili a quella della Fenice è importante la comunicazione con le autorità locali, ma ancor più quella con i cittadini, perché quest’ultima fa la differenza tra la percezione positiva o negativa.” Caricato da Lucciconi, il direttore dell’Arpab si esalta e replica, affermando: “L’Arpa Basilicata ha offerto il proprio supporto tecnico-scientifico per avviare interventi informativi e di sensibilizzazione rivolti alle scuole sulle tematiche ambientali in generale e più in particolare sull’attività del termovalorizzatore di Melfi.” Capito?! L’Arpab considera Fenice importante: la monnezza dobbiamo incenerirla, mica riciclarla. E poi, è tutto un problema di percezioni, come per i monitoraggi, come per le dichiarazioni di Bove, come per il forno rotante, come per il mercurio e la trielina. Percezioni: c’è chi percepisce il reato e chi ispira la sua azione al senso di responsabilità; c’è chi invoca controlli e trasparenza e chi si preoccupa di “interventi formativi”. Cosa ci sia di formativo, poi, nelle dichiarazioni del dr. Bove, non l’ho ancora capito, ma purtroppo per me i tempi dei banchi di scuola sono trascorsi da tempo e non potrò mai formarmi alla scuola di Sigillito e Lucciconi. Ma sì, indirizziamoli alla giusta percezione questi cittadini lucani, e poi avveleniamogli l’acqua e la terra; tanto, una volta indottrinati non saranno più in grado di guardare in faccia la realtà. Tutta questione di percezioni, e soprattutto di denari che girano attorno all’affare degli inceneritori. E poi Fenice è un nome così evocativo, come l’araba che rinasce sempre dalle sue ceneri, e a ben pensarci fa anche rima con felice. Ma si, beviamoci sopra e tiriamo a campare; con un buon bicchiere d’ Aglianico del Vulture, hai visto mai, che cambiano pure le “percezioni”. Chissà perché, ma da certe vicende emerge il sapore delle purghe e dell’olio di ricino.