Caro Augias, tre mesi fa il Presidente della Repubblica mi ha inviato – consentendomi di renderla pubblica – una lettera in cui sollecitava il Parlamento a discutere la proposta di legge sulla legalizzazione della eutanasia, presentata dalla Associazione Luca Coscioni con le firme di 70 mila cittadini. Da quel giorno 500 malati si sono suicidati o hanno tentato il suicidio: hanno scelto una morte atroce non potendo scegliere una “morte dignitosa”. Indifferenti a questi spaventosi – e inoppugnabili- dati dell’Istat, deputati e senatori continuano a rimpallarsi la decisione di discutere in Parlamento un tema l’eutanasia – su cui il 70% degli italiani esprime da anni il proprio consenso. Si viola così la Costituzione, che (articolo 71) impone al Parlamento di discutere in tempi certi le proposte di legge del “popolo sovrano”. Io li denuncio dal punto di vista morale per omissione di atti di ufficio. Lo faccio in memoria di mio fratello Michele, suicida nel 2004, dei familiari di Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani – che hanno firmato con me un appello al premier Renzi, anch’esso rimasto senza risposta – e delle migliaia di italiani che ogni anno hanno vissuto, vivono e purtroppo continueranno a vivere il dramma del suicidio di persone care.
Carlo Troilo
Il signor Troilo ha ragione. La lettera investe un argomento la cui drammaticità si rinnova purtroppo ogni giorno, uno di quei temi che andrebbero discussi senza pregiudizi, badando ad un unico fine: evitare a chi non ha più speranza patimenti inutili, assicurare al dolore stesso una maggiore sopportabilità nella fiducia di potervi porre, di propria volontà, fine. Nel suo libro dal titolo “Il diritto di non soffrire” (Mondadori), il professor Umberto Veronesi tratta con competenza e umanità l’argomento ponendo in rilievo come l’incertezza dei confini tra le cure di fine vita («lasciar morire»), il suicidio assistito ( «aiutare a morire») e l’eutanasia («provocare il morire») non ha permesso finora di affrontare in modo adeguato e liberi da pregiudizi l’enorme e delicatissimo problema. Presenta le diverse forme di «buona morte» anche attraverso il racconto di storie eloquenti e strazianti di malati terminali come Terri Schiavo, Giovanni Nuvoli, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro. Tutti casi in cui si è a lungo negato l’aiuto che avrebbe consentito di risparmiare atroci e inutili sofferenze. L’eutanasia, anche nei pochi Paesi in cui è consentita (Olanda, Belgio e Lussemburgo), resta un atto affidato esclusivamente a personale medico in base a una richiesta “motivata, reiterata e consapevole”, in altre parole in base a requisiti che ne garantiscano la “legalità”. Sarebbe il caso che cominciassimo a discuterne.
Corrado Augias

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.