Tra testamento biologico ed eutanasia

La Repubblica
Corrado Augias

Il tema è di grande delicatezza, merita una corretta esposizione quali che siano le opinioni di ognuno al proposito. Per cominciare, il testamento biologico (sul quale un accordo è in vista) è una cosa, l`eutanasia è assai diversa cosa.

Una persona, per esempio io stesso, dichiara essendo libero da costrizioni esterne e in discreta salute psico-fisica, di non voler essere sottoposto, se mai fosse, a trattamenti che allunghino inutilmente una vita ridotta allo stato vegetale (come fu per la sventurata Eluana Englaro) o, al contrario, pienamente cosciente ma nell`impossibilità di muovere altro che gli occhi (così l`eroico Piergiorgio Welby).

L`individuo fa questa dichiarazione, eventualmente rinnovandola di tanto in tanto; trattandosi di una manifestazione del suo libero arbitrio, ha il diritto di vedere rispettata la sua volontà. L`eutanasia invece vuole che, giunti ad un certo punto di degrado fisico o psichico o di sofferenze gravi rimediabili solo con dosi sempre più forti di morfina, qualcuno attivamente intervenga a spegnerne la vita. Nel primo caso c`è la cessazione di ogni attività terapeutica, nel secondo un intervento attivo.

Detto così, con animo tranquillo, la cosa sembra semplice. La realtà è invece, oltre che dolorosa, complicata. Alla progressiva limitazione della libertà causata da una malattia degenerativa, alle stesse sofferenze, progressivamente ci si adatta come molti hanno potuto sperimentare per se stessi o persone vicine. Allora come decidere?

C`è una frase eccessiva nella lettera del signor Pulimanti: “dover decretare quando e come un proprio simile debba morire”. Così definita è più la funzione del boia che non dell`eutanasia la quale viene praticata sempre con il pieno assenso dell`interessato e anzi, quando può agire autonomamente, con un suo gesto volontario. Ad esempio, bere una pozione che gli viene messa accanto e li lasciata dall`incaricato che subito dopo lascia la stanza. Questa è la procedura che si segue nelle cliniche svizzere che accolgono coloro che desiderano lasciare la vita. Tra i quali, aggiungo, numerosi italiani anche illustri, che non possono farlo in patria.

Di fronte alla libera e confermata volontà di lasciare la vita da parte di persone che ne siano fisicamente impedite, non si capisce perché negare ad altri la possibilità di farlo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.