Dopo le dichiarazioni rese al Tgr Basilicata per alcuni dirigenti Arpab si configura la violazione dell’art. 331 c.p.p.

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni.


Confesso di avere dei limiti e quindi faccio fatica ad interpretare le dichiarazioni del dr. Bruno Bove, coordinatore provinciale dell’Arpab.
Il dr. Bove ha dichiarato, attraverso i microfoni del Tgr Basilicata, che l’Arpab sapeva dell’inquinamento della falda del fiume Ofanto dal marzo del 2008.
Testualmente, nel servizio del Tgr Basilicata del 25 settembre(ore 19.30) viene attribuita al Bove la seguente dichiarazione: “Già dal marzo del 2008 eravamo a conoscenza dei livelli preoccupanti di mercurio nella falda, ma non spettava al nostro Ente lanciare l’allarme per legge è Fenice a dover comunicare entro 24 ore il superamento della soglia.
Una dichiarazione sconcertante se si considera la mission dell’Agenzia per l’ambiente e il fatto che dal 2002 l’Arpab è tenuta al monitoraggio delle matrici ambientali del vulture-melfese.
Temo che l’Arpab stia vivendo una grave crisi d’identità. L’operato dell’Agenzia fa a pugni con quanto è dato leggere sul sito della stessa: “L’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata(Arpab) è preposta al monitoraggio e al controllo dei fattori di rischio per la protezione dell’ambiente, informa la cittadinanza sullo stato dell’ambiente e promuove cultura e comportamenti coerenti con i principi e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile”.
Fatto sta che da questo bel quadretto emerge la definitiva conferma che per almeno 13 mesi, e sottolineo “almeno”, nessuno ha comunicato al Sindaco di Melfi, al Prefetto e a tutti gli enti interessati la presenza di agenti inquinanti cancerogeni nella falda acquifera del fiume Ofanto.
La dichiarazione di Bove non solo è sconcertante, non solo ci ha lasciati attoniti, ma da essa emerge una chiara e macroscopica notizia di reato: omissione di atti d’ufficio, violazione dell’art. 331 del codice di procedura penale.
L’Arpab non solo era tenuta a comunicare l’inquinamento in atto, ma era obbligata a farlo. Rientra nella sua mission, rientra nei suoi compiti istituzionali. Davvero facciamo fatica a capire, caro dr. Bove: a marzo 2008 non avvertite l’obbligo di segnalare e un anno dopo, il 3 marzo del 2009, invece decidete di informare il Sindaco della città federiciana e lo fate addirittura in anticipo sulla comunicazione che Fenice invia allo stesso sindaco di Melfi. Misteri dell’Arpab e cioè di un’agenzia gestita con criteri che nulla hanno a che fare con la tutela ambientale, ma molto con pratiche nepotistiche e lottizzatorie.
Da tutta questa vicenda si ricava la sgradevole sensazione che l’Arpab difenda interessi assai poco legati alla tutela della salute dei cittadini lucani.
I 105000 euro dello stipendio da dirigente, incassati dal dr. Bove, sono spesi davvero male. Suggeriamo, una volta di più, al direttore dell’Arpab di rassegnare le dimissioni ed analogo suggerimento rivolgiamo al Coordinatore Provinciale.
Non possiamo permetterci di continuare a tenere a libro paga della collettività funzionari che non comprendono l’importanza del ruolo che sono chiamati ad esercitare.
Propongo all’Assessorato regionale all’ambiente di aggiungere all’acronimo Arpab il sottotitolo “Niente vidi, niente sacciu, niente sentii.
E speriamo che anche dalle parti del Dipartimento ambiente non abbiano avuto la notizia dell’inquinamento già a febbraio/marzo del 2008.
 
Approfondimenti
 

Tgr Basilicata, 25 settembre 2009 

LA PETIZIONE:
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