Un editoriale dell’autorevole British Medical Journal (BMJ) auspica che la legge di Lord Falconer sul suicidio assistito (Assisted Lying Bill) venga approvata entro questo mese in seconda lettura dalla House of Lords: “Speriamo che i nostri timidi legislatori siano all’altezza della sfida”.
I principali giornalisti del BMJ hanno offerto così un formidabile endorsement alla proposta di legge, già più volte bocciata dal Parlamento inglese. I giornalisti hanno il loro sostegno sul principio, largamente condiviso, della autonomia: “La gente dovrebbe poter esercitare ogni scelta relativa alla propria vita, compreso il come e quando morire, se la fine della vita è comunque vicina”
Negli ultimi decenni il rispetto per l’autonomia è emerso come il principio cardine nell’etica medica e negli sviluppi del consenso informato e delle DAT. Sarebbe perverso sospendere la nostra autonomia nel momento in cui i giorni di una persona sono contati.
Una forte influenza sulle convinzioni degli autori dell’editoriale viene dalla esperienza dell’Oregon, dove il Suicidio Assistito è legale. Rapportando l’esperienza dell’Oregon alla Inghilterra e alla Scozia, gli autori dell’editoriale non ritengono che la legalizzazione del suicido assistito intaccherebbe la vita di lavoro dei medici inglesi: “Ogni anno circa un paziente su 9.300 di un medico di base discuterebbe la soluzione del suicido assistito; ogni medico di base dovrebbe rilasciare ricette per medicine di fine vita ogni 5 o 6 anni; ogni 8 o 9 anni un paziente assumerebbe medicinali di fine vita”.
L’editoriale è stato subito confessato dall’editore del BMJ, che è la British Medical Association (BMA). Il suo presidente, Mark Porter, ha dichiarato: “Su questa complessa ed emotiva soluzione vi sono punti di vista forti e diversi fra i medici. Ma l’Associazione resta fermamente contraria alla legalizzazione del suicidio assistito. Questa soluzione è stata ampiamente discussa in seno alla BMA e le richieste di cambiare le leggi in vigore sono state sempre respinte”.
Come previsto, c’é stata una serie di reazioni all’editoriale. Un medico esperto di cure palliative si é chiesto se è giusto frustrare l’autonomia dei pazienti non terminali che tuttavia vogliono commettere suicidio. Uno psichiatra ha scritto che “la legalizzazione corromperebbe la professione e tradirebbe la fiducia del pubblico: invece di uccidere il paziente, perché non parlare con lui?”.
Kevi Yuil, autore di un libro contro il suicido assistito, sostiene che la decisione su questo tema non può dipendere dai sondaggi di opinione: “La Gran Bretagna ha soppresso la pena di morte nel 1998 (giustamente) perché noi ritenevamo ingiusto che lo Stato sopprima una vita, anche per le migliori ragioni. Non facciamo errori: la legalizzazione del suicidio assistito reintrodurrebbe la pena di morte per coloro che non ritengono la loro vita degna di essere vissuta”.
(Traduzione Carlo Troilo)

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.