Legge 194. Mai dati

Legge 194 - Mai dati

Perché la relazione del Ministero sulla 194 non basta e servono i dati aperti e per singola struttura degli obiettori di coscienza

(a cura di Chiara Lalli e Sonia Montegiove)

La legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza è applicata?

Per rispondere abbiamo bisogno dei dati. Nella Relazione di attuazione del Ministero della salute ci sono solo i dati nazionali e regionali in pdf. Cioè dati chiusi, aggregati solo per regione e aggiornati al 2019. Ci servono invece i dati aperti e per ogni struttura ospedaliera. Solo se i dati sono aperti sono utili e ci offrono informazione e conoscenza. Solo se i dati sono aperti hanno davvero un significato e permettono alle donne di scegliere in quale ospedale andare, sapendo prima qual è la percentuale di obiettori nella struttura scelta.

I dati chiusi del ministero sono una fotografia sfocata. Ecco perché abbiamo mandato una richiesta di accesso civico generalizzato alle singole ASL e ai presidi ospedalieri chiedendo i numeri specifici per struttura. Chiedendo di aprire i dati, quei dati che dovrebbero essere già aperti.

80-100% OBIETTORI

La raccolta dati per singola struttura e tramite accesso civico è quasi finita. Nella mappa “Obiezione 100” ci sono gli ospedali con il 100% di obiettori di coscienza e quelli con una percentuale superiore all’80% per tutte le categorie professionali (ginecologi, anestesisti, personale non medico).

I ginecologi sono la categoria ovviamente più rilevante per l’applicazione della legge 194. Sulle altre due categorie possiamo ripetere la domanda sulla corretta interpretazione dell’articolo 9 che prevede la possibilità di obiettare per le attività direttamente e specificamente volte all’interruzione della gravidanza ma non per l’assistenza precedente e successiva.

Ci sono 72 ospedali che hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza.

Ci sono 22 ospedali e 4 consultori con il 100% di obiezione tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e OSS. 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori.

Ci sono 46 strutture che hanno una percentuale di obiettori superiore all’80%.

Sono 11 le regioni in cui c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori: Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto. Le Regioni più inadempienti sono la Sardegna e la Sicilia, con più dell’80% di mancata risposta all’accesso civico generalizzato. Ad Andria (Puglia) sono obiettori al 100% sia i ginecologi sia il personale non medico. Nel Polo ospedaliero di Francavilla Fontana (Puglia), più del 90% di medici ginecologi, gli anestesisti e gli infermieri sono obiettori.

MAPPA OBIEZIONE 100

(Questo dato è aggiornato alle risposte ricevute entro il 20 novembre 2021)

4 REGIONI

Dopo il sollecito all’accesso civico dello scorso agosto, inviato al Responsabile per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza, diverse sono state le Aziende ospedaliere e le Aziende sanitarie locali che hanno risposto mandando i dati. Siamo circa a un 70% di copertura. Le regioni più evasive sono la Sicilia e la Sardegna: nonostante i solleciti, abbiamo ricevuto solo una risposta da 1 delle 9 ASL siciliane e da 3 aziende sarde su 11.

Oltre alla mappa 80-100%, ecco la mappa di 4 regioni, diverse per completezza e modalità di risposta (anche il tempo di attesa del sollecito è scaduto).

Emilia-Romagna

Come esempio virtuoso, perché abbiamo quasi tutti i dati (manca solo una struttura).

Molise

Abbiamo il dato completo ma aggregato, cioè l’Asrem non ci ha inviato i dati per singolo ospedale come avevamo chiesto. Nonostante questo, sappiamo che gli unici due ginecologi non obiettori (uno a tempo pieno, una a tempo parziale) su ventisette sono al Cardarelli di Campobasso.

D’altra parte dalla Tabella 23bis della Relazione ministeriale, sappiamo che su tre ospedali, solo uno effettua IVG (i dati sono del 2019, ma nulla sembra essere cambiato da allora).

Degli altri 27 ginecologi dipendenti Asrem sappiamo che non effettuano aborti ma non come sono distribuiti (il dato è del 2 agosto 2021) tra il già nominato Cardarelli, l’Ospedale Veneziale di Isernia, il San Timoteo di Termoli e il  Caracciolo di Agnone (le pagine dedicate agli ospedale nel sito Asrem sono “in aggiornamento” da mesi, forse dal concerto di Natale del 2018).

Sarebbe augurabile avere i dati senza essere costretti a una esegesi faticosissima, incrociando dati aggregati, vecchie tabelle e siti non aggiornati.

La “nostra” percentuale regionale è diversa da quella della Relazione ministeriale: sono 24 i ginecologi obiettori, cioè l’82,8% del numero totale, per il Ministero; sono 27,5 (1 ginecologo a tempo pieno, una ginecologa a tempo parziale) su 29, cioè il 94,828%, per l’Asrem. La differenza non sembra dipendere dall’aggiornamento dei dati perché il fatto che l’unico non obiettore stia andando in pensione è in cronaca da almeno due anni.

