La prima proposta di legge sul testamento biologico in Italia risale al febbraio 1999, a cui segue un successivo testo presentato nel 2000. Siamo sotto la XIII Legislatura con i due governi D’Alema. Le prime proposte si affacciano nel panorama politico italiano, ma i testi non verranno mai discussi in parlamento.
Durante la XIV Legislatura (la più lunga per la storia della Repubblica italiana e che durerà fino al 2006 sotti i governi Berlusconi II e III), vengono presentati un progetto alla Camera equattro disegni al Senato.
Comincia a prospettarsi la possibilità di arrivare a un testo di legge sul fine vita, anche in conseguenza di una prima copertura mediatica sull’argomento, sia per il sopraggiungere delle notizie sulla vicenda americana di Terri Schiavo e in seguito alle prime battaglie giudiziarie italiane, rese pubbliche dai media, di Piergiorgio Welby e Beppino Englaro.
Il 19 luglio 2005 la Commissione Igiene e Sanità del Senato approva un disegno di 16 articoli. Il testo arriva dopo un’estesa convergenza tra senatori di destra e senatori di sinistra, tra laici e cattolici. Nel testo di legge sul “testamento di vita”, così come viene chiamato, il documento è vincolante per il medico, dev’essere registrato da un notaio e compare la figura delfiduciario o amministratore di sostegno. Il disegno non arriva, però, per motivi di opportunità politica, in discussione in plenaria al Senato.
Si arriva alla XV Legislatura (2006-2008, governo Prodi II). Il 5 luglio 2006 la Commissione Igiene e Sanità del Senato, presieduta dall’allora senatore Ignazio Marino, avvia la trattazione dei disegni di legge.
Marino, chirurgo dei trapianti e attuale sindaco di Roma, gioca un ruolo chiave in questo contesto. Anche a causa anche della vicinanza di tematica al suo ambito professionale, Marino si spende moltissimo nella discussione per arrivare a una legge sultestamento biologico. Parte anche un estensivo giro di audizioni con esperti di diversi ambiti (medicina, bioetica, giurusprudenza) e associazioni di pazienti e di categoria.
Il senatore Marino richiede un’indagine, tramite sondaggio, all’istituto Eurispes sull’opinione dei cittadini italiani in merito all’argomento. Il 74,7% si rivela all’epoca favorevole all’introduzione del testamento biologico. I lavori vanno avanti con fatica, soprattutto per cause di natura politica generale, cioè la tenuta difficoltosa della maggioranza di governo, fino a quando il 6 febbraio cade appunto il governo, vengono sciolte le Camere enaufraga l’ipotesi di una legge sul testamento biologico.
Con l’avvento della XVI Legislatura (2008-2013), sotto il terzo governo con presidente del Consiglio Berlusconi riinizia la discussione, sulla base di dieci disegni presentati a cui se ne aggiungono tre a cavallo dell’epilogo della storia di Eluana Englaro. Si arriva a un testo unico approvato dal Senato, in cui il testamento biologico diventa più un’indicazione che undocumento di chiare volontà e la nutrizione artificiale viene espressamente esclusa dalle pratiche di cura che possono essere indicate all’interno delle dichiarazioni anticipate di trattamento.
Nel luglio 2011 l’Assemblea della Camera conclude l’esame del provvedimento ritrasmettendolo al Senato. L’esame in seconda lettura presso il Senato, avviato nel settembre 2011, non è mai giunto a conclusione.
Cade il governo Berlusconi III, Mario Montilo sostituisce alla guida della presidenza del Consiglio e il testo di legge sul testamento biologico, considerato materia troppo scottante in un clima di estrema incertezza politica, viene messo da parte.
Nel dicembre 2012 cade anche il governo Monti, si sciolgono le camere e col nuovo governo Letta, insediatosi dopo le elezioni del febbraio 2013, si riinizia da capo il valzer delle proposte di legge. Ma nell’attuale Legislatura, sia sotto Letta sia sotto Renzi, che nella campagna per le primarie si era dimostrato assolutamente favorevole a una legge sul testamento biologico, le proposte giacciono ancora silenti e prive di discussione.
