Dichiararazione di Mirella Parachini in relazione all’acquisizione del consenso delle pazienti per l’aborto terapeutico

Dichiarazione di Mirella Parachini, ginecologa dell’Ospedale S.Filippo Neri di Roma, vice-presidente della FIAPAC (Federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione), membro dell’Associazione Luca Coscioni

In relazione alle notizie apparse sui giornali in merito all’acquisizione del consenso delle pazienti che si sottopongono all’aborto terapeutico, a norma dalla legge 194, sulla somministrazione delle sole cure compassionevoli per i feti ancora vitali dopo l’intervento, voglio ricordare quanto segue:

1. Le Raccomandazioni per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse delle maggiori società scientifiche prevedono che “Laddove il neonato, pur rianimato inizialmente, non dimostri possibilità di sopravivenza ed il trattamento venga considerato non efficace, dovrà essere preso in considerazione il passaggio da cure intensive a cure confortevoli. Il neonato non sottoposto a cure intensive, deve comunque essere trattato con rispetto, amore e con delicatezza. Ai genitori deve esser offerto il massimo supporto sul piano psicologico”.

2. Persino nelle Linee guida per l’astensione dall’accanimento terapeutico in Neonatologia proposte dall’ Università Cattolica del S. Cuore (Cattedra di Neonatologia e Istituto di Bioetica), per i neonati di età gestazionale uguale o inferiore alle 22 settimane compiute, le procedure indicate prevedono l’astensione dall’intubazione endotracheale e dalla ventilazione. (www2.unicatt.it/catnews/allegati/12312/Proposta%20lineeguida%20neonatologia%20finale.doc)

3. Gli operatori della 194 si trovano quotidianamente confrontati con situazioni molto delicate e dolorose, spesso da soli e con un grande impegno sia sul piano organizzativo che su quello psicologico ed emotivo. Per far fronte a percorsi così difficili occorre la massima professionalità ed il rispetto delle regole, sia sul piano clinico che giuridico.

4. L’attacco subito dalla dott.ssa Scassellati dell’Ospedale S.Camillo di Roma da parte dei suoi dirigenti, dei suoi colleghi, e dei politici pronti a rilasciare dichiarazioni offensive ed insultanti, senza mai porsi il problema della difficoltà dell’applicazione della legge 194, dimostra ancora una volta quanto questa sia affidata, nella maggior parte dei casi, alla buona volontà dei singoli operatori che compiono un vero e proprio atto di “affermazione di coscienza” a fronte della obiezione di coscienza della maggior parte dei medici, per comodo e quieto vivere, salvo poi ricorrere – come tutti noi ginecologi non obiettori sperimentiamo quotidianamente- al “collega abortista” per le situazioni che riguardano le proprie pazienti.

5. La modalità di diffusione di notizie come quelle riportate in questi giorni dai media ottengono il risultato di allarmare l’opinione pubblica e non quello di far conoscere situazioni che noi operatori viviamo da anni nel silenzio e nell’indifferenza. Negli ultimi anni le tecniche di diagnostica prenatale si sono moltiplicate a dismisura, senza un corrispettivo potenziamento delle strutture deputate alle scelte conseguenti. Come dire:”molti centri dove praticare l’amniocentesi – pubblici e privati – ma al momento dell’esito infausto le paziente vengono lasciate sole, spesso senza l’indicazione dei centri –pochi- cui rivolgersi.

6. Meno ipocrisia per favore!