Eutanasia/cure palliative: alla Fondazione Maruzza mostriamo altri dati

Matteo Mainardi

Dichiarazione di Matteo Mainardi, coordinatore campagna Eutanasia Legale (Ass. Coscioni)

L’affermazione della dicotomia cure palliative/eutanasia evidenziata dalla Fondazione Maruzza risulta alquanto fuorviante. Tanto più se analizziamo i dati riportati dal Consiglio d’Europa nella Raccomandazione sull’organizzazione delle cure palliative (2003) ripresa nel 2014 dalla Raccomandazione sulla promozione dei diritti umani degli anziani. Da questi dati apprendiamo come in Belgio e Olanda, entrambi paesi nei quali risultano legali i trattamenti eutanasici, le cure palliative siano molto più sviluppate che in Italia. Nella già citata Raccomandazione sui diritti umani degli anziani l’esperienza belga sulle cure palliative è addirittura inserita tra le “buone pratiche”, essendo presente un esperto di tali cure in tutte le residenze e strutture assistenziali per anziani. Una paese dunque in cui l’assistenza di fine vita funziona e dove comunque si preferisce regolare l’eutanasia piuttosto che abbandonarla alla clandestinità.

A fine gennaio è stato pubblicato sul tema uno studio della Maison médicale Jeanne Garnier di Parigi, il più grande centro francese di cure palliative per numero di posti letto. I risultati non sorprendono chi si occupa di fine vita: nel biennio 2010-2011 il 9% dei pazienti sottoposti a cure palliative ha comunque esplicitamente manifestato il desiderio di “farla finita”. Il 3% ha formulato esplicitamente richieste di eutanasia.

A sostegno di questa tesi arriva a fine febbraio un altro studio scientifico pubblicato questa volta dalJournal of Medical Ethics. Il documento descrive lo sviluppo delle terapie palliative dal 2005 al 2012 nei paesi del Benelux – ossia dell’aggregato di Olanda e Belgio (dove la morte medicalmente assistita è legale dal 2002) a cui si aggiunge il Lussemburgo (dove è legale dal 2009) – in confronto a paesi dove la “dolce morte” non è regolamentata.

Leggendo lo studio possiamo constatare come l’incremento del numero di strutture dedite alle cure palliative in confronto con i paesi proibizionisti in materia di “fine vita”, è maggiore dove vige una regolamentazione come appunto Olanda e Lussemburgo. Il Belgio, che dal 2002 al 2011 ha addirittura raddoppiato la spesa pubblica finalizzata alle cure palliative, si posiziona allo stesso livello del Regno Unito (dove la morte assistita non è ancora regolamentata).

Le conclusioni dello studio condotto da Chambaere e Bernheim (Vrije Universiteit Brussel) sono molto chiare: “L’ipotesi che la regolamentazione della morte medicalmente assistita rallenti lo sviluppo delle cure palliative non è supportata dall’esperienza del Benelux. Al contrario, la regolamentazione sembra promuovere l’espansione di queste cure”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.