
“Marijuana libera!” Non sarebbe stata una gran notizia se a lanciare questo appello fosse stato il solito fricchettone di qualche centro sociale. Ma quando a farlo è uno dei giornali più autorevoli del mondo, il New York Times, l’effetto è stupefacente. La presa di posizione del prestigioso quotidiano ha fatto presto il giro del pianeta alimentando, al dì qua come al dì là dell’ Atlantico, gli scontri ma sopiti tra favorevoli e contrari alla legalizzazione delle droghe leggere. La liberalizzazione della cannabis è uno di quei temi, come l’eutanasia o i matrimoni gay, che soprattutto in America è visto come fortemente caratterizzante della propria identità politica. I redattori del New York Times erano perfettamente consapevoli di questo ma, forti dei sondaggi che dicono che tra i democratici (il target di riferimento del Times) sostenitori della libertà di fare uso di droghe leggere superano di gran lunga i contrari, hanno scelto di non preoccuparsi di contribuire a scavare quel solco sempre più profondo che negli States divide progressisti e conservatori. Una decisione frutto di «una grande discussione tra i membri del comitato editoriale» che ha decretato, da parte del più importante dei giornali americani, la rottura dì ogni indugio sulla questione. L’intervento è a gamba tesa:«Il governo federale dovrebbe abrogare la proibizione della marijuana» si leggeva infatti nel lungo articolo di prima pagina pubblicato dal quotidiano con sede a New York. «Non ci sono – proseguiva l’editoriale- risposte migliori alle legittime preoccupazioni dei cittadini riguardo l’uso di marijuana. Crediamo che ad ogni livello-effetti sulla salute, impatto sulla società e questioni di ordine pubblico – il saldo sia esattamente favorevole alla legalizzazione nazionale». Il Times ha inoltre paragonato l’attuale divieto di fare uso di cannabis a quello che per lungo tempo in America è stato in vigore sulle sostanze alcoliche: «Ci sono voluti 13 anni prima che gli Usa capissero gli errori e ponessero fine al proibizionismo, 13 anni in cui la gente ha continuato a bere, onesti cittadini sono diventati delinquenti e le organizzazioni criminali hanno prosperato». Memori di questo bisognerebbe – secondo gli autorevoli editorialisti provvedere a mettere in piedi un gigantesco piano di depenalizzazione dei reati legati agli stupefacenti leggeri. Un’apertura di credito senza se e senza ma ai sostenitori della benignità della cannabis? Non esattamente: perché se è vero che «gli effetti tossici e la dipendenza per questo tipo di sostanza sono minimi, soprattutto se confrontati con alcol e tabacco, non ci sono dubbi sui danni che possono venire dalla marijuana». Inoltre, forse per non apparire totalmente in contraddizione con gli articoli allarmistici, pubblicati solo un anno fa, sull`uso di cannabis tra i teenager il Times ha precisato che la liberalizzazione dovrebbe riguardare solo chi ha compiuto i ventuno anni di età. La svolta del prestigioso quotidiano potrebbe, secondo alcuni analisti, avere anche l`effetto dì spingere il presidente Barack Obama a riprovare a far passare una legge per depenalizzare l`uso delle droghe leggere. Obama aveva tentato questa operazione già nel 2012, ma fu bloccato dal Congresso. Oggi lo stato federale considera illegale sia l’uso che il possesso di marijuana. Nonostante questo, in virtù della loro forte autonomia, molti stati a stelle e strisce hanno da diverso tempo avviato politiche di legalizzazione di questa sostanza, anche per scopi ricreativi. Ad esempio in Colorado, da gennaio di quest’anno, ogni cittadino maggiorenne può liberamente acquistare marijuana nei negozi autorizzati. La stessa cosa, quasi contemporaneamente, è accaduta nello stato di Washington dove, a fronte di oltre 300 richieste di licenze, una ventina di negozi sono stati giudicati idonei a vendere cannabis. Tutti segnali che ci dicono che qualcosa su questo tema si sta muovendo, almeno in America. E in Italia? In attesa che Repubblica o II Corriere imbocchino la strada americana e seguendo le orme del New York Times ci dobbiamo accontentare della perseveranza dei Radicali, i primi e a volte gli unici a spendersi contro il proibizionismo. Nel pomeriggio di ieri, Rita Bernardini, Laura Arconti e Marco Pannella hanno seminato cannabis selezionata per la cura dei malati di sclerosi multipla e hanno consegnare il raccolto ai pazienti che non riescono ad accedere ai farmaci cannabinoidi. Per quanto riguarda invece l’uso ricreativo della marijuana la situazione è ancora più arretrata: la corte costituzionale del nostro paese ha sì qualche mese fa bocciato alcune parti della legge Fini-Giovanardi, ma solo per vizi di forma. La questione però, come ci insegna l’America, è tutta politica.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.