Intervento di Giulia Scaravelli al convegno Staminali e fecondazione assistita: evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona

Giulia Scaravelli

“Parto con alcuni cenni sul perché è stato istituito questo Registro e soprattutto sui compiti. Il Registro faceva parte della Legge 40, il decreto ha aspettato un anno successivo per la sua istituzione formale. Dà numerosi compiti, non solo di sistema di sorveglianza nazionale sull’applicazione delle tecniche e quindi sui trattamenti, sui loro esiti, sugli embrioni formati e sui nati, ma anche una serie di competenze, in collaborazione con le regioni, sulle pratiche autorizzative di revoca e di consenso di tutti i centri.

Nella finalità del registro c’era la valenza epidemiologica perché noi relazioniamo al Ministro della salute ogni anno su questo fenomeno della fecondazione in vitro, su quali sono le possibilità di successo, l’efficacia, la sicurezza. Questo strumento però potrebbe avere anche numerose altre potenzialità.

Un cenno su quanto decretato dalla Legge 40.

Suddivisione sulle tecniche. Quando si parla di fecondazione in vitro, riproduzione assistita, in tutto il mondo si considerano solo le tecniche maggiori, quindi la reale fecondazione in vitro, la Fivet, la Icsi e non l’inseminazione intrauterina, da noi è considerata come tecnica di riproduzione assistita. I dati sono raccolti separatamente. Abbiamo precorso un pochino i tempi anche degli altri registri perché ormai anche in Europa si raccolgono dati su questa tecnica più semplice dell’inseminazione ultrauterina.

Noi raccogliamo i dati via web con una modalità molto precisa. Che cosa restituiamo ai cittadini? Restituiamo ai cittadini una mappatura, dove trovare i centri, i servizi, i centri pubblici, privati, i privati convenzionati. Il cittadino vuole sapere qual è il centro migliore accanto a casa sua. Questo è un argomento dibattuto non solo da noi in Italia, ma in tutta Europa e ci sono politiche diverse di pubblicità, di rendere trasparenti e pubblici i dati, perché noi non diamo Giulia Scaravelli al 30% di successo, il centro Rosso al 40, e il centro Bianco al 25, abbiamo una modalità di raccolta dei nostri dati che purtroppo ha definito che noi raccogliamo in maniera aggregata. Non voglio entrare nel dettaglio. So che Giulia Scaravelli ha fatto cento procedure, da queste cento procedure è risultata una determinata percentuale di gravidanze, e poi i bambini nati con fasce di età. Io non seguo il singolo ciclo di una persona avendo tutto il dettaglio di quella procedura. Che cosa implica questo? Che quando vado a fare un confronto fra i dati di Giulia Scaravelli e del centro Bianco potrei omettere che il centro di Giulia Scaravelli è un centro pubblico dove magari vanno persone con patologie più gravi, dove magari ci sono pazienti più complessi e può avere risultati inferiori e viceversa ci sono centri che hanno un’utenza diversa. Rischierei di fare dei confronti non precisi. Questo comunque è un argomento che dibattiamo e vogliamo arrivare in breve ad avere una raccolta dati ciclo per ciclo in modo da poter dare anche noi ai cittadini le percentuali non di successo ma di gravidanze ottenute rispetto alla tipologia di paziente, rispetto a quella patologia, rispetto a quell’età.

Al momento diamo una serie d’indicazioni di mappature logistiche e anche una serie di dati per definire quel centro cosa fa, la numerosità dei cicli, le pazienti prevalenti, le fasce di età trattate, le indicazioni al trattamento, le tecniche praticate. Dati che possono aiutare in una scelta, fermo restando che per obbligo di legge ogni centro con i colloqui deve dare tutte le informazioni pertinenti.

Ci sono tantissimi centri in Italia. A colpo d’occhio dite subito 362 centri, una grande numerosità di centri, questo comprendendo tutte le tecniche. Poi andiamo a dividerli tra centri pubblici o privati convenzionati e centri privati e anche qui vediamo una sproporzione verso il privato che verrà ribilanciata quando andiamo a considerare l’entità, cioè la numerosità dei cicli. Nel nostro Paese più del 60% dei cicli sono sostenuti dal sistema sanitario nazionale o dal privato convenzionato, quindi la sproporzione viene in qualche modo ribilanciata successivamente. 

