Dati Covid Sicilia, Cappato: “Criminogena la non pubblicazione dei dati disaggregati”

Dati Covid

Il Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni commenta la vicenda sui dati Covid in Sicilia e aggiunge: “Noi andiamo avanti con Covidleaks“.

Poi si rivolge al Governo: “Dia seguito all’accordo tra Istituto superiore di Sanità e Accademia dei Lincei”

“L’inchiesta della Procura e dei Carabinieri di Trapani conferma che continuare a mantenere segreti i dati grezzi e gli algoritmi con cui si processano i numeri della pandemia, rifiutando di aprirli al pubblico scrutinio, è una scelta che favorisce comportamenti delittuosi, ed è dunque essa stessa scelta criminogena”. Queste le parole del Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della piattaforma di whistleblowing Covidleaks, Marco Cappato, a proposito di quanto sta accadendo, in merito ai dati Covid in Sicilia.

Secondo l’inchiesta siciliana i dati dei contagi degli ultimi cinque mesi sarebbero cresciuti più volte in modo preoccupante, ma sarebbero stati nascosti dai vertici dell’assessorato alla Salute per mantenere l’indice sotto i livelli di guardia. 

“Qualche mese fa”, ricorda Cappato, “in Lombardia era successo il contrario: si era applicato il massimo livello di restrizione malgrado i dati veri dicessero altro. A prescindere dall’esito delle vicende giudiziarie, se i dati di ciascuna unità sanitaria fossero inseriti in database pubblici in formato aperto, sarebbe molto più facile accorgersi sia degli errori che delle manipolazioni”.

“Torniamo a invitare chi sa, può e vuole a inviare al sito Covidleaks quante più informazioni puntuali possibile per consentire una valutazione indipendente della situazione. Per uscire da questa situazione, ci appelliamo al Governo affinché dia seguito all’accordo stipulato quattro mesi fa con l’Accademia dei Lincei per l‘apertura di dati’ e loro analisi disaggregata. L’apertura dei dati”, ha concluso Cappato, “serve a consentire scelte nell’interesse della salute pubblica basate su evidenze; essere invece costretti a inseguire il problema attraverso inchieste, processi e carcere per chi manipola i dati segreti equivale al solito ‘troppo poco troppo tardi’ e non aiuta il contenimento del virus.