Silvio Viale, medico, dirigente radicale dell’Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia, ha diffuso la seguente nota:
"Bene ha fatto la Mercedes Bresso a interpretare il sentimento popolare e a reagire alle ingerenze di Formigoni e del mimistro Sacconi. Non tocca, però, ai presidenti delle regioni di decidere su Eluana.
I presidenti delle regioni devono solo rispettare le decisioni dei medici, della famiglia Englaro, del Tutore di Eluana e del Curatore di Eluana, nel solco delineato dalla lunga vicenda legale. La via maestra rimane quella di una struttura sanitaria lombarda, essendo Eluana iscritta al sistema sanitario della Lombardia e attualmente assistita in una clinica convenzionata della Lombardia. Se ciò non dovesse essere possibile per qualunque ragione, come per ogmi altro intervento sanitario, si ha ogni cittadino ha il diritto di rivolgersi ad un’altra regione. Il problema non riguarda le strutture sanitarie, poichè ogni ospedale è una struttura idonea. Non riguarda nemmeno i medici che sono pronti a fare il proprio dovere e, anche se alcuni medici dovessero invocare, per convinzione o per paura, l’obiezione di coscienza, altri medici sono pronti per un’azione di coscienza. Non è necessario che Eluana venga trasferita al S.Anna di Torino, o in qualunque altro ospedale torinese o piemontese, ma in tal caso in qualunque ospedale piemontese sono certo che si agirebbe secondo legge e secondo coscienza. Il Piemonte è pronto ad accogliere Eluana."
"Domenica sera a Lecco ho detto che Eluana è diventata, suo malgrado, un simbolo di una battaglia di libertà ed ho aggiunto che la vicenda sta scoperchiando parecchie pentole. Una di queste è quella degli "hospice". Sono indignato per come i responsabili di alcuni hospice si affrettino a dichiarare il loro "amore per la vita", considerando che negli hospice si va per morire con dignità e per essere accompagnati nel modo migliore, non per subire inutili accanimenti terapeutici ad oltranza. Sento odore di truffa. Non vorrei che molti hospice siano solo una dependance di case di riposo per lungodegenti cammuffate per avere maggiori finanziamenti regionali. Capisco che un hospice possa dire che non tratta questi casi, che preferisce non occuparsi di stati vegetativi o che vi è una lista di attesa da rispettare, ma sarebbe stucchevole scoprire che la questione della morte venisse negata o dilazionata. Chi chiede di andare in un hospice sa che è considerato terminale e chi lo dirige sa di avere ache fare con pazienti ormai prossimi alla morte."
"Tornando a Eluana, questa sera inizierò il mio turno di pronto soccorso con la consapevolezza che, se Eluana dovesse approdarvi, io la ricovererei senza indugi, sicuro di fare il mio dovere in coscienza e secondo legge"