Qui in particolare per i centri che applicano tecniche di primo, secondo e terzo livello, la suddivisione sono solo per le tecniche maggiori che sono quelle che interessano particolarmente e vedrete anche una gradazione che è tipica del nostro Paese, dove nel centro nord, nord, nord est Italia c’è la prevalenza del pubblico e del privato convenzionato sul privato, viceversa i centri privati da Lazio in giù sono più numerosi.

Questo per vedere anche l’offerta.

In tutta Europa come si valuta se queste procedure sono offerte in maniera da rispondere alla necessità della popolazione? Si calcolano i cicli effettuati in rapporto a un milione o di donne in età fertile o di popolazione generale. Anche qui i diversi gradienti di verde per vedere le regioni in cui quest’attività è offerta con un maggiore numero di cicli. Il gradiente purtroppo dà sempre una prevalenza al nord.

Questi erano dati sulla migrazione interregionale, per migrazione s’intende quali sono le regioni più attrattive dove i pazienti vanno di più. Questo fenomeno è dettato, come sempre, dall’eccellenza, perché chiunque di noi se ha un tumore decide di farsi trattare in determinate strutture, se ha una patologia cardiovascolare nella struttura di eccellenza che esiste in Italia, così anche per le tecniche di riproduzione assistita. C’è anche la diversità delle possibilità di rimborso che da regione a regione sono diverse, speriamo saranno sanate dai Lea, però al momento la situazione in Italia porta a delle grandi differenze da regione a regione, dove queste tecniche possono essere rimborsate in maniera totale, in maniera parziale e quindi i pazienti e i cittadini seguono anche un percorso che li porti in strutture dove i cicli sono offerti dal sistema sanitario nazionale.

Questi i dati raccolti dal registro dal 2005 al 2012, anche i dati 2013 sono già stati consegnati al Ministro che li renderà pubblici, speriamo al più presto. Il Ministero ha l’obbligo di farlo e relazionare al Parlamento entro il 30 giugno. Una grandissima mole di dati e tantissimi bambini nati grazie a queste tecniche. Quando li andiamo a paragonare sui bambini nati su tutta la popolazione generare vediamo un incremento, e vi posso dire che anche nel 2013 è confermato, cioè il 2.2% della popolazione dei bambini nati in Italia sono nati grazie a tecniche di riproduzione assistita.

Dato che è sottostimato per due motivi, c’è ancora una quota parte, anche se minore, di bambini che nascono all’estero e poi noi con il registro siamo molto bravi a raccogliere i dati di tutte le procedure eseguite in tutti i centri fino al concepimento, fino alla gravidanza, poi c’è una quota parte di dati, dalla gravidanza ai nati, che è persa. Molte donne non vogliono fare sapere l’esito della loro gravidanza, molte donne magari vanno a fare la tecnica in una città diversa, in una regione diversa, è difficile ricontattarle, questo è un compito che i centri debbono svolgere, c’è chi lo svolge in maniera ottimale, chi meno, quindi abbiamo una perdita intorno al 10-12% a seconda degli anni sui bambini nati.

I centri pubblici e privati convenzionati sono meno numerosi ma fanno un numero di procedure maggiori, più del 64% dei cicli in Italia sono sostenuti dal sistema sanitario nazionale oppure dal privato convenzionato.

Il problema è sempre lo stesso, dipende da dove abiti. Se puoi accedere a una procedura in maniera convenzionata o sostenuta dal sistema sanitario nazionale oppure no. Qui c’è la distribuzione delle prevalenti indicazioni sia per l’inseminazione semplice, faccio scorrere questi dati perché ne ho portati troppi come al solito, andiamo alle tecniche a fresco, le maggiori, vedete come viene esplosa la parte femminile, moltissime indicazioni, quando andate a fare i conti sulle percentuali, il problema è d’infertilità di coppia. Le percentuali fra donne e uomo sono ormai sostenute intorno al 30-35% sia nell’uno sia nell’altro dei casi, una quota parte ancora sconosciuta e una quota parte riguarda entrambi i membri della coppia.

