Ora rispettate il diritto alla libertà di procreazione

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Salvagente
Filomena Gallo

 

La Corte costituzionale, nella Camera di Consiglio del 9 aprile 2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del divieto di fecondazione eterologa previsto dalle legge 40/2004. La decisione assume valore storico perché afferma la portata costituzionale del diritto alla libertà procreativa e ne amplia i confini di liceità, rafforzando maggiormente l’orizzonte  in cui  l’autodeterminazione in materia procreativa si pratica.  Il divieto di fecondazione eterologa ha rappresentato in questi dieci anni di applicazione della legge 40 uno dei limiti maggiormente ideologici che ha leso proprio quel diritto all’autodeterminazione di tante coppie ad avere un figlio, a costruire un nucleo familiare. La sfera privata di tanti cittadini italiani è stata violata: promulgando la legge 40 e difendendone i principi, il legislatore italiano ha imposto la sua personale visione di libertà procreativa. Con un uso proibizionista del diritto il legislatore con questa legge si è arrogato il potere di sindacare sulla legittimità o meno delle scelte procreative di uomini e donne, in piena violazione del  diritto al rispetto alla vita familiare e privata, come sancito dalle Carte fondanti nazionali e internazionali. Oltre ad una ingerenza nella sfera intima della coppia, il legislatore ha frenato lo sviluppo sociale e scientifico derivato dai progressi in materia di fecondazione artificiale, creando delle gravissime discriminazioni tra i cittadini italiani. In un Paese laico la legge 40 non sarebbe mai stata emanata, in un Paese che rispetta i diritti ci saremmo aspettati campagne d’informazione sulla possibilità di donare i propri gameti, sulla prevenzione della sterilità. Invece, nonostante la sancita incostituzionalità di parte della legge 40 – in ultimo con la sentenza 162 – , il Ministero della Salute e di fatto il Governo con alcune forze politiche e lobby culturali del Paese tentano, con ingiustificati deterrenti, di ritardare l’applicazione del dispositivo costituzionale.  Per questo l’Associazione Luca Coscioni ha prodotto insieme al giurista Stefano Rodotà un manifesto per il rispetto della sentenza costituzionale, sottoscritto già da molti altri giuristi, che spiega perché il divieto è incostituzionale, perché la sentenza non crea vuoto normativo, perché continuano a permanere tutele per i donatori, le coppie riceventi, e i nati. Da ciò deriva la simultanea ripresa nei centri italiani della tecnica con donazione di gameti (eterologa). 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.