Fecondazione, Gallo: Avvenire spalleggia il centro di fecondazione assistita di Cipro responsabile di errore nei confronti coppia?

Dichiarazione Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni,avvocato della coppia che ha scritto al Presidente della Repubblica.

Ieri sabato 12 maggio, Avvenire ha pubblicato il contenuto di una lettera indirizzata al Presidente Giorgio Napolitano del Dr.
Fraidakis, responsabile del centro di PMA di Creta, a cui si è rivolta
la coppia italiana che la scorsa settimana ha denunciato, tramite
missiva inoltrata dall’Associazione Luca Coscioni proprio al
Presidente della Repubblica, un errore sanitario che ha determinato la
trasmissione di una malattia genetica al proprio figlio.
Il Dr. Fraidakis dichiara che la denuncia rappresenterebbe “un
tentativo di bieca strumentalizzazione da parte della coppia su quanto
è accaduto nel centro di PMA a Creta”. In realtà questi fatti
determinano un danno alla salute e alla persona, quindi c’è poco da
minimizzare.

È bene precisare che la coppia italiana ha scritto al Presidente
Napolitano al fine di denunciare la mancanza di tutele per i cittadini
italiani e comunitari, costretti a ricorrere alle tecniche di
riproduzione in altri Paesi.
È davvero inaudito che il giornale della carità cristiana non
presupponga la buona fede dei genitori di un bambino che, per colpa di
assenza di idonei controlli sanitari dei donatori di gameti a Creta,
oggi è malato.
Il dr. Fraidakis nella sua lettera non dice che abbiamo dovuto
chiedere per via legale la fattura dell’avvenuto pagamento al centro
di Creta. Il Dr. Fraidakis non dice che abbiamo chiesto l’elenco degli
esami a cui la donatrice è stata sottoposta. Ci è pervenuta, invece,
solo una dichiarazione generica sullo stato di salute della donatrice
e nessuna mappa cromosomica. Il dr. Fraidakis non scrive che hanno
reiterato più volte la richiesta di documentazione medica idonea sia
la coppia di genitori, sia i medici curanti del bambino, sia il loro
legale.
È bene rendere noto a tutti che la coppia non ha richiesto alcun
risarcimento del danno al centro, non ha incardinato procedimenti a
Creta poiché non potrebbe sostenere le spese determinate da un
procedimento in quel Paese.
La coppia chiede solo che la stessa esperienza non accada ad altri
italiani, ed è concentrata ad assicurare il benessere del proprio
figlio con sacrifici e dignità.
Il Dr. Fraidakis nella sua lettera a Napolitano inoltre accusa
illegittimamente la coppia sia perché si è rivolta alla scrivente –
che da anni segue i procedimenti connessi all’applicazione delle
tecniche di procreazione medicalmente assistita – sia perché non ha
inviato la cartella clinica del bambino malato al centro di Creta. Ci
chiediamo: per quale motivo avremmo dovuto inviare la cartella clinica
del bambino, per appurare l’origine della malattia a Creta? Il bambino
è affetto da malattia a trasmissione genetica di cui il padre non è
portatore e le norme comunitarie prevedono che le strutture di PMA
conservino per 30 anni i dati sanitari dei donatori in forma anonima.
Parliamo cioè di tracciabilità e sicurezza di cellule e gameti, questa
regola è valida anche per  la struttura a Creta diretta da Fraidakis
che deve rispondere ad una richiesta di ordine medico sanitario.
Il Dr. Fraidakis addirittura cita il procedimento della coppia contro
una struttura di PMA sequestrata a Cipro, dicendo che in
quell’occasione la parte è stata soccombente. Il medico in questione
pensi a quello che è accaduto nel suo centro e se proprio vuole
informazioni su Cipro deve sapere che nessuna soccombenza vi è stata
da parte della coppia. Le indagini a carico dei titolari della clinica
di Cipro sono ancora in corso sia in Italia che a Cipro, tanto per i
reati commessi in riferimento alla tracciabilità di embrioni, quanto
per la restituzioni degli embrioni sequestrati della coppia in
questione e di altre coppie italiane.
Ad Avvenire questa storia spiega come il proibizionismo sulla
fecondazione assistita, costringendo le coppie a un “turismo
procreativo” e dei diritti, produca situazioni così intollerabili, da
ogni punto di vista. Crediamo anche dal loro. Al di là di ogni
contrapposizione ideologica invitiamo il quotidiano della Cei a
riflettere bene e pensare che questa volta possiamo stare insieme a
difesa dei diritti di questa coppia e del loro bambino.