Abruzzo

La mappa presenta i dati chi ci ha risposto: ospedale di Chieti, di Vasto, di Sant’Omero, di Pelle, di Pescara e di Teramo (6 degli 8 ospedali in cui si effettuano IVG, sempre seguendo la Tabella 23bis). Le strutture di cui invece non abbiamo i dati, nonostante il sollecito, sono: l’ospedale di Popoli, dell’Aquila, di Avezzano, di Castel di Sangro, di Sulmona, di Atessa, di Guardiagrele, di Lanciano, di Ortona, di Giulianova e di Atri (le strutture di cui non sappiamo nulla sono segnalate con un X).

Basterebbe aggiungere questi dati alla mappa già esistente e relativa alla “Posizione geografica degli ospedali abruzzesi”.

Basilicata

Per la Basilicata tutte le Aziende sanitarie (3) hanno risposto.

MAPPA 4 REGIONI

(Questo dato è aggiornato alle risposte ricevute entro il 20 novembre 2021)

LA MAPPA IDEALE

Nella mappa ideale ci devono essere: i dati dettagliati di ogni ospedale – non solo dell’obiezione di coscienza, ma di tutto quello che la Relazione riporta aggregando per regione; non solo il numero degli ospedali esistenti e di quelli in cui si effettua l’IVG (su 564 ospedali, in 356 si effettua l’IVG, cioè il 63,1%) ma la segnalazione di quali sono quelli in cui si può abortire.

La “mappa” che possiamo disegnare dalla Relazione ministeriale non è una mappa utile ma una fotografia molto sfocata, fatta di dati chiusi, per media regionale e vecchi. Non è ammissibile né comprensibile che nel 2021 vengano pubblicati i dati aggiornati al 2019. Non è ammissibile né comprensibile che la Relazione trasmessa il 30 luglio 2021 al parlamento sia pubblicata il 16 settembre 2021.

Se non abbiamo i dettagli di ogni ospedale, è impossibile scegliere in quale andare.

Sarebbe come invitare a cena qualcuno e mandargli il disegno del quartiere. Chissà se arriva e con quanto ritardo. E se arriva non sarà per merito del vostro disegno.

RICHIESTE POLITICHE E BUONE PRATICHE ESISTENTI

Chiediamo al Ministero di aprire i dati e di proseguire nella raccolta: tutti i dati devono essere aperti, pubblici, aggiornati e per singola struttura (e non in pdf e in ritardo di anni, diversamente da come previsto e come succede ora).

I dati non riguardano ovviamente solo l’obiezione di coscienza, ma tutte le informazioni già presenti nella Relazione, come l’aborto medico (RU486) e l’aborto dopo il primo trimestre.

Chiediamo di sapere quanti non obiettori effettuano le IVG, qual è il numero medio settimanale di IVG per non obiettore e se ogni struttura in cui non c’è il servizio assicura alle donne il percorso di IVG.

Ricordiamo che i dati aperti non sono una concessione ma un nostro diritto.

Chiediamo di sapere quale “indicazione [è stata data] alle Regioni e alle strutture di organizzarsi per proseguire a fornire la prestazione” e quale ricaduta ha avuto la pandemia “sull’organizzazione dei servizi e sullo svolgimento dell’intervento” (pagina 13 della Relazione).

Chiediamo di aprire i dati sulla tabella “IVG nel contesto dell’emergenza COVID-19-maggio-giugno 2020” (pagina 14), soprattutto per le seguenti voci:

  • Una o più strutture hanno deciso in autonomia di interrompere il servizio IVG (2)
  • Una o più strutture hanno deciso in autonomia di ridurre il numero di interventi settimanali (4)
  • Una o più strutture hanno deciso in autonomia di sospendere le procedure di IVG farmacologica (4)
  • Una o più strutture hanno deciso in autonomia di sospendere le procedure di IVG chirurgica (2)

E chiediamo quali Regioni hanno segnalato problemi e quali no (12 non hanno segnalato problemi).

Chiediamo alle Regioni di fare la stessa cosa e di uniformare le modalità di presentazione dei dati. Se il Lazio è fermo al 2018 con un bel pdf chiuso, la Regione Toscana, seppure ferma al 2020, è un ottimo esempio.

I dati che abbiamo raccolto scadranno presto. Anzi, forse sono già scaduti quelli che abbiamo ricevuto ad agosto dai più bravi che ci hanno risposto subito, come il Policlinico Casilino e l’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Questo lavoro richiede un osservatorio permanente.

Solo con questi dati aperti e aggiornati continuamente si può fare una mappa utile.

Possiamo ispirarci alla Spagna o all’Inghilterra.

Rendere accessibili e aperti i dati analitici metterebbe in luce le difficoltà ancora presenti in Italia per accedere al servizio di IVG. Queste difficoltà, secondo l’ONU, possono essere:

  1. restrictive laws
  2. poor availability of services
  3. high cost
  4. stigma
  5. the conscientious objection of health-care providers and
  6. unnecessary requirements, such as mandatory waiting periods, mandatory counselling, provision of misleading information, third-party authorization, and medically unnecessary tests that delay care.

L’obiezione di coscienza non è una questione morale, è una questione di accesso a un servizio.

Il nostro lavoro continua, e pubblicheremo presto altri dati e altri approfondimenti, così come valuteremo eventuali azioni legali nei confronti delle strutture ospedaliere e delle ASL inadempienti – sia nel non dare risposta a uno strumento di accesso agli atti quale l’accesso civico generalizzato, sia nella garanzia dell’accesso al servizio.

 

Per comunicazione e informazioni potete scrivere a maidati@associazionelucacoscioni.it