Aborto. Viale: finalmente si discute. Il consenso informato è utile, ma da solo non risolve.

Dichiarazione di Silvio Viale, ginecologo del S.Anna di Torino, consigliere generale Associazione Coscioni e membro del Comitato di Radicali Italiani

“Finalmente si discute di 194 e, da radicale, posso dire di essere d’accordo con l’Osservatore Romano quando rileva che nella legge 194 vi siano vuoti e incongruenze. Sono anni che denuncio l’incongruenza tra il limite per l’aborto terapeutico (ITG) e la realtà dei feti estremamente prematuri. Il punto non è quello di definire un limite preciso tra le 22 e le 24 settimane, quanto quello di stabilire cosa si intenda per possibilità di vita autonoma.

Per gli aborti terapeutici si può indicare un limite di 24 settimane, quando inizia una ragionevole possibilità di vita autonoma, ma occorre permettere interruzioni di gravidanza, oggi impossibili, anche in epoche successive in presenza di gravi malformazioni, come l’anencefalia. La vera questione, soprattutto per i feti nati da aborti spontanei, è quella di quando lasciare stare e quando intervenire, tenendo presente che l’evento è quasi sempre anticipato da una patologia (rottura delle acque, infezione, iposviluppo grave, ecc) o da una grave minaccia di aborto. La non possibilità di lasciare stare dopo, in casi di nascita prematura, per evitare i rischi connessi porta a decidere più precocemente per l’ITG. Lo stesso accadrà se si pone un limite troppo basso, come le 22 settimane, per il timore di superarlo. Già oggi alcune donne venete o lombarde hanno dovuto venire al S.Anna di Torino per abortire.

In ogni caso vi saranno sempre casi di confine, per cui spetta al neonatologo ed al ginecologo, insieme alla madre ed alla coppia, decidere se intervenire con le tecniche di rianimazione, o meno, considerando le condizioni di vitalità del neonato. In tutti questi casi il consenso informato è utile, ma da solo serve a poco, se non si prende in considerazione la varietà delle situazioni che si possono determinare.

Purtroppo gli operatori della 194 sono stati sempre lasciati soli, bersaglio di polemiche strumentali e di ipocrisie, come gli attacchi dei medici obiettori del San Camillo di Roma ai medici che fanno aborti. Quanta ipocrisia in queste anime belle, figurine da presepe. Le regioni e il ministero, negli anni passati non ha mai promosso aggiornamenti e confronti tra colleghi.

Infine sono d’accordo con Pier Luigi Battista quando invita alla riflessione e accusa i laici di essere sulla difensiva, incapaci di affrontare l’argomento per paura di modifiche peggiorative; sono anni che, partendo dalle conoscenze scientifiche, invito ad uno scatto di orgoglio e a non temere il confronto su 194, aborto, embrione, feto, neonato, rianimazione, paralisi neonatale. Finalmente si è cominciato.”