Nell’articolo «I pregiudizi vincono sui dati scientifici», (Corriere, 23 febbraio) Giovanni Belardelli sostiene che lo studio di Lancet che certifica la potenza della cannabis in circolazione «renderebbe immediatamente obsoleto quel luogo comune progressista che individua nella cannabis e nella sua liberalizzazione, un simbolo libertario».
Chi —come noi Radicali – si batte non per la liberalizzazione (che già c’è, nelle mani delle mafie) ma per la legalizzazione della cannabis e delle altre droghe proibite, non lo fa sostenendo l’assenza di effetti, ma la necessità di ridurne rischi e danni con le armi della informazione e della prevenzione, come si fa con droghe (letali eppur legali) come tabacco e alcol.
Belardelli evidenzia che dopo la cancellazione del divieto di eterologa si è dovuto fare i conti con l’assenza di donatori di gameti. La problematica è reale. È anche vero che questa tecnica è stata vietata per 10 anni. Ci vorrà tempo. In passato le donazioni avvenivano per lo più tra coppie già in trattamento, ma sicuramente esistono due problemi: l’assenza di informazione sulla possibilità di donare gameti (lo Stato dovrebbe fare informazione) e il rimborso spese, necessario per la donna che assumerà farmaci e si sottoporrà a prelievo ovocitario. Imporre la gratuità assoluta equivarrebbe a consegnare la pratica al mercato nero internazionale di ovociti. La somma massima di 1.200 euro in vigore a livello europeo ci pare un compromesso ragionevole, da valutare sulla base dei risultati. Sia sulla cannabis che sull’eterologa, è fatto acclarato che i proibizionismi creino illegalità e assenza di sicurezza sanitaria.
Ciò non significa che le legalizzazioni siano esenti da errori e rischi, ma almeno possono essere affrontate alla luce del sole in modo pragmatico e non ideologico.
Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni:
A leggerla attentamente, la lettera di Marco Cappato e Filomena Gallo lascia intendere che nemmeno loro credono davvero che, nella maggioranza dei casi, quella di gameti femminili possa essere una «donazione», visto il pesante trattamento sanitario richiesto alla «donatrice». Propongono di uscire dall’impasse con un «rimborso spese», che finisce con l’essere un compenso a chi è indotto a cedere i propri ovociti perché si trovo in condizioni di bisogno economico.
Diciamo lo verità, i radicali hanno fatto battaglie libertarie più convincenti di questo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.