Queste sono le varie tecniche su cui non scendo nel dettaglio.

Cicli iniziati, prelievi effettuati, trasferimenti. Un’altra peculiarità della riproduzione assistita per cui è molto difficile alla lettura dei dati ed è anche molto malleabile alla lettura dei dati, perché abbiamo un ciclo che inizia con una coppia che viene arruolata, poi una stimolazione farmacologica per produrre ovociti, poi un prelievo ovocitario, poi una fecondazione di quest’ovocita con lo spermatozoo, dopodiché un trasferimento in utero. A seconda di quanto noi fermiamo la nostra finestra di osservazione possiamo dire: le percentuali di gravidanza che si ottengono su un ciclo iniziato, ovviamente giacché i cicli iniziati li prendiamo tutti avremo una percentuale di gravidanza più bassa, se lo consideriamo al secondo step, ai prelievi, avremo una percentuale di gravidanza un pochino più alta, se lo consideriamo ancora, al trasferimento dell’embrione avremo una percentuale ancora più alta, quindi si può un pochino giocare. Quando voglio dire una percentuale di gravidanza ottenuta ormai, si deve considerare la percentuale di bambini nati e nati sani e anche singoli vorrebbe l’Europa.

Questo è un trend per farvi vedere dal 2005 al 2012.

Dal 2005 al 2012 ci sono state varie modifiche, quindi potete vedere un trend diverso negli anni, oggi per tutte le tecniche abbiamo sui trasferimenti intorno al 27% di possibilità di successo globali, queste percentuali di successo sono modificate drasticamente dall’età della paziente.

Nella nostra utenza le donne italiane, le coppie italiane vengono alla fecondazione assistita già in età molto avanzata. Abbiamo più di un 30% di coppie sopra i 40 anni, in cui la donna è sopra i 40 anni, le percentuali di successo sono strettamente correlate all’età. Con l’aumentare dell’età anche le possibilità di esiti negativi, quindi di aborti, aumenta drasticamente.

Fra i tanti compiti affidati al Registro ci fu, nel 2004, di fare un censimento degli embrioni crioconservati in stato di abbandono. Il Decreto Legge prevedeva una nuova fattispecie legale, quella dell’embrione definito in stato di abbandono. Si poteva definire lo stato di abbandono secondo due modalità: o la rinuncia scritta della coppia genitoriale o della madre, oppure il non rintraccio della coppia dopo ripetuti tentativi durante un anno, tentativi documentati, ovviamente. I centri di riproduzione assistita per la maggioranza in Italia, e mi sento di dirlo, si parlava sempre di far west ma non c’era, erano strettamente regolamentati anche prima della Legge 40 con un codice professionale ineccepibile, Mi potete dire: in qualsiasi professione e in qualsiasi luogo ci possono essere le eccezioni. Questa seconda modalità quasi tutti hanno segnalato, consultando i loro legali, che era una modalità molto peculiare e poco realizzabile, perché se non rintraccio quella coppia e quella coppia si è trasferita all’estero e non sa di questo decreto legge italiano si vede definire il proprio embrione abbandonato e poteva sicuramente avere da ridire.

Questi sono i numeri, perché spesso si danno i numeri al lotto, si enfatizzano questi numeri, si pompano, questi sono i numeri di quel censimento fatto.”

Filomena GALLO. Dottoressa, mi scusi se La interrompo, gira un numero che è allarmante, 30 mila embrioni, quello era il numero degli embrioni crioconservati che venivano utilizzati all’epoca.

“Sì, la legge prevedeva che dichiarassero i centri tutti gli embrioni che avevano crioconservati al momento della Legge 40. Giudiziosamente ognuno dichiarò fino all’ultimo embrione, compreso quello che veniva trasferito due ore dopo nella paziente. Non dimentichiamo che la crioconservazione embrionaria non nasce come tecnica astrusa ma per produrre gravidanze e dare maggiori chance alle donne che fanno questi trattamenti di potere avere dei figli.”

Filomena GALLO. Non erano abbandonati.

“No, quello era un numero che faceva la fotografia dello stato dell’arte. Grazie.”

(Testo non rivisto dall’autore)