Eutanasia: le gemelle Kessler sostengono la campagna per la legalizzazione

Secondo lei perché in Italia c’è tanta difficoltà persino a fare un dibattito su questi temi?

«Ci sono molti credenti che dicono “Dio ti ha dato la vita e Dio te la toglie”, ma ci sono anche tanti casi in cui io dico: ma dov’è Dio? Quando muoiono dei bambini, per esempio, io mi chiedo sempre dove sia Dio. Quindi “Dio ti ha dato la vita e Dio te la toglie”? No. È la tua vita personale e quindi devi decidere tu se te ne vuoi andare o no. E anche rispetto alla sofferenza: se io sento che la mia vita non è più vivibile per tanti motivi, io me ne vado altrove. Ho fatto una bella vita, piena di lavoro, di successo, di soddisfazioni, perché devo stare male per cinque anni, dieci».

 

Per questo, lei e sua sorella, sostenete l’iniziativa dell’Associazione Coscioni e aderite alla battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia in Italia?

«Certamente sì. E Alice è d’accordo con me. Noi qui in Germania abbiamo già firmato un contratto in cui diciamo che non dobbiamo essere tenute in vita artificialmente. Ci sono persone ridotte per anni a delle “verdure”, che non riconoscono più nessuno, che non parlano, che si fanno tutto addosso: non sono più esseri umani, quindi che senso ha vivere così? Si potrebbero dare dei tranquillanti, fare delle iniezioni a queste persone, che così si addormentano. Come fa “Exit” in Svizzera: prendono qualcosa e si addormentano beati e tranquilli, senza dolore».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.