L’Economist: “questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito”

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Economist

Dopo aver sofferto un grave incidente sul lavoro, Tony Nicklinson, già giocatore di rubgy e maestro di sci, sviluppò una sindrome di locked-in, una forma incurabile che lascia il malato cosciente ma incapace di muoversi o parlare. Nicklinson imparò a comunicare  battendo gli occhi e questo basta a descrivere la sua terribile sofferenza. Chiuso  nella sua prigione corporea, senza speranza di poter evadere, egli desiderava morire. Ma poiché la legge inglese non permette il suicidio assistito, la sua vita da incubo continuava. La morte è una cosa paurosa, ma è la pena di vivere che getta molte persone nella disperazione. Come Nicklinson, molte persone vorrebbero morire nel momento scelto da loro e con l’aiuto di un medico. Il  loro desiderio di una fine umana non dovrebbe offendere le società liberali, che si basano sul principio della autodeterminazione fino a dove l’azione di un singolo non danneggia  qualcun altro. Questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito. Come fanno, secondo i sondaggi, oltre i due terzi degli american e dei paesi dell’Europa occidentale. Voi potreste meravigliarvi del fatto che la maggioranza dei  governi non garantisca il diritto ad una morte dignitosa. Solo pochi paesi consentono alle persone di por fine alla propria vita con l’aiuto  di un medico. Alcuni altri (come l’Inghilterra) stanno approvando o valutando leggi in proposito. 

La legge Falconer ha più restrizioni di quante ne vorrebbe l’Economist. Ma non è un buon  motivo per opporsi. Liberali o no, i politici dovrebbero muoversi con prudenza quando si tratta di complesse questioni morali, come certamente è in questo caso. Gli argomenti contro il suicidio assistito sono radicati. Molti obiettano per ragioni morali o religiose,mentre alcuni medici dicono che questo è in conflitto con il loro giuramento di “non fare del male”. Gli oppositori aggiungono che le persone più vulnerabili potrebbero sentirsi spinte a risparmiare un peso a chi si prende cura di loro, o addirittura potrebbero essere costretti a scegliere il suicidio. E vi  è anche un argomento  più vasto, secondo cui legalizzare il suicidio assistito potrebbe provocare una slippery road”, con molte  persone cui sarebbe consentito di  (o che sarebbe costrette a ) togliersi la vita, anche per motivi volgari. Ma gli argomenti in favore sono molto più stringenti. In una società pluralistica i punti di cista di una religione non possono  essere imposti a nessuno. Chi avesse una genuina obiezione morale per il suicidio assistito, non sarebbe obbligato a fruirne. Ciò che un  medico considera un danno, un paziente potrebbe considerarlo un sollievo.

L’obiezione più consistente  riguarda  la persone vulnerabili. Esse potrebbero in effetti sentire una pressione, ma questa è solo una ragione per porre in essere un robusto sistema di consigli e di consulenza psichiatrica, chiedendo il parere di diversi medici che attestino che il paziente è nel pieno  delle facoltà mentali ed agisce volontariamente. È anche vero che se alcuni paesi riducessero le loro restrizioni  per il suicidio assistito, la pratica diverrebbe  più comune e probabilmente vi sarebbero pressioni  per rimuovere altre restrizioni. Ma non vi é nulla di inusuale in questo. Le regole morali assolute sono rare. Quando si confrontano con i grandi dilemmi, le società creano barriere e tirano fuori le eccezioni.  Perfino nei casi apparentemente più chiari, come la proibizione di uccidere, si prevedono eccezioni per casi come la  guerra o la legittima difesa. Per il suicidio assistito è la stessa cosa e i limiti posti dalle diverse società sono differenti ed evolvono, come è sempre avvenuto.

L’Olanda e il Belgio hanno legalizzato l’eutanasia rispettivamente nel 2001 e 2002, ma solo l’Olanda  ha approvato l’eutanasia per i minori. Bisogna dire qualcosa anche sulla ampiezza del modello svizzero, che autorizza il suicidio assistito in moltissimi casi. Ma su un tema così emotivo e divisivo i politici dovrebbero riflettere la società, non pretendere di guidarla.  I tabù sono creati dal popolo di un paese, quando cadono i cambiamenti divengono più facili. La maggior parte dei paesi dell’Occidente oggi sembra pronta a concedere il suicidio assistito ai malati terminali.    Questi paesi dovrebbero  poter progettare quanto più in là spingersi. Il gradualismo, così, è garantito.

La legge in discussione alla Camera dei Lord dovrebbe rendere legale per la prima volta il suicidio assistito  in Inghilterra  purché  il malato abbia meno di sei mesi di vita. Inoltre, egli dovrebbe amministrarsi da solo il veleno letale. Questa proposta non avrebbe aiutato Nicklinson, la cui morte non  era imminente (dopo che il diritto a morire  gli era stato negato dall’Alta Corte inglese nel 2012, egli rifiutò il cibo e alla fine morì di polmonite).  Ma darebbe a parecchie migliaia di inglesi la possibilità di evitare le sofferenze patite da Nicklinson ed aumenterebbe gradualmente il sostegno pubblico per ulteriori  liberalizzazioni. Noi  speriamo che la legge passi. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.