Silvio Viale*, interviene sulla notizia (LA STAMPA e REPUBBLICA) che Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta sull’uso del misoprostolo per procurare aborti al di fuori delle procedure previste dalla 194. Silvio Viale, scinde l’aspetto medico da quello legale e auspica che ci sia un Guariniello anche a Roma per indagare sui ritardi di registrazione della RU486 da parte dell’AIFA.
“Sono francamente stupito che solo ora venga aperta un’indagine sull’uso illegale del misoprostolo. Sono anni che le immigrate, in particolare quelle che provengono da paesi in cui l’aborto è vietato, hanno importato anche i loro metodi di aborto clandestino. Soprattutto, sono stato tra i primi a segnalare uso illegale del misoprostolo e a dare anche istruzioni per ridurre il danno (http://old.associazionelucacoscioni.it/cytotec_legittima_difesa).
Guariniello fa bene ad indagare, ma occorre sapere distinguere tra il problema legale e quello medico. Prima di tutto, occorre dare informazioni oneste, rifuggendo da ogni comodo scandalismo. Il fenomeno, almeno a Torino, è in riduzione ed è lo specchio del livello di accoglienza dei consultori e del SSN, nonché della paura che le donne straniere possono avere nel rivolgersi agli ospedali. Da un punto di vista medico il farmaco è autorizzato per l’aborto in Francia (usato da 20 anni in associazione con la RU486), dalla Food and Drug Admininstartion (FDA) e dall’Agenzia Europea del farmaco. Le agenzie dell’OMS lo ritengono sicuro come dimostrano molti studi effettuati e l’attenzione per altri studi in corso. Come farmaco è utilizzabile per l’aborto spontaneo, per l’aborto ritenuto, per indurre il parto e per le complicazioni emorragiche del parto. Attualmente In Italia utilizziamo legalmente un farmaco simile che costa cento volte di più. I sintomi e l’effetto dipendono dalle dosi, mentre le complicazioni derivano dall’uso di dosi eccessive. Anch’io credo che occorra scoraggiare un uso illegale di farmaci abortivi, ma che credo che il nostro paese abbia la coscienza sporca come dimostra ala vicenda della RU486. Mentre mi aspetto che l’inchiesta di Guariniello si estenda a tutta Italia – soprattutto in quelle regioni con un 20-25% di aborti clandestini – mi chiedo quanto si dovrà aspettare perché un Guariniello romano indaghi sui ritardi della registrazione della RU486 da parte dell’AIFA. Certo le pressioni e i condizionamenti sottobanco del governo possono non avere risvolti penali ma un comportamento tecnico difforme da quello utilizzato per altri farmaci, probabilmente sì. Per questo saluto con piacere l’inchesta di Guariniello, sperando che serva a stimolare servizi pigri e distanti dalle esigenze delle donne che devono abortire. Un paese civile non può sopportare che centinaia, forse migliaia di donne, debbano arrangiarsi clandestinamente per abortire in Italia o debbano recarsi all’estero (200 donne nel solo Canton Ticino nel 2008: quante in Francia, in Austria o altrove?) per potere evitare l’intervento chirurgico. L’aborto e la RU486 non possono continuare ad essere un tabù contro le donne.”
* membro della Direzione Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni