Troppi «soldi facili» in laboratorio

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Il Sole 24 Ore Domenica
John Sulston

Scienza e tecnologia sono cose diverse. Per me si tratta della stessa differenza che sussiste tra scoperta e applicazione.

Non concordo circa l`idea che un individuo (e, dunque, uno scienziato o un “tecnologo”) debba dedicarsi a una sola delle due attività. Credo, al contrario, che una persona possa occuparsi sia di scienza sia di tecnologia, ma che non per questo sussista un`identità tra i due ambiti. È una distinzione di grande importanza per il Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca promosso dall`Associazione Luca Coscioni.

La scoperta è sempre positiva, come lo è accrescere il proprio sapere. È da come applichiamo le nostre scoperte che dipende l`insorgere di un conflitto. È quindi bene essere disposti ad adottare il criterio dell`interesse pubblico prima di mettere in pratica le nostre conoscenze, che non dovrebbero essere applicate automaticamente, in tutti i modi possibili. Non si tratta però di un processo univoco.

La scienza, in fin dei conti, è un ciclo. È un processo di scoperta, di acquisizione di informazioni, di generazione di comprensione, utile anche aí fini di nuove scoperte. È importantissima la produzione di cultura, ma poi vi sono le applicazioni. Le applicazioni possono tradursi in guadagni se sono immesse sul mercato, e questi guadagni possono essere usati, insieme ai fondi erogati dalle istituzioni governative e dagli enti benefici, per fare altra scienza.

Negli ultimi cinquant`anni la parte for profit di questo ciclo ha aumentato il passo e si è rafforzata, talvolta a detrimento dei fondi stanziati dagli enti no profit. Da un certo punto di vista è un`ottima notizia: significa che possiamo continuare a fare scienza.

Molte più persone sono coinvolte nel settore e procediamo sempre più speditamente (secondo alcuni indicatori, se non altro) sul piano dell`innovazione; forse non in termini di comprensione profonda, ma certamente in termini di produzione di cose utili. È possibile che ci spingeremo oltre, fino al punto di dimenticarci completamente del problema della comprensione, limitandoci a fare scoperte il più in fretta possibile per produrre applicazioni da immettere sul mercato e trarne profitto.

E qui la situazione si fa meno positiva. Uno dei risultati è la perdita di una fonte di sostegno economico stabile. Per esempio, gli agronomi britannici sanno quanto sia deleterio distruggere un canale di finanziamento no profit: la perdita di interesse nelle piante transgeniche ha avuto ripercussioni molto negative sul loro lavoro.

In questa sede non ci interessano l`etica o le diverse opinioni esistenti sulle piante transgeniche: il punto è che, quale sia stato il motivo, i fondi a sostegno della ricerca sugli ogm hanno subìto uno sbilanciamento. Non c`era alcun appiglio e la scienza si è trovata alla mercé del volubile mercato. Il che si è tradotto in una temporanea eliminazione della scienza di base e in un grave danno per l`avanzamento della ricerca nell`ambito agronomico nel suo insieme.

Una seconda conseguenza è che gran parte dei finanziamenti può essere deviata altrove. Ad esempio, oggi soltanto il15% delle entrate dell`industria farmaceutica è reinvestito in ricerca e sviluppo, mentre il 30% è destinato al marketing e all`attività di lobbying per mantenere il sistema nelle condizioni attuali. In questo modo non si garantisce l`efficacia di ricerca e sviluppo.

Naturalmente il processo funziona; produciamo farmaci, ma ci sono degli effetti collaterali. Le applicazioni sono perlopiù realizzate allo scopo di trarre profitto. Siamo tutti parte di questo sistema. A guidarlo vi è il desiderio di guadagnare – anche inconscio – giacché dipendiamo dai nostri schemi di risparmio e dalle nostre pensioni e i manager sono sempre attratti dal miglior profitto in rapporto all`investimento.

Insomma, stiamo perpetuando un sistema che cerca il profitto prima di ogni altra cosa. Più la mutualizzazione della scienza farà passi avanti, più il sistema si consoliderà: è così che funzionano le nostre economie.

Perché siamo arrivati qui? Perché le entrate che provengono dagli enti a scopo di lucro sono così attraenti? Un motivo è che la gente non vuole essere tassata, ma ama fare impresa. Si tratta di “soldi facili” se li si confronta con quelli stanziati da enti senza scopo di lucro; inoltre sono relativamente liberi da forme di controllo centrale, il che è positivo per gli imprenditori, per gli scienziati che vogliono dar vita a un`azienda. Il rovescio della medaglia è che poi gli investitori si aspettano un ritorno, e nel giro di qualche anno potrebbero iniziare a pretendere risultati.

È possibile che si finisca per dover cambiare la propria linea di ricerca, rinunciando a obiettivi originali che si ritenevano eccezionali in favore di qualcosa di meno entusiasmante, ma che forse è più facilmente collocabile sul mercato. Ricerca e sviluppo vengono così riadattati in funzione del nuovo obiettivo, i servizi più necessari sono esclusi e la comunicazione scientifica è ostacolata: il tutto si riduce a transazioni finanziarie che accrescono i profitti.

Facendo queste valutazioni trascuriamo il capitale naturale e il benessere umano. Insomma, portiamo avanti un sistema in cui si fa molta scienza, ma che nel suo intimo non è sostenibile e non ci porta a ottenere ciò che ci serve davvero. È positivo che la scienza produca utili e che questi utili siano riutilizzati per fare altra scienza, ma non devono essere dominanti rispetto ai fondi stanziati da enti no profit.

Come fare? Salvo rivoluzioni (che non è mia intenzione promuovere) dobbiamo guardare ai dettagli. Il nostro modo attuale di gestire la scienza, a livello globale ed economico, è antitetico alla promozione della fiducia fra la gente, perfino all`interno dei Paesi ricchi, per non parlare della fiducia fra i Paesi poveri e quelli ricchi.

La saga umana (da dove veniamo? dove stiamo andando?) si fonda sulla scoperta, sulla cultura. Al momento, il metodo scientifico è un efficace strumento per fare scoperte. Alcuni temono che rappresenti un infelice declino verso il riduzionismo. Io, però, credo che la maggior parte di noi sia dell`avviso che la scienza ci abbia portati da qualche parte e che siamo pervenuti a una comprensione migliore della nostra posizione nell`universo.

Forse abbiamo perso parte della nostra mitologia, ma abbiamo molta più consapevolezza circa la condizione umana. Possiamo proseguire questo cammino incredibile purché non mandiamo tutto all`aria, ad esempio, distruggendo il pianeta o negando l`importanza di questo tipo di ricerca. 

(Estratto da Fra scienza e politica. Il difficile cammino della libertà di ricerca, a cura di Marco Cappato. Atti della Terza sessione del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca promosso dall`Associazione Luca Coscioni, Carocci, Roma, pagg. 180, € 20,00)

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.