Dichiarazione di Mina Welby, Co-presidente Associazione Luca Coscioni
È di pochi giorni fa il mio rammarico sulla manifestazione a Roma contro la Legge 194,”Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Vi aveva partecipato in prima fila anche il Sindaco Gianni Alemanno. Ora si prospetta una affluenza anche dalle regioni più lontane alla città eterna per domenica prossima, 20 maggio, per il ‘lifeday’, dove i partecipanti grideranno ‘assassine’ alle donne che hanno abortito. In che tempi siamo? In quelli della caccia alle streghe?
Dinanzi ad un momento così importante per una donna non bisognerebbe creare delle barricate ideologiche ma invece momenti di riflessione, come quello organizzato dall’Associazione Luca Coscioni e dall’Aied per martedì 22 maggio, alla Biblioteca del Senato della Repubblica, una giornata di studio sull’obiezione di coscienza per quello che riguarda la legge 194, senza guerre di religione.
Il diritto all’obiezione è legittimo, ma allo stesso tempo non può significare la gogna mediatica e sociale per una donna che ha necessità di sottoporsi all’interruzione di gravidanza. Per questo convegno non suonano le fanfare e non si scende in piazza con approvazione, non viene fatta pubblicità. Ebbene, si torna all’aborto clandestino con il benestare dei Manifestanti per la Vita? Che senso ha gridare alla vita se poi si mette in pericolo la salute delle donne, costringendole all’aborto clandestino?
Vorrei solo ricordare che con l’entrata in vigore della l.194, secondo dati ministeriali, c’è stata una diminuzione del numero di aborti pari al 2,7%, rispetto ai 118.579 casi del 2009, che è pari al 50,9% se il confronto avviene con i dati del 1982, anno in cui si è registrato il numero più alto di aborti volontari.
Nulla da obiettare?