Unioni civili, un appello a Luigi Zanda e Monica Cirinnà

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Carlo Troilo

Nei giorni scorsi Flavia Amabile, su “La Stampa”, ha fatto un ottimo lavoro di sintesi del contenuto dei 4.300 emendamenti presentati, in massima parte da Carlo Giovanardi, ai 19 articoli della “legge Cirinnà” sulle unioni civili per le coppie omosessuali: “una interessante immersione – scrive la Amabile – da un punto di vista sociologico e umano nella derisione e nel disprezzo espressi dalle compassate stanze di Palazzo Madama nei confronti delle coppie omosessuali”. Ed elenca alcuni degli emendamenti del tipo: due persone dello stesso sesso costituiscono “una unione difettiva”; oppure, “dopo la fine del loro legame sono tenute ad aiutarsi moralmente, materialmente e giuridicamente per almeno vent’anni”. Le unioni sono definite una “società economica per la gestione di abitazione” oppure “ una unione renziana”. Emendamenti che la giornalista definisce “immersi nella omofobia, nella derisione e nel disprezzo”. Giovanardi – che con il suo volto triste e inespressivo è negato per l’umorismo – offre anche una “spiritosa”  possibilità di scioglimento dell’unione: “Nel caso in cui una delle parti cambi la sua identità di genere o questa diventi fluida”.

Negli emendamenti si afferma che mai possono formare una coppia “persone dello stesso sesso responsabili di reati contro i minori, dall’infanticidio all’abbandono di minore, riduzione in schiavitù, pornografia minorile, prostituzione minorile, violenza sessuale con minori”: quasi a sottolineare come queste pratiche siano un rischio più frequente in presenza di una coppia omosessuale.

Con questi emendamenti Giovanardi “si allinea” come sempre alle posizioni più retrograde delle gerarchie vaticane. Ricordo fra tutte la dichiarazione del Cardinale Bagnasco, nuovo capo della CEI, che nel maggio del 2007, dopo il primo Family Day, paragonò le unioni civili a “l’incesto e la pedofilia fra persone consenzienti” (!!). E mostra – più papista del Papa – di infischiarsene delle  aperture di Bergoglio sui gay (“chi sono io per giudicare?”).

Benché molti emendamenti siano stati dichiarati inammissibili, la legge è ferma al Senato e il leader del NCD Alfano sottolinea che le unioni civili “non erano nel patto di governo”, rivendicando libertà di coscienza per i suoi parlamentari.

Così, per l’ostruzionismo del NCD e per l’insipienza della “sinistra”, il 61,4% degli italiani favorevoli ad una forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay attende invano una legge che regoli le unioni civili, in un quadro europeo che si riassume in pochi dati.

Hanno le nozze gay la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda e l’Irlanda.

Hanno le unioni civili la Germania, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, l’Austria, la Finlandia la Croazia e l’Irlanda del Nord.

Non hanno né le nozze gay né le unioni civili l’Italia, la Grecia, Cipro e sei nazioni dell’Est europeo: Slovacchia, Polonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria.

Una situazione vergognosa, che si ripete per tutti i diritti civili: dalle scelte di fine vita alla situazione dei detenuti, dai tentativi di rendere molto problematico l’aborto con l’obiezione di coscienza alla vergognosa legge sulla procreazione assistita – i cui divieti inumani sono stati in gran parte cancellati grazie all’azione della Associazione Luca Coscioni e del suo segretario Filomena Gallo – dalla situazione dei disabili a quella dei vecchi con problemi di demenza.

E mentre il capo dei senatori del PD Luigi Zanda, “cattolico laico”, insiste per calendarizzare in Aula la proposta di legge, cosa fa Renzi? Tace. Eppure il premier aveva ribadito più volte il suo impegno per le unioni civili “alla tedesca” – che includono la stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner) – ed aveva promesso l’approvazione delle legge “entro giugno”, ribadendo il suo impegno anche dopo il Family Day dello scorso marzo, tutto centrato sulla opposizione alla legge.

A questo punto penso vi sia una sola via di uscita: la firmataria della proposta di legge, Monica Cirinnà e il senatore Zanda prendano in parola il leader dell’UDC Alfano (“ le unioni civili sono fuori dal patto di governo e quindi non mettono a rischio la tenuta dell’esecutivo”) e chiedano il sostegno alla legge di tutti gli esponenti politici più aperti in materia di diritti civili, siano essi del PD, di M5S, di SEL o anche berlusconiani “laici” (è il caso di ricordare che due ministri di Forza Italia, Brunetta e Rotondi, presentarono un ddl sulle unioni civili, dal nome DI.DO.RE – diritti e doveri di reciprocità, che fu incautamente “snobbato” dalla sinistra malgrado le sonore sconfitte dei DICO delle ministre Pollastrini e Bindi).

Dimostrino per una volta ai cittadini che il Parlamento può essere davvero il luogo in cui i rappresentanti del popolo esercitano la loro funzione “senza vincolo di mandato”, in uno stato laico e non clericale.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.